Dispendioso da realizzare e pure da smantellare: l’ospedale Covid in fiera a Bari è stato definito un pozzo senza fondo. Costato circa 25 milioni, con mille criticità fin dall’inizio, continua a rappresentare una sostanziosa spesa per le casse pubbliche, anche solo per il canone di locazione dovuto mensilmente all’ente Fiera del Levante per l’occupazione degli spazi, pari a oltre 110 mila euro. Questa è una delle ragioni per le quali è essenziale smantellare la struttura quanto prima ma anche questa operazione (già in corso) ingurgiterà denaro dei cittadini, si stima non meno di 4 milioni di euro. L’ospedale Covid è finito anche sotto la lente d’ingrandimento della magistratura, nell’inchiesta sull’operato della Protezione Civile pugliese allora guidata da Mario Lerario. L'inchiesta riguarda la procedura di affidamento dei lavori e i costi di realizzazione dell'ospedale. Le indagini si starebbero concentrando in particolare sulle opere aggiuntive, che sono costate circa 9 milioni. Il “disastro” ospedale Covid è tornato alla ribalta qualche settimana fa quando la Fiera del Levante ha riaperto i battenti per la tradizionale manifestazione, con la discussa presenza del “bubbone” ancora negli spazi espositivi. Ma chi pagherà effettivamente per sanare la situazione? Paga Pantalone, verrebbe da dire, per un’opera “che non serviva a nulla e che continua a generare costi” come hanno dichiarato i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Giannicola de Leonardis, Francesco Ventola e Michele Picaro. E anche la Asl Foggia, da quello che si scopre leggendo le carte, si sarebbe accollata una piccola parte della spesa per lo smantellamento.
La Regione Puglia - dipartimento personale e organizzazione sezione Protezione Civile aveva già comunicato la cessione a titolo gratuito in favore del Policlinico di Bari di tutti i moduli strutturali, gli impianti, le attrezzature, i macchinari e le apparecchiature elettromedicali acquisiti a fine 2022 dalla struttura di supporto al presidente della Regione, dell’ospedale in Fiera. A luglio di quest’anno il dipartimento salute ha invitato i direttori generali degli enti del servizio sanitario regionale a coordinarsi il Policlinico di Bari per il ritiro delle apparecchiature ancora presenti presso l’ex ospedale per le maxi emergenze, non acquisite dall’Azienda ospedaliera del capoluogo, sempre da cedersi a titolo gratuito: lavandini in acciaio inox, tende retraibili, travi testa letto, attrezzature da dialisi e simili.
Alcuni di questi sono stati destinati anche alla Asl Foggia, a carico della quale doveva essere sia il ritiro che il trasporto. Compito affidato ai tecnici della Sanitaservice, società in house della Asl, coordinati da Francesco Caggiano, dirigente ingegnere clinico dell’area tecnica.
“A seguito di intese raggiunte per vie brevi con l’area tecnica del Policlinico di Bari – si legge nella delibera della Asl Foggia -, in data 22 luglio 2023 l’ing. Caggiano si è quindi recato presso l’ex ospedale delle maxiemergenze di Bari, unitamente ad 11 operatori della Sanitaservice AslFg Srl, per lo smontaggio ed il ritiro dei beni indicati dal Policlinico di Bari ed all’arrivo in struttura, non avendo reperito tutte le apparecchiature assegnate alla Asl di Foggia, ha dato disposizione agli operai di smontare e trasportare presso il presidio ospedaliero di Cerignola, i seguenti beni ivi rinvenuti: 8 apparecchi per emodialisi, marca Baxter, modello Artis Physio Plus LP; 14 sistemi testa-letto, marca Casaluci, depositati in sicurezza presso il Tatarella, in attesa di destinazione definitiva”.
Gli 8 apparecchi per emodialisi risultano attualmente depositati presso il reparto della dialisi di Cerignola, in attesa del collaudo propedeutico alla messa in funzione, di competenza dell’unità operativa ingegneria clinica della Asl Foggia; come pure i 14 sistemi testa letto sono depositati in sicurezza presso lo stesso ospedale, in attesa di destinazione definitiva, nonché di collaudo propedeutico alla messa in funzione.
I beni che risultano avere un valore complessivo, Iva inclusa, pari a 86.620 euro, tiene a precisare la delibera del direttore generale Antonio Nigri, sono stati ceduti all’Azienda a titolo gratuito dalla Regione Puglia, per il tramite del Policlinico di Bari, “la donazione de qua risulta utile e non comporta alcun costo a carico del bilancio aziendale”.
Se da un lato in effetti le attrezzature sono “un regalo” in sé per sé, va d’altra parte detto che verosimilmente non sono completamente a costo zero, non foss’altro perché al recupero e trasporto ci ha pensato la Sanitaservice, a proprie spese, sia per ciò che riguarda il personale impiegato che per i costi quanto meno del carburante, sempre che i veicoli usati siano stati quelli aziendali, se idonei, o noleggiati per la circostanza.
Risulta peraltro che lo stesso iter sia stato seguito anche dalle Asl di Lecce, Taranto e Brindisi, il Policlinico di Foggia e l’Irccs oncologico Giovanni Paolo II di Bari. In altre parole la Regione ha, in un certo senso, spalmato le spese di smantellamento dell’ospedale Covid anche sugli enti della sanità regionale.
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