Secondo la Società italiana di medicina d'emergenza urgenza (Simeu) nei pronto soccorso italiani mancano 4.200 medici. In sei mesi – da gennaio 2022 a luglio 2022 – si sono dimessi 600 medici, in pratica 100 al mese.
I motivi sono diversi: si va dai turni massacranti alle retribuzioni poco allettanti, di certo più basse rispetto al resto d'Europa; ma anche il più alto rischio di contenziosi medico legali e di aggressioni rispetto ad altre professioni mediche.
Il futuro è ancora più incerto, considerato che i giovani laureati scelgono tutt’altre specializzazioni: preferiscono fare scelte che gli consentono di lavorare subito e guadagnare di più. La fuga dalle specializzazioni mediche si riversa direttamente sulla tenuta della sanità pubblica in particolare, che soffre sempre di più di una drammatica carenza di medici.
Tendenza ancora più chiara se si guardano i numeri: un terzo delle oltre 16 mila borse di specializzazione da assegnare tramite il concorso che si sta chiudendo in questi giorni rischia di rimanere inutilizzato. Lo confermano anche i dati raccolti dall'associazione Als e Anaao Giovani: il numero di contratti di specializzazione rimasti liberi sale a 6.125 su 16.165 banditi (ben il 38%).
La fuga dalle specializzazioni riguarda in particolare branche mediche da sempre in affanno: una tra tutte la medicina d’emergenza urgenza che forma i medici che lavoreranno nei pronto soccorso e nel sistema 118, su 945 posti disponibili si sono immatricolati solo in 228 (il 24%); la specializzazione in anestesia e rianimazione, a fronte di 1599 borse bandite ne sono state assegnate finora 759. Male anche la radioterapia: 181 borse e solo 23 immatricolati (il 13%).
Anche in chirurgia oltre il 50% delle borse rischiano di restare inutilizzate. Più ambite invece quelle specializzazioni che consentono ai professionisti di lavorare anche nel privato, come la radiodiagnostica (641 immatricolati su 741 borse), ginecologia e ostetricia (501 su 580), neurologia (311 su 351), oftalmologia (252 su 269) e pediatria (834 su 885). Registrano in pratica il 100% delle adesioni chirurgia plastica ed estetica (133 su 139), malattie dell’apparato cardiovascolare (656 su 684) e dermatologia (157 immatricolati su 158 contratti).
In Puglia la situazione è ugualmente critica: nel servizio di emergenza urgenza 118 manca quasi la metà dei medici, 230 sui 530 previsti in pianta organica. E, come raccontato qualche giorno fa da l’Attacco, piove sul bagnato perché la Regione Puglia ha drasticamente ridimensionato i piani assunzionali delle Asl, compresa quella di Foggia tagliando del 50% il numero dei posti messi a concorso nei mesi scorsi: da 88 a 44.
La scure dei tagli ha colpito anche il sistema dell’emergenza urgenza: dei 16 posti messi a concorso per i medici dell’emergenza urgenza, la Asl Foggia potrà conservarne 14, con l’espressa indicazione di assumere 7 unità quest’anno e altre 7 nel 2024.
Ma, come spesso accade in queste circostanze, la realtà dei fatti mette a nudo la vera situazione e proprio nei giorni in cui l’Azienda sanitaria di Capitanata si adegua ai diktat di Bari deve fare i conti con la carenza dei medici proprio nel sistema dell’emergenza urgenza.
"Risultano infatti vacanti a settembre per pensionamento, recesso anticipato e per trasferimento 9 posti. Nel dettaglio, sono state rilevate 2 carenze nel punto di emergenza territoriale di Manfredonia, 1 carenza nel Pet di Orta Nova; 1 carenza nel Pet di San Marco in Lamis";
"1 carenza nel Pet di Cagnano Varano; 1 carenza a Foggia Macchia Gialla, in automedica; 1 carenza nel Pet di Torremaggiore; 1 carenza nel punto di primo intervento di Torremaggiore, 1 carenza nel Pet di Vico del Gargano, 1 carenza nel Pet di Lesina. Sarebbero stati 10 i medici carenti se non fosse che all’esito della mobilità intraziendale è stato assegnato il posto vacante di San Marco in Lamis".
"In altre parole, la situazione non verrà sanata nemmeno con le assunzioni consentite dalla Regione per il 2023, senza contare ulteriori possibili pensionamenti (anche alla luce delle previsioni della nuova manovra finanziaria), dimissioni e trasferimenti vari".
"Altro nervo scoperto della Asl Foggia riguarda l’assistenza medica negli istituti penitenziari della provincia. Due avvisi espletati dall’Azienda non hanno sortito gli effetti sperati e per non incorrere situazioni di inadempimento assistenziale il distretto socio sanitario competente ha sollecitato “l’attivazione con urgenza di qualsiasi procedura mirata al reclutamento di personale medico”.
"L’ufficio convenzioni ha proceduto all’invio di circa 400 richieste di disponibilità a mezzo Pec al personale medico riveniente da graduatorie aziendali destinate a ricoprire incarichi di sostituzione e temporanei di assistenza primaria a ciclo orario e di scelta, dalle quali non è stato possibile reclutare il personale necessario".
"Ragione per la quale come misura temporanea ed emergenziale, la Asl ha dovuto conferire l’incarico ai medici che hanno presentato, successivamente all’elaborazione e pubblicazione della graduatoria aziendale a cui si è fatto riferimento, disponibilità a svolgere turni di guardia presso gli istituti penitenziari “stante la grave situazione di carenza e l’imprescindibile necessità di non interrompere il servizio e di assicurare alle persone detenute o internate livelli di prestazioni di prevenzione",
"di diagnosi, di cura e riabilitazione analoghi a quelli garantiti ai cittadini in stato di libertà, sulla base degli obiettivi generali, di salute e dei livelli essenziali di assistenza individuati nel piano sanitario nazionale e regionale”. In questo modo la Asl ha rastrellato 3 dottori per contrattualizzarli per almeno un anno.
L’ennesima dimostrazione che il sistema si sta avvitando letteralmente su sé stesso: che manchino i medici è un fatto, che la sanità pubblica sia quasi prossima al collasso lo è altrettanto; nel frattempo la Regione deve razionare le poche risorse e ferma le nuove assunzioni;
ma per evitare interruzioni di un servizio e un diritto costituzionalmente garantiti le Asl, compresa quella di Foggia, devono ricorrere a reclutamenti al di fuori dei concorsi. E così paradossalmente finisce per pagare salari d’oro a medici in pensione richiamati per l’emergenza, a gettonisti e ora, rivelano fonti a l’Attacco, anche a specializzandi.
I giovani medici infatti recepiscono 1500 al mese per la specializzazione, molti di loro danno disponibilità per turni in guardia medica, racimolando anche intorno ai 3 mila euro al mese e in più fanno contratti a 6 mesi per tamponare i buchi nelle strutture, con remunerazioni che arrivano anche a 5 mila euro al mese. Un enorme dispendio di risorse che di fatto non contribuisce a risolvere il problema.
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