Non è una regione per vecchi, si potrebbe dire parafrasando il titolo del celebre film dei fratelli Coen. l’Attacco nei giorni scorsi ha pubblicato un approfondimento relativo ai numeri di Rsa e strutture socio sanitarie dedicate alla fasce di popolazione più anziana, sulla scorta dei dati Istat, Asl Foggia e quelli meno ufficiali reperiti in rete. E’ emerso che la Puglia non è la regione peggio messa del Sud ma è comunque lontanissima dagli standard virtuosi delle regioni settentrionali in cui è assicurata una assistenza puntuale alle persone con limitata autosufficienza. Eppure, hanno rivelato i dati, l’età media in Italia continua ad alzarsi, nascono sempre meno bambini e la popolazione anziana sta diventando sempre più nutrita. Non smentisce il trend la provincia di Foggia: mentre cala il numero dei residenti, gli over 65 rappresentano il 22,6% del totale pari a 135.092 individui e sono in aumento, erano 134.001 l’anno precedente e nel 2011 poco più di 118 mila, concentrati in particolare nell’area dei Monti Dauni. Secondo una stima non esaustiva il numero dei posti letto disponibili in provincia di Foggia è di 1848: un posto letto ogni 73 anziani. Ricalcando le valutazioni dell’Istat 13,68 posti letto ogni mille over 65,3 ogni mille residenti.
Salgono a 7 ogni mille residenti in Italia. La disponibilità di offerta più alta si osserva nel Nord est (10 posti letto ogni mille residenti), mentre la più bassa si registra nel Sud del Paese (poco più di 3 posti letto ogni mille residenti). La dotazione di posti letto per anziani non autosufficienti è molto elevata nelle regioni del Nord, con valori che si attestano per il Nord ovest a 28 posti letto ogni mille residenti anziani e per il Nord est a 31 posti letto ogni mille residenti di pari età. Nelle altre ripartizioni la quota di posti letto destinata a questo target di utenza risulta nettamente inferiore e raggiunge il suo valore minimo al Sud con meno di 6 posti letto ogni mille residenti. “Decisamente poco, servono Rsa a catena”, il commento di Elena Gentile, già assessora regionale alla sanità ai tempi di Vendola presidente ed europarlamentare nella scorsa legislatura, contattata da l’Attacco per una analisi dei dati.
“Quello dell’assistenza agli anziani è un tema che va affrontato con urgenza – la premessa della politica cerignolana -, corriamo il rischio di sottovalutarlo come abbiamo già fatto con i cambiamenti climatici che sembravano così lontani nel tempo e invece sono già una realtà. La popolazione invecchia e l’emergenza ci verrà addosso come uno tsunami, dovremmo almeno iniziare ad agire quanto prima. Nel 2020 l’allora ministro Roberto Speranza ha affidato la presidenza della commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana al cardinale Vincenzo Paglia. Non ho nulla contro la Chiesa ma ritengo che ognuno debba fare il proprio mestiere. Secondo il prelato, gli anziani andrebbero curati in casa ma forse non ha idea di cosa significhi prendersi cura di un malato di Alzheimer, di una persona affetta da demenza senile, di un paraplegico, di un paziente colpito da ictus. Questo è un provvedimento antifemminista, contro le donne: chi poi sarà costretta a rimanere in casa e quindi rinunciare alla vita, al lavoro, al tempo libero, per accudire il padre, la madre, i suoceri non autosufficienti? La donna. Senza contare l’esperienza traumatica per i bambini, che non staranno col nonnino che fa loro regali e racconta favole. Si tratta di pazienti che hanno bisogno di una presenza continua ai quali non basta l’infermiere un’ora o due al giorno. E la notte, le domeniche, i festivi chi ci sarà? Così ad avere la peggio saranno ancora una volta le donne”.
In questo senso sono fondamentali quindi le Rsa.
“E invece c’è un disinteresse assoluto su questo argomento e, anzi, c’è una campagna contro queste strutture. Che io non intendo difendere a spada tratta, anche alla luce degli episodi che gridano vendetta accaduti anche in Capitanata. Ma servono. Così come servono controlli, verifiche, ispezioni a sorpresa affinché gli organi competenti si accertino che gli anziani siano trattati bene e in caso di infrazione chiudere”, ha evidenziato Gentile.
In più, il welfare fondato sulle famiglie non può più soddisfare il bisogno di assistenza degli anziani.
“Soprattutto dalle nostre parti, i figli ormai sono tutti fuori per lavoro. I genitori restano qui da soli, chi se ne prende cura? Di certo non potranno permettersi un caregiver h24. Allora la politica deve necessariamente investire nelle Rsa. Magari individuando, accanto ad esse, soluzioni alternative per quelli non completamente non autosufficienti, come il cohousing sociale che io avevo previsto nella mia legge, nel 2005, visionaria a suo modo, poi derubricata dall’agenda regionale. Allora si chiamava comunità alloggio e prevedeva un grande appartamento in cui ospitare fino a 9 persone con un’assistenza garantita ma più smart, con un Oss, che avrebbe consentito anche di contenere i costi. Così come pure pensare ad un’assistenza domiciliare più avanzata tecnologicamente, ma solo per quegli anziani ancora in grado di vivere autonomamente. La radiografia, l’ecografia a casa, quegli strumenti che controllano i parametri vitali in remoto che consentono di tenere d’occhio gli anziani, dalla pressione alla glicemia, fino a ricordagli di prendere le medicine con una telefonata. Quanto si risparmierebbe in termini di inappropriatezza dei ricoveri? Quanto in spese mediche per i pensionati? Che se ne fanno ben poco di 20 euro di più al mese se poi ne devono spendere centinaia per curarsi. Ma purtroppo sembra essere tutto fermo su questo versante. Con chi si può parlare di tutto questo?”.
Senza contare quanto possano essere alimentate economia e lavoro dalla rete del socio assistenziale.
“Questo era il welfare di Elena Gentile: servizi, possibilmente di alto profilo (dagli asili alle Rsa) e tanta, tanta buona occupazione. E questo dovrebbe essere secondo me, non i bonus. O l’assistenza domiciliare; come la si fa con la drammatica carenza di infermieri e medici di cui sono sguarniti persino gli ospedali? Questa è una sfida epocale, se non si capisce la portata del fenomeno, vuol dire che non abbiamo la minima percezione di quello che accadrà fra qualche anno”, il monito di Gentile.
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