A parlare è Antonio Cavallo, foggiano, la cui madre è ricoverata nella Rsa San Raffaele di Troia. Come già raccontato da l’Attacco nei giorni scorsi la situazione è di estrema incertezza, dopo le sentenze del Tar Puglia che hanno annullato le disposizioni regionali attraverso le quali erano state rimodulate le quote di compartecipazione alle rette a carico delle famiglie dei degenti dal 30% al 50%.
A quanto pare però l’annullamento non riguarderebbe le strutture gestite dal consorzio San Raffaele. La conseguenza è che stanno arrivano ai familiari dei ricoverati note con cui l’azienda chiede il pagamento delle differenze dovute negli scorsi mesi e non corrisposte. Differenze di circa 600 euro in più al mese per ciascun utente.
“Ci stanno chiedendo somme che ammontano a circa 6 mila euro – ha illustrato Cavallo -, cosa che noi non troviamo giusta perché riteniamo che avremmo avuto il diritto quanto meno di essere informati per tempo e non oggi con effetto retroattivo”.
La preoccupazione quindi monta, non solo per gli arretrati da dover corrispondere ma anche per la tenuta del servizio, considerato che la governance delle strutture ha paventato, anche a l’Attacco, rebus sic stantibus, la possibilità di lasciare la gestione delle Rsa pugliesi.
“Stiamo parlando di persone – ha ricordato Cavallo visibilmente commosso -, al di là dei soldi si deve pensare a queste persone, fragili e malate. Invito quindi ufficialmente Michele Emiliano qui per fargli vedere che cosa sta succedendo e per fagli capire che la Regione deve assolutamente intervenire, ripeto, per il bene di queste persone. Non possiamo voltarci dall’altra parte”. Approfondimenti e ulteriori informazioni nell’edizione di domani del quotidiano l’Attacco.
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