Scandalo assunzioni in Sanitaservice, in conferenza stampa va in scena lo scaricabarile di Nigri e Tomaro

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Quella che doveva essere una semplice procedura di reclutamento per coprire i turni estivi del 118 si è trasformata in uno scandalo capace di scuotere la sanità foggiana e di trascinarla dentro un vortice di accuse e polemiche politiche. La notizia che tra i 120 assunti figurassero persone con precedenti penali e parenti stretti di figure legate alla criminalità organizzata ha fatto saltare i nervi a cittadini, sindacati e opposizioni, che parlano di gestione oscura e irresponsabile.

La selezione era stata affidata a una società interinale, individuata tramite gara, che ha gestito in autonomia la procedura. E qui si apre il confronto con il passato: sotto la presidenza di Massimo Russo, predecessore di Angelo Tomaro alla guida di Sanitaservice, le assunzioni avvenivano direttamente, senza l’intermediazione di agenzie. Un sistema che, pur con tutte le sue rigidità, garantiva trasparenza e responsabilità diretta. Oggi, invece, il ricorso alle agenzie interinali viene letto da molti come un meccanismo che scarica responsabilità e lascia spazio a zone grigie, inevitabilmente esposte a pressioni politiche.

Il sindacato Usb, che a inizio agosto ha segnalato la presenza di nomi sensibili, ha denunciato la fragilità del nuovo modello, chiedendo verifiche immediate. L’episodio più eclatante riguarda una donna agli arresti domiciliari per una condanna definitiva, che era stata inserita ugualmente tra i selezionati per il 118. L’assurdità è stata stoppata dal Tribunale di Sorveglianza, ma resta l’imbarazzo per un cortocircuito che non sarebbe dovuto accadere.

La Asl Foggia si è subito smarcata: “Parte lesa”, dicono i vertici, ribadendo che i contratti sono stati gestiti interamente dall’agenzia interinale. Ma la questione non è soltanto tecnica: sullo sfondo emerge con forza il tema politico, quello del rapporto tra Sanitaservice, Regione e partiti. L’interinale, infatti, è visto da più parti come strumento utile a distribuire incarichi senza dover rispondere in prima persona, con l’inevitabile sospetto di clientele e favoritismi.

Il caso, intanto, si è trasformato in una miccia accesa: da un lato l’urgenza di chiarire chi doveva vigilare e perché non l’ha fatto, dall’altro la nostalgia per un sistema – quello gestito da Russo – che garantiva procedure più lineari e, soprattutto, interne. La differenza, oggi, appare lampante: allora la responsabilità era in capo alla Sanitaservice, ora si nasconde dietro un contratto con una società esterna.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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