Quello che era iniziato come una semplice procedura di reclutamento estiva per garantire i turni del 118 si è trasformato in un terremoto politico e sanitario. Dopo le denunce sindacali e le prime dichiarazioni difensive della Asl Foggia e di Sanitaservice, è arrivato il documento che rimette tutto in discussione: la lettera dell’agenzia interinale Randstad, incaricata della selezione, che contraddice frontalmente la versione dei vertici locali. Il testo, inviato a Sanitaservice e alla Direzione Generale il 31 luglio, racconta un’altra verità: “Il dottor Giovanni Petta chiedeva a Randstad, tramite e-mail e a tranches, l’invio dei nominativi dei candidati individuati e ritenuti in linea con i due profili ricercati. La divisione Healthcare di Randstad procedeva quindi puntualmente alla condivisione dei nominativi al fine del successivo inserimento in somministrazione”, si legge. La catena decisionale, insomma, non si è fermata all’agenzia ma ha coinvolto direttamente l’Asl. Un passaggio che smonta la ricostruzione del direttore generale Antonio Nigri, che solo pochi giorni fa aveva parlato in conferenza stampa di Asl parte lesa e di selezione gestita in autonomia dall’agenzia. Le reazioni non si sono fatte attendere. Durissimo il consigliere regionale leghista Joseph Splendido: “I documenti dimostrano che i nominativi erano stati condivisi preventivamente da chi oggi finge di cadere dalle nuvole. Non solo si assumono persone senza i requisiti, ma si ha anche la faccia tosta di scaricare responsabilità su altri e raccontare bugie ai cittadini e agli operatori sanitari. I controlli vanno fatti prima, non dopo che un sindacato scoperchia il vaso di Pandora. Per questo chiediamo una sola cosa: Nigri e Tomaro si dimettano immediatamente”. Sulla stessa linea Napoleone Cera, che già un anno fa aveva sollevato dubbi sulle procedure di reclutamento: “Chi comanda davvero? Ci dicono che è colpa dell’agenzia interinale, ma mi sorge un ragionevole dubbio che non sia proprio così. Nelle mie mani c’è una mail ufficiale dell’agenzia che smentisce le dichiarazioni del direttore generale. In quella comunicazione si legge chiaramente che è stata la stessa Asl a valutare i curricula, decidendo chi prendere e chi no. E allora chi mente, l’agenzia o il direttore generale?”. Anche il Movimento 5 Stelle, con la consigliera Rosa Barone, alza la voce: “Le assunzioni nella sanità pubblica non possono essere fatte attraverso le agenzie di somministrazione, ma tramite concorsi. Senza le segnalazioni dell’Usb nessuno avrebbe controllato i nomi delle persone assunte. Lo scarico di responsabilità della Asl nei confronti dell’agenzia non è accettabile. Chiederò la convocazione di un’audizione in Commissione Sanità con Nigri, Tomaro, Randstad e i sindacati. Serve chiarezza, perché parliamo di oltre duemila candidature per poco più di cento posti”.
In prima linea rimane l’Unione Sindacale di Base, che rivendica il ruolo di aver fatto emergere lo scandalo e non risparmia accuse ai vertici. “Dire che le 30 assunzioni non hanno nulla a che fare con l’Asl o con Sanitaservice è semplicemente falso e offensivo”, scrive l’Usb. “Senza la nostra segnalazione si sarebbe continuato ad assumere senza alcuna garanzia di trasparenza e legalità. Randstad stessa ha confermato che non ha obbligo di richiedere il casellario giudiziale: così l’accesso al lavoro pubblico è avvenuto senza controlli minimi, lasciando le porte aperte a situazioni gravissime. Il problema nasce da quando si è scelto di affidarsi alle agenzie interinali, consentendo a pochi dirigenti di decidere chi assumere senza graduatorie pubbliche e senza rispetto delle regole”.
Il sindacato respinge come polpetta avvelenata i complimenti rivolti da Nigri al dirigente Usb che aveva denunciato le irregolarità, e rilancia con tre richieste precise: “Revoca immediata del ricorso alle agenzie interinali, pubblicazione trasparente dei criteri di assunzione, controlli reali sui requisiti”. Non solo: l’Usb chiede un intervento diretto dell’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Piemontese, accusato di silenzio assordante. La vicenda mette in luce anche il confronto con il passato. Quando Sanitaservice era guidata da Massimo Russo, le assunzioni erano gestite internamente: un sistema più rigido, ma con responsabilità diretta.
Oggi, con l’intermediazione delle agenzie, la catena di comando si spezza e si moltiplicano le zone d’ombra. Il risultato è che nessuno appare davvero responsabile, mentre il servizio pubblico rischia di pagare il prezzo più alto. E il prezzo potrebbe arrivare presto: se la sospensione dei rapporti di lavoro contestati dovesse estendersi a tutto il personale reclutato, il 118 rischierebbe una paralisi proprio nel momento di maggiore pressione. Nel frattempo, la magistratura ha acceso i riflettori, mentre la politica alza i toni e chiede dimissioni immediate.
La lettera di Randstad ha fatto crollare la difesa dei vertici Asl e Sanitaservice. Da ora in avanti, sarà difficile sostenere la narrazione della parte lesa. Lo scandalo delle assunzioni si è trasformato in un caso politico che travalica i confini della Capitanata e chiama in causa l’intero modello di gestione della sanità pubblica in Puglia. Modello che, naturalmente, fa capo al vicepreseidente e assessore delegato Raffaele Piemontese, travolto dalla bufera in piena campagna elettorale per le prossime elezioni regionali. Dal canto suo, il direttore Nigri non ha ancora inteso replicare: né pubblicamente né a l’Attacco, che ieri lo ha cercato senza ricevere risposta.
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