Criticità al Don Uva, parla ad Luca Vigilante: smentita ricostruzione relativa al caso del paziente ortofrenico

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Il quadro sembrerebbe essere più chiaro, ma solo in parte. Nell’edizione del quotidiano di ieri, l’Attacco ha raccolto una segnalazione giunta direttamente dall’Universo Salute Opera Don Uva di Foggia, nella quale si segnalava un incidente avvenuto nel reparto ortofrenico della struttura. Secondo la ricostruzione offerta dalla fonte, poi confermata da una seconda persona, un paziente ortofrenico sarebbe sceso al seminterrato utilizzando l’ascensore – che ricordiamo necessita dell’autorizzazione per accedervi – e, nel tentativo di trovare una via di uscita, sarebbe caduto procurandosi fratture multiple. Sempre secondo la fonte, il paziente sarebbe stato ritrovato solo durante la notte, dopo ore di agonia. l’Attacco, prima di procedere alla pubblicazione, consapevole delle affermazioni taglienti contenute nell’articolo, si è premurata di contattare nella serata di mercoledì l’amministratore delegato del gruppo Luca Vigilante per incrociare e verificare la versione fornita dalla nostra fonte. Ma nessuna risposta, come spesso accade durante il nostro quotidiano lavoro giornalistico, ci è pervenuta. Nella mattinata di ieri, l’articolo ha immediatamente fatto il giro del Don Uva, arrivando direttamente ai vertici aziendali. Il reiterato tentativo di aprire un dialogo con l’ad Vigilante stavolta è andato a buon fine. Il manager ha fatto chiarezza, naturalmente tutelando l’immagine della struttura, fornendo dettagli sulla situazione dell’area ortofrenica e smentendo categoricamente alcune affermazioni formulate dalla nostra fonte. Sulla vicenda che avrebbe visto coinvolto il paziente ortofrenico, Vigilante ci ha lasciati con un punto interrogativo. Un episodio con protagonista un paziente del reparto di ortofrenia sarebbe effettivamente avvenuto, ma la ricostruzione del caso e i suoi contorni sarebbero - stando alle parole dell’intervistato a l’Attacco - assolutamente non veritieri: “Sono a conoscenza di un evento accaduto, ma i fatti narrati che riferiscono della caduta, della sparizione e delle fratture multiple procurate dal paziente non li confermo assolutamente. Per quanto riguarda gli esiti di questa situazione non me ne sto occupando personalmente, ma se ne sta interessando il nostro medico igienista e direttore sanitario dottor Eugenio Iorio. Che mi ha rassicurato su quella che è stata la dinamica e che, purtroppo, fa parte di una popolazione di pazienti con queste compromissioni patologiche e comportamentali. Non c’è assolutamente, oggi, alcun tipo di formalità o sostanza che possa presupporre negligenza da parte degli operatori”.

Il reparto ortofrenico, sempre dalla stessa fonte, sarebbe stato descritto come una sorta di ghetto, nel quale i pazienti vivrebbero in una condizione di semi-libertà. Pronta la risposta del manager Vigilante, che ha dichiarato a l’Attacco come “in tutte le strutture in cui ci sono pazienti con gravi problemi comportamentali, e questo avviene anche nelle RSA dementigene, le autorità prescrivono che le vie d’uscita e le vie di trasferimento siano codificate”. 

“Se non ci fossero queste accortezze ci ritroveremmo, come sempre accaduto, pazienti in fuga e disorientati che rischiano costantemente la vita. O perché vanno in strada o perché si nascondono, quindi anziché avere un solo caso ne avremmo venti. Sono protocolli NAS e prevenzione per chi ha questo tipo di pazienti. È chiaro che nei reparti dove ci sono pazienti che non hanno disturbi comportamentali gravi non abbiamo necessità di queste accortezze. Se non le avessimo andremmo incontro a sanzione perché le nostre sono strutture per disabilità psico-sensoriali e soprattutto comportamentali. È quindi obbligatorio. Se un paziente che ha un’insufficienza mentale con disturbi del comportamento potesse accedere all’ascensore e uscire, magari di notte, facendo perdere le sue tracce, avremmo circa dieci-quindici morti accidentali al mese. Riceviamo decine di controlli ogni trimestre da tutte le autorità (NAS, ispettori del lavoro, vigili del fuoco), che ci pongono tra le strutture più controllate di tutta la Puglia, il che ci rende felici perché ci mette sempre in una posizione di tutela. Se non avessimo queste accortezze sulla prevenzione dei rischi andremmo in sanzione. Così come accaduto a Potenza, dove, poiché avevamo un reparto sprovvisto di codici e senza un certo tipo di sicurezza preventiva, abbiamo subito una prescrizione. Successivamente, abbiamo ottemperato con le porte codificate. Nei reparti con pazienti cognitivi o comunque collaboranti non abbiamo necessità di questa parte preventiva”, conclude Vigilante. 

“Ripeto, abbiamo una serie di attività di verifica pregnanti da parte delle autorità che rispetto a tutte le altre strutture pubbliche, se prendiamo in considerazione l’Ospedale Riuniti, Casa Sollievo della Sofferenza e tutte le altre RSA, parliamo di un rapporto che è dieci a zero. Non per ultimo, ad esempio, l’accreditamento che la Regione Puglia ci ha rilasciato da qualche giorno proprio su quella struttura dove sono stati inviati dipartimento, quota e altre province. Addirittura, hanno attestato una presenza in esubero di personale addetto all’assistenza”.

Se la verità sta nel mezzo, allora c’è ancora da scavare. Episodio a parte, l’Attacco tornerà sulla situazione vigente al Don Uva per appurare quelle che – stando alla denuncia della fonte – sarebbero le pessime condizioni igienico-sanitarie perduranti nel reparto ortofrenico della struttura di via Lucera. 

L’ad Vigilante, a questo proposito, ha voluto smentire categoricamente promettendo che aprirà le porte della struttura al quotidiano affinché venga svolta un’ispezione degli ambienti del polo sanitario, dalla cucina ai reparti, che sia chiarificatrice delle effettive condizioni igieniche.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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