Don Uva, paziente ricoverato a Riuniti in gravi condizioni: parenti adirati con azienda, arriva la Polizia

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C’eravamo lasciati con la consapevolezza che ci sarebbe stato ancora da scavare. La prerogativa de l’Attacco è sempre stata quella di riportare la verità all’opinione pubblica ed è quello che stiamo tentando di fare. Lo scorso 8 gennaio raccontammo il caso del paziente ortofrenico all’Universo Salute Don Uva di Foggia. Una fonte vicina al giornale denunciò, oltre la malagestione dei pazienti, l’infortunio surreale capitato ad un paziente nel reparto di ortofrenia della struttura di via Lucera. Il paziente in questione sarebbe sceso autonomamente, con l’ausilio dell’ascensore, dal quarto piano dove risiedeva al seminterrato. Qui emerse la prima singolarità: le porte degli ascensori del reparto ortofrenico sono codificate, per cui è intuitivo pensare che il paziente non fosse solo in quel momento o che, quello che speriamo, avesse trovato un varco, infilandosi nell’ascensore e pigiando bottoni senza un’effettiva destinazione. Giunto al seminterrato, nel tentativo di trovare una via d’uscita che lo riportasse al piano di appartenenza, sarebbe caduto procurandosi fratture multiple. Ma non è tutto: ad ogni fine turno, gli infermieri firmano un verbale per attestare la presenza di tutti i pazienti all’interno del reparto. Il paziente sarebbe stato considerato per ore come regolarmente in stanza, mentre risultava in realtà agonizzante a terra. Questo sottende che, in realtà, un controllo diligente non sarebbe mai avvenuto e solo durante il turno notturno si sarebbero accorti dell’assenza del paziente facendo scattare le ricerche. Ritrovato in condizioni critiche, sarebbe stato poi portato al Policlinico Riuniti dove sarebbe attualmente ricoverato. E sul suo stato giungono importanti, seppur spiacevoli, aggiornamenti. Ma ci arriviamo per gradi. Il giorno stesso della pubblicazione dell’articolo che raccontava la vicenda verificatasi al Don Uva, riprovammo, dopo il tentativo della sera precedente, a contattare l’amministratore delegato del Gruppo Telesforo, società che gestisce la struttura, Luca Vigilante. Il manager, nell’intervista realizzata da l’Attacco, smentì categoricamente le scarse condizioni igienico-sanitarie denunciate dalla fonte, invitando il quotidiano ad effettuare un’ispezione chiarificatrice, e spiegò l’altro punto avanzato dalla fonte, ovvero l’isolamento dal resto del polo sanitario a cui sarebbero costretti i pazienti ortofrenici, presentando gli obblighi ai quali una struttura in cui ci sono pazienti con gravi problemi comportamentali è sottoposta. Sul fatto pendente, che riguarda l’incidente capitato al paziente ortofrenico, l’ad ci aveva dato una smentita a metà, deresponsabilizzandosi e chiamando in causa il direttore sanitario della struttura, il dottor Eugenio Iorio – medico igienista di cui torneremo a parlare nel prosieguo dell’articolo –, e minimizzando la gravità affermò che si tratta di dinamiche che fanno parte di una popolazione di pazienti con queste compromissioni patologiche e comportamentali. 

“Sono a conoscenza di un evento accaduto, ma i fatti narrati che riferiscono della caduta, della sparizione e delle fratture multiple procurate dal paziente non li confermo assolutamente”, aveva espressamente detto Vigilante, confermando, seppur senza scendere nei particolari, l’esistenza di un episodio.

A distanza di una settimana, la vicenda si è infittita e non poco, a cominciare dalle condizioni del paziente. Come accennato qualche riga fa, il paziente risulterebbe ancora ricoverato presso il Policlinico Riuniti, nel reparto di Neurochirurgia del plesso di Maternità, dopo esattamente quattro settimane dall’episodio. Le condizioni in cui verserebbe l’uomo sarebbero molto gravi. Seppur stabile, il paziente, qualora dovesse riprendersi dallo stato attuale, difficilmente avrà la stessa mobilità antecedente all’incidente. 

Al momento, queste sembrerebbero essere le sue condizioni: riceverebbe terapia endovenosa; sarebbe aiutato da una maschera per ossigeno per un’insufficienza respiratoria; non riuscirebbe a comunicare con i parenti, se non con mugolii; sarebbe molto debole, tanto da non riuscire ad aprire completamente gli occhi e a muovere le gambe; avrebbe riportato fratture alla clavicola e alle costole, e lo spostamento di una di queste gli avrebbe perforato un polmone.

I parenti sarebbero adirati con l’azienda, ancor di più dopo la smentita di Vigilante, tant’è che avrebbero adito le vie legali. Attualmente, non se la sentirebbero ancora di parlare a l’Attacco, innanzitutto perché temono che il paziente, qualora fosse riammissibile dopo la valutazione delle sue condizioni, non verrebbe più reinserito in seno al reparto o comunque in struttura. Preoccupazioni comprensibili, ma che potrebbero legittimare le smentite da parte dell’azienda, e infatti.

Arriviamo al dottor Eugenio Iorio. I parenti del paziente avrebbero telefonato, in un primo momento, al direttore sanitario del Don Uva senza però ricevere alcuna risposta. Successivamente, grazie alla mediazione dell’avvocato, Iorio avrebbe comunicato, seppur passivamente, con i suoi interlocutori. I parenti avrebbero cercato di scoprire la verità, al medico sarebbe stato chiesto di raccontare la dinamica dei fatti e di conferire informazioni sugli operatori di turno quel giorno, ma il responsabile clinico avrebbe taciuto.

Stando alle ultime indiscrezioni, il puzzle si comporrebbe di nuovi tasselli. Sembrerebbe che nella giornata di martedì scorso sia arrivata la Polizia al Don Uva e avrebbe fatto un sopralluogo nel punto in cui il paziente sarebbe caduto. Alla perlustrazione sarebbero stati presenti anche i vertici aziendali: Luca Vigilante, Mario Mele, direzione risorse umane e sistemi informativi, e Marco Longo, direttore di struttura. Presumibile, ma non confermabile, sia partita un’indagine da parte della Questura. Il caso si arricchisce di nuovi elementi. l’Attacco continuerà a lavorarci come fatto finora per scavare ulteriormente sulla questione e giungere alla verità.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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