Alloggi popolari, a Magno il compito di togliere dal limbo le famiglie residenti a Borgo Mezzanone

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Sono scaduti lo scorso 28 gennaio i termini per partecipare al bando di concorso generale del Comune di Foggia indetto per l’assegnazione

in locazione semplice degli alloggi di edilizia residenziale pubblica disponibili o che si renderanno disponibili nel capoluogo salvo eventuali riserve di alloggi previste dalla legge.

E’ iniziata in questi giorni l’istruttoria provvisoria da parte degli uffici comunali delle Politiche abitative, guidati dalla dirigente Silvana Salvemini.

Questa attività per legge deve terminare entro 90 giorni dalla scadenza del bando, mentre l’intero iter – comprensivo anche delle decisioni sui ricorsi da parte della Commissione provinciale ERP – deve durare 9 mesi. Termini mai rispettati in passato, quando ci sono voluti invece cinque anni per arrivare alla graduatoria definitiva, a luglio 2021, dopo il bando che risaliva al lontano 2016.

Sono 706 gli aventi diritto, 92 gli esclusi. Una graduatoria nata già stravecchia, come tutti gli addetti ai lavori ebbero modo di commentare su queste colonne. Adesso, col Comune commissariato per mafia, non c’è più la classe politica a governare bensì la triade prefettizia Magno, Grandolfo e Giangrande. Riusciranno almeno loro a imporre il rispetto dei tempi?

Ma, al di là della durata del nuovo iter, c’è una grana rilevante che la commissaria Marilisa Magno e i suoi colleghi si ritrovano a dover risolvere, ennesima eredità della politica. Si tratta dei residenti a Borgo Mezzanone che furono esclusi (11 famiglie finite tra i 92 richiedenti bocciati) lo scorso anno dalla graduatoria degli aventi diritto ad un alloggio popolare giacchè quella è frazione di Manfredonia. Ma per non perdere il requisito fondamentale necessario per partecipare al bando la residenza non è stata mai trasferita. Un’estromissione per l’ente dovuta, dal momento che appariva menzognera la dichiarazione di risiedere a Foggia quando in realtà si tratta di famiglie che abitano a Borgo Mezzanone. Non la pensano allo stesso modo i sindacati del settore.

“La sorpresa di questa graduatoria”, spiegò la segretaria del Sunia De Palma lo scorso luglio, “è l'esclusione di tutte le famiglie di Borgo Mezzanone. Nella Commissione se ne è discusso a lungo e soltanto il Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari) e l'Uniat (Unione nazionale inquilini ambiente e territorio) della provincia di Foggia hanno votato favorevolmente rispetto all'ammissione in graduatoria di quelle famiglie”.

L'esclusione fu decisa a maggioranza.

“Molte di quelle famiglie, pur dimorando stabilmente a Borgo Mezzanone in virtù di una assegnazione provvisoria fatta dall'allora sindaco Paolo Agostinacchio, hanno conservato la residenza anagrafica in agro di Foggia, mentre Borgo Mezzanone è in agro di Manfredonia. Se avessero trasferito formalmente la residenza a Borgo Mezzanone, avrebbero perso il diritto a partecipare al bando di assegnazione a Foggia. A nostro parere non è giusto averli esclusi dalla graduatoria”, sottolineò De Palma.

Una situazione che risale al 1998, quando il Comune di Foggia, per far fronte all'emergenza abitativa, collocò temporaneamente le famiglie nelle palazzine dell’impresa Impredil, situate nella frazione della città sipontina. Da allora è passata la bellezza di 24 anni e quelle famiglie sono ancora lì, in un limbo che non permette loro di avere titolo per chiedere un alloggio popolare nella propria città, Foggia.

E’ verosimile che anche all’ultimo bando, scaduto pochi giorni fa, abbiano partecipato (inutilmente) persone con residenza a Borgo Mezzanone.

Il paradosso ulteriore è che tali persone votano nel capoluogo, altro motivo per cui verosimilmente la politica non ha risolto il problema negli scorsi decenni. Se fossero da ascrivere a Manfredonia è lì che dovrebbero esercitare il diritto di voto.

La questione è stata di recente nuovamente sollevata dalla Commissione circondariale elettorale, il cui presidente e vari membri sono designati dal prefetto di Foggia. La Commissione non intende più lasciar passare come elettori foggiani persone che sono in realtà residenti a Manfredonia.

Già diversi anni fa la prefetta Maria Latella intimò ai Comuni di Foggia e Manfredonia di regolarizzare la situazione di queste famiglie ma nulla fu fatto al riguardo.
Adesso deve essere la commissaria Magno a chiudere questa ventennale e brutta pagina della storia di Foggia, dando mandato all’ufficio anagrafe di iniziare (se non già avvenuto) l’iter di controllo sui certificati di residenza.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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