Lo scioglimento per mafia nei Comuni, il convegno a Foggia senza contradditorio. “Servivano diversi punti di vista”

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Si tiene oggi, alle ore 11.00, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Foggia, l’incontro, organizzato dallo stesso Ateneo e dedicato agli studenti delle scuole, dedicato a “Lo scioglimento per mafia nei comuni”, con i saluti istituzionali del rettore Pierpaolo Limone, l’introduzione della direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza, la professoressa Donatella Curtotti, e l’intervento in qualità di relatori della commissaria straordinaria del Comune di Foggia Marilisa Magno e del viceprefetto Onofrio Padovano.

L’iniziativa è stata “incalzata” sui social, nella giornata di ieri, da Felice Piemontese, dottorando di ricerca in Diritto amministrativo i cui studi si concentrano proprio sul tema dello scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni e sulle interdittive antimafia.

Secondo il giovane cultore della materia, il convegno di oggi “sarebbe un’altra inutile passerella”: in sostanza, un incontro a senso unico perché “monco – come ha spiegato a l’Attacco – della presenza di altri pezzi di Stato e di rappresentanti degli ordini professionali che lavorano sul tema, i quali potrebbero esprimere altri punti di vista, altre verità rispetto a quelle rappresentate dalla posizione della commissione straordinaria e della Prefettura”. Per Piemontese, dunque, l’incontro non sarebbe stato organizzato in maniera sufficientemente adeguata “per affrontare la grande complessità che insiste sul tema dello scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose”.

Ecco il post pubblicato dal ricercatore, che nelle ore successive ha scatenato un dibattito alimentato dagli interventi di alcuni dei soggetti tirati in ballo. “Quel contraddittorio mancato. Nel 2017 organizzai, sempre in Università, un seminario che ebbe come ospite Piercamillo Davigo, allora presidente dell'Anm. Nonostante l'evento vedesse come relatore il buon avvocato Oreste Di Giuseppe, si levarono proteste dal mondo dell'avvocatura (con tanto di comunicati stampa) sulla mancata presenza di un esponente del mondo forense per avere un ‘confronto/dibattito’. Oggi, dopo 5 anni, si affronta la problematica dello scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose (che ha già tante criticità ormai pacificamente riconosciute dalla giurisprudenza e dal legislatore) esclusivamente con la parola di una parte, quella che rappresenta il potere statale riconosciuto ai prefetti e senza prevedere nessun tipo di confronto con avvocati, giudici amministrativi o studiosi (non io) che quotidianamente affrontano questa tematica. Un'occasione di confronto persa, un'altra inutile passerella. Ma va tutto bene, nel silenzio di tutto e tutti”, ha scritto il montanaro.

“Innanzitutto, voglio premettere che non c’è intento polemico nei confronti dell'Università di Foggia, di cui riconosco assolutamente l'impegno sul versante della legalità e della cosiddetta Terza missione – esordisce Felice Piemontese, su queste colonne –. Ma se si affrontano i temi caldi che riguardano la città solo attraverso gli occhi di chi ora è stato inviato a prendere decisioni rispetto ad una storia sviluppatasi a monte, e che però non viene raccontata nella sua completezza, con tutto il rispetto possibile, mi pare un’inutile passerella. Continuare a parlare di legalità e di Comuni sciolti per mafia senza mai arrivare ad analisi approfondite e concrete, senza raccontare cosa è realmente successo prima del provvedimento di scioglimento, attraverso quali dinamiche è stato decretato, in sostanza, dogmatizzando l’intervento istituzionale, non aiuta, soprattutto il mondo accademico, a compiere delle riflessioni che invece a mio parere andrebbero fatte. Se il focus è rivolto a studenti delle scuole superiori, che non possiedono basi giuridiche e non hanno idea di cosa significhi sciogliere un Consiglio comunale per mafia, mi sembra abbastanza paradossale che se ne parli coinvolgendo soltanto parte dello Stato (in questo caso la commissaria Magno, calata dall'alto a Foggia da un giorno all'altro, oltre al viceprefetto) dimenticando che questo quadro, molto complesso, coinvolge tante altre ‘anime’”.

“Sia chiaro, il contraddittorio cui alludo per questo tipo di eventi non è quello degli amministratori indagati e citati nella relazione di scioglimento, ma, invece, la versione di esponenti delle forze dell'ordine; dei rappresentanti del Ministero dell'Interno che operano a livelli più alti, e che, dunque, possono fornire uno spettro di elementi maggiore rispetto alla tematica; il punto di vista di avvocati; di fior fior di accademici che studiano la questione; quello dei giudici amministrativi, che rappresentano l'’altra parte dello Stato’ e che potrebbero avere tanto da dire a riguardo. Solo così gli studenti possono essere edotti in modo completo ed imparziale. Altrimenti si racconta soltanto una parte di verità”.

“L’iter che porta allo scioglimento dei Comuni per mafia – continua Piemontese – presenta, è ormai noto, tante criticità: espresse anche da parlamentari che hanno infatti presentato proposte di riforma tuttora incardinate in Parlamento. Così come sulle interdittive antimafia – conclude il dottorando - si sono sviluppate battaglie del Consiglio di Stato che hanno portato, a dicembre dello scorso anno, ad un decreto legge che ha introdotto il diritto al contraddittorio nel procedimento. E gli stessi ragionamenti, in termini giuridici, si stanno sviluppando anche sui procedimenti di scioglimento dei Consigli comunali per mafia”.

L’Attacco ha contattato anche Oreste Di Giuseppe, citato nel post di Piemontese e avvocato penalista nonché dottore di ricerca con all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche, molto netto sulla questione.

“Lo dico da sempre – afferma – ormai tutti si riempiono la bocca con il termine ‘legalità’ però nessuno si concentra davvero a capire cosa debba intendersi attraverso questo concetto. Noi abbiamo una città sciolta per mafia sulla base di una relazione che andrebbe affrontata e analizzata pagina per pagina, perché dalla pagina 30 di quell’incartamento si parla del procedimento giudiziario nei confronti dell’ex sindaco Landella e degli altri consiglieri comunali indagati, a cui, però, sono contestati reati contro la pubblica amministrazione e non reati di associazione mafiosa. Come è possibile, allora, trasformare nell’ago della bilancia di uno scioglimento quelle 15 pagine di relazione in cui si passa in rassegna un processo per reati contro la pubblica amministrazione e non per associazione mafiosa. Sono ambiti nettamente differenti”.

“Ricordiamoci, inoltre, che in quella relazione viene citato un dipendente comunale, descritto come persona vicina ai clan, che successivamente è stato assolto. Però quella specifica pagina è rimasta e costituisce elemento probatorio ai fini dello scioglimento. Questo nessuno lo dice. E’ possibile - continua Di Giuseppe - che la professoressa Curtotti, direttrice di Giurisprudenza, non faccia pubblicamente notare questi elementi a difesa de territorio? Mi rendo conto, d’altro canto, come sia difficile portare avanti analisi obiettive, per chi non è mai stato neppure un giorno in Tribunale per seguire le vicende. Se l’UniFg avesse voluto organizzare più seriamente questo convegno avrebbe dovuto tenerlo al Palazzo di Giustizia, spiegando tecnicamente come nasce l’interdizione mafiosa. Spiegando che è un atto istituzionale totalmente discrezionale che non prevede un contradditorio. Proprio come questo convegno”.

“E’ troppo facile – conclude l’avvocato – ‘sporcare’ il nome della città parlando alla pancia dell’opinione pubblica e attribuendo colpe di mafiosità alla qualunque. Sono indignato perché Foggia non merita lo scioglimento per mafia. Le è stata affibbiata una lettera scarlatta per i prossimi 20 anni. Non è giusto organizzare eventi all’Università, in cui si permette alla commissaria Magno di relazionare senza l’interlocuzione di tecnici che le chiedano giudizi su queste questioni. Tra l’altro, in uno dei massimi luoghi deputato alla cultura del contraddittorio”.

Non si è fatta attendere, sempre ieri, la risposta di Curtotti, che dal suo profilo istituzionale (luogo virtuale che altri esponenti del mondo forense hanno giudicato “irrituale” per controbattere a post di privati cittadini) ha replicato alla polemica innescata dalle esternazioni di Piemontese parlando di “triste strumentalizzazione” e del “difficile lavoro dell’Università, se anche il territorio rema contro”.

Infine il mistero del “commento di approvazione” alla tesi sostenuta da Piemontese, pubblicato sotto al suo post dal dottore in Giurisprudenza presso l’UniFg Pierluigi Zarra, “e cancellato nel giro di pochi secondi, a cui è seguita una versione modificata e a sostegno dell’iniziativa accademica”, secondo una fonte de l’Attacco.

 

 

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