Pazienza firma per discutere la lezione di Paciello. E' colui che ha ricollocato l’’impresentabile’ Totaro

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Sta facendo sorridere in tanti il fatto che il professor Pasquale Pazienza sia tra i firmatari della richiesta di discutere la lezione tenuta dal direttore Paciello al DEMeT. Fa sorridere per tutto quello che l’Attacco racconta da anni su Pazienza che, tra le altre cose, quale presidente dell’ente Parco nazionale del Gargano, ha riportato da settembre 2020 alla direzione il discusso Vincenzo Totaro, assessore del Comune di Monte Sant’Angelo quando nel 2015 arrivò il primo scioglimento per mafia in Capitanata, dichiarato incandidabile a seguito di quei fatti. Ma, soprattutto, Totaro fu il motivo numero uno per cui Prefettura di Foggia e Viminale decisero di commissariare il consiglio comunale della città garganica, poiché ritenuto persona legata da rapporti d'amicizia con il clan dei Macchiaioli, in particolare con gli esponenti della famiglia Ricucci.

E’ rimasto negli annali, e fu la pietra angolare su cui si basò la relazione sulle infiltrazioni mafiose, l’episodio del bacio affettuoso scambiato tra Totaro e il boss Pasquale Ricucci, detto Fic secc, in un ristorante. Ricucci fu ucciso nel 2019 davanti alla propria abitazione di Macchia, crivellato di colpi, in puro stile mafioso.

L’impresentabile Totaro è tornato grazie a Pazienza a guidare la tecnostruttura di un ente pubblico che gestisce ogni anno qualcosa come 20 milioni di euro.

E’ stato sempre difeso dal presidente e docente Unifg, anche nella audizione di Pazienza presso il Comitato sulle mafie pugliesi, organismo della Commissione parlamentare antimafia, in cui difese a spada tratta la designazione di Vincenzo Totaro quale direttore facente funzioni e il suo operato.

Nella relazione conclusiva della Commissione emerge tutta l’insoddisfazione per le risposte date da Pazienza. Quest’ultimo disse di non aver nulla di cui lamentarsi rispetto all’operato di Totaro e sostenne che non c’era stata altra scelta, nessun altro funzionario dell’ente Parco si era fatto avanti.

Ma poche settimane fa in Tribunale a Foggia è emersa un’altra verità: Pazienza è stato clamorosamente smentito dalla ex direttrice facente funzioni Carmela Strizzi. E’ avvenuto il 2 febbraio scorso, in una udienza del procedimento penale per il presunto peculato della ex direttrice Maria Villani, licenziata da Pazienza dopo nemmeno tre mesi.

Strizzi ha affermato che sarebbe stato Vincenzo Totaro a dirle, per conto di Pazienza, di inviare la mail con la segnalazione del presunto uso improprio dell’auto di servizio da parte di Villani. Una mail che, dunque, sarebbe stata ideata secondo Strizzi perché già esisteva l’intenzione di liberarsi della scomoda direttrice. Ma non è tutto.

Sempre Strizzi, incalzata dall’avvocato di Villani sul contenuto del verbale della Commissione parlamentare antimafia, nella parte in cui Pazienza ha affermato che la nomina di Totaro quale direttore facente funzioni dopo il licenziamento di Villani era frutto di una “presa d’atto” dell’indicazione del personale, a fronte di un’unica candidatura, ha smentito anche questa narrazione: “No, perché ha risposto alla Commissione antimafia che nessuno voleva assumere il ruolo di direttore, ecco perché è stato nominato Vincenzo Totaro. Non è vero perché a me ha detto: ‘Fatti da parte, non rispondere’”.

In giudizio è emerso inoltre che era il presidente a usare quotidianamente l’auto dell’ente in modo improprio.

L’avvocato Michele Vaira, legale di Villani, ha depositato una serie di fotografie (che erano state pubblicate in esclusiva lo scorso anno da l’Attacco) che ritraevano l’auto di servizio parcheggiata, in giorni anche prefestivi e in orari mattutini, nei pressi dell’abitazione foggiana di Pazienza, in via Gramsci. In una successiva udienza è stato anche ascoltato un testimone, autore di quelle fotografie, che ha dichiarato di aver visto Pazienza, nelle prime ore del mattino, anche alla guida dell’auto dell’ente Parco.

Una situazione davvero paradossale: Villani è imputata per l’uso “non istituzionale” dell’autovettura, mentre il presidente, che l’ha denunciata, ce l’aveva addirittura a disposizione sotto casa. Ma i colpi di scena sono stati molteplici nel corso del processo.

In una successiva udienza è stata ascoltata la stessa Maria Villani, che si è sottoposta a un lungo esame, documentando come almeno 5 viaggi a lei contestati (sui 18 complessivi) siano dei veri e propri falsi. In quei giorni e in quelle ore, Villani era altrove e quindi non poteva aver utilizzato l’auto di servizio.

E’ così emerso dal processo in modo forte il sospetto che tali falsi siano stati creati ad arte, soprattutto quando – dai fogli di corsa presenti nel fascicolo dell’accusa – si riscontra che lo stesso autista guidava due auto contemporaneamente. Un falso davvero marchiano.

Infine, Strizzi ha fatto riferimento ai cospicui fondi (ammontanti ormai a circa mezzo milione di euro) che Pazienza destina come presidente dell’ente Parco da anni in favore del proprio dipartimento Unifg, il DEMeT, per borse di studio.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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