Qualcuno più importante de l’Attacco sta dicendo da tempo in Italia che nella lotta alla mafia troppi interessi privati si stanno mescolando all’azione repressiva dello Stato. E’ evidente la malafede di coloro che in questi ultimi giorni stanno sbraitando contro un giornale che ha sempre chiamato i mafiosi per nome e cognome. Una testata che sin dalla propria nascita ha dato battaglia su ogni fronte, facendosi tanti nemici. Fa specie che a esser presa di mira sia però anche chi è colpevole di avere rapporti col giornale, come la professoressa di Unifg Francesca Cangelli. E’ stata lei, promotrice dell’innovativo nuovo corso di Diritto amministrativo della criminalità, a ospitare al DEMeT il direttore de l’Attacco Piero Paciello la scorsa settimana e l’articolata disamina da cui alcuni hanno ideato la folle bufala della negazione della mafia.
Cangelli un anno fa fu tra gli organizzatori del seminario di studi “Le sanzioni amministrative: la pietra d’angolo nel contrasto alla criminalità organizzata”, con illustri relatori. Un seminario memorabile, che solo l’Attacco seguì come testata e da cui c’era tanto da imparare. Una rappresentazione realmente plurale dei diversi punti di vista e dei soggetti istituzionali, che vide alternarsi l’ex presidente ANAC Raffaele Cantone (procuratore a Perugia), Gaetano Armao (vicepresidente della Regione Siciliana e associato di Diritto amministrativo Università di Palermo), Bruno Frattasi (Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno), Orazio Ciliberti (presidente di sezione del TAR Puglia, sede di Bari), Giulia Romanazzi (presidente di sezione misure di prevenzione Tribunale di Bari), l’avvocato Michele Vaira e altri ancora.
“Il nostro territorio, purtroppo, specie negli ultimi anni ci consegna delle criticità connesse alle infiltrazioni della criminalità, vere o presunte, nelle amministrazioni pubbliche e nelle imprese. Ciò ha condotto a provvedimenti dolorosi per i cittadini, prima ancora che per i destinatari stessi dei provvedimenti. Lo scioglimento del consiglio comunale è doloroso in quanto interruzione del circuito democratico. Le imprese soffrono di interdittive non sempre percepite come misure giustificate, tanto che ci sono seguiti giudiziari importanti sia in sede amministrativa che in sede penale”, sottolineò a l’Attacco in tale sede. “La misura resta in entrambi i casi di prevenzione e non poggia, dunque, di per sé, su un giudizio di responsabilità, non presuppone un illecito accertato. E’ per definizione qualcosa che si sgancia dall’accertamento di una responsabilità”.
Oggi viene implicitamente accusata di aver permesso al direttore de l’Attacco di parlare in Unifg: la questione verrà discussa nella prossima seduta del consiglio di dipartimento dopo la richiesta avanzata da otto docenti del DEMeT (dipartimento di Economia, Management e Territorio) per l’inserimento di un ordine del giorno sulla tutela del prestigio e dell’immagine dell’Ateneo dopo il seminario. I firmatari sono i professori Antonio Corvino, Carmela Robustella, Pasquale Pazienza, Piero Mastroberardino, Antonio Stasi, Fabio De Nardis, Alessandro Muscio, Roberta Sisto. I motivi di pregiudizio che alcuni di loro hanno nei confronti de l’Attacco e/o di Cangelli sono evidenti, così come l’idea strana di legalità coltivata in certi frangenti.
Alla professoressa Francesca Cangelli (neo delegata del rettore Lo Muzio ad affari generali, normativi e negoziali) la città di Foggia o almeno il suo Ateneo avrebbero dovuto chiedere scusa pubblicamente. Il suo caso clamoroso, a lungo raccontato su queste colonne, non è di certo stato il primo e l’ultimo in cui un concorso pubblico è stato esempio di legalità violata. Ma quello che lo ha reso emblematico è il fatto che l’amministrativista abbia dovuto condurre da sola una guerra impari, contro l’allora rettore Maurizio Ricci, il suo cerchio magico e il potente professore e avvocato Enrico Follieri. Una guerra vinta, ma che tuttora ha strascichi evidenti come confermano gli affondi della direttrice di Giurisprudenza Donatella Curtotti e di altri ricciani contro Cangelli. La docente foggiana fece ricorso nel 2018 contro Ministero dell’università e della ricerca e Unifg e nei confronti della collega Vera Fanti, impugnando la sentenza del TAR e degli atti che a febbraio 2017 portarono alla presa di servizio di Fanti come ordinario presso il dipartimento di Giurisprudenza (allora guidato dal direttore Aldo Ligustro).
A settembre 2016 l’Ateneo daunio indisse la procedura valutativa, riservata ai docenti interni, per la copertura di un posto di professore universitario di ruolo di prima fascia, per il settore concorsuale Diritto amministrativo mediante chiamata. Presentarono domanda di partecipazione Cangelli e Fanti, entrambe professori associati in Unifg e in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale necessaria. In commissione giudicatrice tre docenti: due sorteggiati da un elenco di quattro professori ordinari di diritto amministrativo indicati dal dipartimento di Giurisprudenza, e un terzo, il professor Follieri (docente della stessa Unifg, indicato come membro interno), designato direttamente dal dipartimento. L’individuazione di Follieri fu subito contestata da Cangelli, che, prospettando la sussistenza di particolari rapporti di natura fiduciaria e patrimoniale tra il decano di Giurisprudenza e Fanti, presentò istanza di ricusazione nei suoi confronti, rigettata con decreto rettorale. La commissione, in seguito, esaminata la documentazione presentata dalle candidate individuò Fanti quale candidata più qualificata a ricoprire il ruolo di ordinario, giudicando Cangelli “meno qualificata”. La procedura terminò con il via libera del cda di Ateneo, cui il Consiglio di dipartimento di Giurisprudenza propose la chiamata di Fanti, e con la nomina da parte del rettore Ricci.
Ma il Consiglio di Stato, massimo giudice amministrativo, nel 2020 diede ragione a Cangelli su tutta la linea ed inaugurò un nuovo indirizzo giurisprudenziale annullando il concorso per conflitto di interessi tra commissario e candidata vincitrice, ponendo così ulteriori vincoli nella composizione delle commissioni di concorsi universitari, in particolare sulla presenza di un “maestro” nella commissione di concorso in cui è valutato l’allievo. Nell’accogliere l’appello di Cangelli, i giudici diedero corretta lettura della delibera ANAC del 2017 nella quale c’era scritto che il presidente di commissione aveva indubbiamente intrattenuto rapporti accademici e di ricerca con la candidata vincitrice, per cui poteva “sorgere il ragionevole dubbio che gli incarichi professionali e personali conferiti da un parente e un affine della stessa, anche se anni addietro, possano determinare una situazione di conflitto di interessi, seppure potenziale” e “lascia intravedere la possibile esistenza di rapporti di amicizia personale con familiari e affini della candidata, che potrebbero travalicare la semplice relazione maestro/allievo, incidendo negativamente sull’indipendenza di giudizio del professore nella sua qualità di componente di una commissione valutativa”.
Tutto legittimo e normale, invece, per la Procura di Foggia. Una vittoria per Cangelli, passata al DEMeT. Era difatti in seno a Giurisprudenza, dipartimento da diversi anni diretto da Curtotti, ricciana di ferro, che avvenne in maniera evidentissima l’ostracizzazione della professoressa, rea di aver cercato verità e giustizia in ogni tribunale anziché restare in silenzio e attendere il proprio turno, in un altro concorso. E nonostante sia stato dichiarato illegittimo il comportamento tenuto nei suoi confronti da Ricci&Co., Curtotti ha sempre difeso il proprio mentore a spada tratta, definendolo ad esempio “un servitore dello Stato” al momento del commiato e della quiescenza. Un legame mai venuto meno, tant’è che alle recenti elezioni per il rettorato il giuslavorista anconetano ha fatto attivamente campagna in favore di Curtotti.
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