Una discreta affluenza in sala, ma poche idee concrete sul piatto. Si potrebbe riassumere così il ritorno in pompa magna dell’evento cittadino che prende il nome di Municipia, e che vede l’imprenditore locale Tito Salatto impegnato in prima persona nella costruzione di una coscienza civile capace di ricomporre il tessuto cittadino di Capitanata sulle macerie dell’ultimo decennio di politica foggiana. Municipia torna, dunque. E lo fa in grande stile. In un cinema Cicolella tirato a lucido per l’occasione. L’impressione, appena varcato l’ingresso, è che, per la prima volta dopo lungo tempo, una parte di popolazione sia pronta a riprendersi in mano il destino di Foggia. Tra i presenti, all’incirca un centinaio, in un rapporto di uno a tre rispetto alla presentazione di Mainiero di qualche giorno fa, si intravedono gli imprenditori Matteo La Torre e Tullio Capobianco, il presidente di Confindustria, Eliseo Zanasi, il presidente dell’associazione costruttori, Ivano Chierici, Antonio Rosania, nome storico del mattone foggiano, il giudice Salvatore Russetti e l’avvocato Michele Vaira, l’ex dirigente regionale ai tratturi, Michele Pesante, un drappello di personale politico della Prima Repubblica, tra cui l’ex Sindaco di Ascoli Satriano, nonché ex presidente di Amgas Foggia, Tonino Rolla, e un democristiano di vecchia data come il professor Salvatore Ceglia. Oltre a questi, erano presenti all’evento la giornalista Manila Gorio, Raffaele Piemontese e Michele Bordo del Partito Democratico, Lorenzo Frattarolo e Rosa Cicolella di Italia Viva, Antonio Vigiano della Lega, Massimo Zanasi medico e candidato Sindaco in pectore di Fratelli d’Italia, e i due figli di Salatto.
È lo stesso Salatto, dopo poco più di mezz’ora, a rompere gli indugi. “Municipia non intende essere ostile ad alcun partito né ad alcun movimento politico”, asserisce con voce visibilmente emozionata.
Un’introduzione d’impatto, che chiarisce immediatamente quale sarà l’atteggiamento del nascente organismo che ruota attorno all’imprenditore. “Municipia nasce nel 2012, sulla spinta di un gruppetto di amici. Inizialmente eravamo davvero in pochi, mentre oggi ho di fronte a me tanti cittadini che intendono riprendersi il futuro di questa città”, sottolinea tradendo un certo moto d’orgoglio.
“Dimentichiamoci il passato e pensiamo al futuro”, aggiunge nel più classico dei richiami politici.
“Dobbiamo costruire qualcosa d’importante per Foggia, a prescindere dalle posizioni ideologiche. Il mio intento è quello di squarciare il velo di silenzio che da troppo tempo aleggia su questa città, e aprire un dibattito costruttivo. Nella mia vita, ho sempre avuto la necessità emotiva, psicologica ed intellettuale di fare del bene. E voglio che questo territorio ritorni a splendere. Durante la pandemia, mi sono reso conto delle disparità esistenti tra i vari cittadini. In quel periodo, purtroppo, ho constatato un decadimento generale del tessuto sociale della nostra città. E in tutto questo, sindacati e partiti politici non hanno mosso un dito. Le fasi della vita in cui si decide di gettarsi a capofitto nella mischia sono generalmente due. Quella della giovinezza, animata dalla contestazione. E quella dell’esperienza. Io sono in questa seconda fase. Ho l’ambizione presuntuosa di cambiare Foggia. So bene che non sarà un percorso facile quello che ho di fronte, ma è il cammino giusto da intraprendere. Questa città ha bisogno di una spinta in avanti, e per farlo serve fermezza. Bisogna costruire una grande coalizione civica, tenendo fede alle proprie idee. Le mie priorità sono la salute, la sicurezza, i servizi sociali e le infrastrutture. Infine, intendo finanziare e sostenere attivamente le numerose associazioni di volontariato presenti sul territorio”.
Non manca, nel dibattito, un po’ di sano cerchiobottismo da parte di Salatto che, tra le altre cose, è stato proprietario di una nota emittente televisiva locale, quando viene stuzzicato sul caso dell’avvicendamento dirigenziale in Rai. Dopodiché, elude sagacemente la questione legata allo scioglimento del Consiglio comunale, che sta tenendo banco soprattutto negli ultimi giorni, con un generico: “Ho molti dubbi in merito”.
Poi, inizia il siparietto sulla sua eventuale candidatura a Sindaco. Alcuni, dalla platea, cominciano a mugugnare. Qualcuno, invece, prende la parola, e chiede esplicitamente all’imprenditore se l’iniziativa rappresenti l’abbrivio di una vera e propria campagna elettorale. Salatto ci gira intorno, non offre risposte certe. Racconta, e si racconta, che non è questo il punto del discorso. L’impressione, però, è che l’imprenditore sia già a caccia di una base elettorale. Che stia realmente sondando il terreno per un suo ritorno in politica.
Gli interventi dal pubblico, tuttavia, aggiungono poco o nulla al dibattito, nonostante l’animosità. Qualcuno si permette il lusso di chiedere quali saranno i temi concreti su cui agirà un’eventuale coalizione politica legata a Salatto, ma l’imprenditore nicchia. Sposta la questione su altro. In chiusura, però, sollecitato dalle domande più esplicite, ammette: “Qualcuno mi ha chiesto se intendo candidarmi, ma ci sarà tempo per pensarci”.
Il problema, però, è che il tempo stringe. Che a pochi mesi dalle elezioni bisognerebbe già possedere quantomeno un’idea complessiva del cambiamento che si intende attuare o almeno due o tre idee-forza o suggestioni mobilitanti su cui pensare di costruire qualcosa di importante. Singolare anche nella gestione dell’evento di venerdì sera la decisione di non concedere ai giornalisti la possibilità di fare domande.
“Partenza lenta” ha chiosato uno storico collaboratore del dottor Salatto. Forse, una falsa partenza.
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