“Mai abbandonato Roberta e altre, anche se non mi occupavo più del servizio”. L’aiuto di Lapollo alle bidelle

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

La Procura di Foggia ha chiesto il rinvio a giudizio per 22 persone indagate per una presunta compravendita di voti che sarebbe avvenuta in occasione delle elezioni regionali del 2020. Tra gli indagati figura Danilo Maffei, ex consigliere comunale di Foggia e candidato, all'epoca, nella competizione regionale e il padre Ludovico, responsabile di una cooperativa di servizio di bidellaggio per asili comunali. Secondo l'accusa, Danilo Maffei avrebbe corrisposto denaro o altre utilità ad alcuni degli indagati in cambio del voto. Il padre Ludovico è accusato di minaccia nei confronti di una dipendente della cooperativa Astra da lui gestita per costringerla a falsificare il verbale delle operazioni di spoglio elettorale del seggio in cui la donna era allora presidente per assegnare un numero superiore di voti al figlio rispetto a quelli realmente ottenuti. Quella donna è Roberta Iannice, come è ormai noto, grazie alla quale si è innescato il meccanismo che ha portato gli inquirenti ad attivarsi, pagando sulla sua pelle le conseguenze delle sue azioni. l’Attacco racconta sin dall’inizio le vicissitudini di Roberta e di alcune altre sue colleghe, più o meno in splendida solitudine. Ma chi ha supportato e consigliato le bidelle è stato in primis Michele Lapollo, storico operatore del terzo settore in provincia di Foggia che oggi segue ancora da vicino l’evolversi della vicenda.

Lapollo, che più volte si è esposto su queste colonne in difesa di Roberta e le altre, conosce le protagoniste di questa storia perché, prima di Maffei e di Astra, era lui ad organizzare il servizio di bidellaggio a Foggia, con le stesse operatrici.

“Me ne sono occupato per oltre 10 anni – conferma a l’Attacco – e quando ci furono le difficoltà finanziarie dell’ente comunale riuscii a trovare una soluzione che consentisse di non buttare all’aria quei posti di lavoro, mi inventai il contratto di solidarietà, con cui le bidelle lavoravano sei ore al giorno, tre delle quali venivano pagate tramite ammortizzatori sociali. Pur di condurre in porto questa operazione e salvaguardare il lavoro di quelle donne la nostra coop rinunciò ad un credito di 300 mila euro con la città per delle prestazioni non pagate nei mesi precedenti. Anche le donne sono state brave ed accettarono la decurtazione, così siamo riusciti ad andare avanti.

In seguito è entrata in scena Astra e Ludovico Maffei, Lapollo ha comunque continuato a gestire il personale ma con la candidatura di Danilo, ha deciso di fare un passo indietro.

“Ho lasciato tutto perché di fronte alle elezioni ho avuto molte perplessità però sono rimasto sempre a disposizione di tutte le lavoratrici che si sono ricordate di me nel momento in cui hanno avuto bisogno. La situazione stava cambiando, alcune non sono state più chiamate, altre lavoravano di meno e, disperate, mi hanno chiesto aiuto. Io le ho ascoltate, ho ascoltato le loro paure, le loro preoccupazioni e i loro problemi”, compresa l’intricatissima vicenda di Roberta. Di lì a poco Lapollo e le bidelle pianificano l’incontro con Rosa Barone (che poi si è fatta promotrice di una denuncia pubblica).

“Io non partecipai ma solo perché credevo che le donne dovessero sentirsi libere di interloquire con un’altra donna. L’assessora ha fatto il suo lavoro. Dopodiché abbiamo pensato di rivolgerci al quotidiano l’Attacco che, come sempre, ha dato molto spazio ad esempio alla storia della povera Roberta che forse è l'emblema di tutta la questione. Conosco bene Roberta e le altre, parliamo di donne che vivono situazioni personali e familiari molto complesse, il cui lavoro è ed è stato l’unico sostentamento, in contesti difficili e di fragilità. Conoscendo il direttore Piero Paciello e la testata abbiamo deciso di rendere pubblica la vicenda, considerato che il giornale ha dato grande spazio a tante notizie vere, simili a questa e abbiamo trovato nel giornale un amico”.

Alla luce della richiesta di rinvio a giudizio questa è l’idea che Lapollo si è fatto: “Leggendo i giornali ho pensato che parliamo di persone che evidentemente hanno raccontato fatti considerati credibili, parliamo di ultimi che non hanno le armi per rispondere, che vengono spesso lasciati soli; è importante che oggi le forze dell’ordine e la magistratura abbiano dato risposte, abbiamo sempre piena fiducia in loro. Purtroppo devo rilevare che l'unica cosa che è mancata in tutta questa vicenda è stata la figura del sindacato a difesa delle lavoratrici. Si parla spesso di antimafia ma la vera antimafia sociale è quella che ognuno di noi conduce quotidianamente all’insegna del valore della giustizia e facendo opere concrete, come l’ascolto, la denuncia, il sostegno a chi ha bisogno”.

E per fare questo serve quello che Lapollo definisce “un buon allenatore, la persona che ha più esperienza sul campo e conosce le problematiche. Si deve partire dagli ultimi ma soprattutto dalle donne, le donne devono avere più spazio ed ascolto, questa è l’idea che muove il progetto che presentammo tempo addietro e che spero recupereremo, non a caso si chiama Sorella Foggia. Quanto al caso Astra, continuerò a seguire le donne, come ho sempre fatto in tutta la mia vita: non ho ceduto mai e mi sento libero e felice”.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet