Parcocittà, bando giace nei cassetti dal 2021. Dal 2016 versati appena 256 euro all’ente come incassi eventi

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Rispetto alla vicenda Assori quella di Parcocittà non è meno emblematica di come, per l’influenza della politica, a Palazzo di città da anni si preferisca non affrontare questioni di chiara illegittimità. Anche in questo caso la concessione dello spazio pubblico al privato è scaduta da anni senza che nulla sia cambiato da allora. L’ats che gestisce Parcocittà e il suo mentore, l’ex presidente del Teatro Pubblico Pugliese ed ex assessore Pd Peppino D’Urso, incolpano la tecnostruttura per l’assenza del nuovo bando di gara ma la verità che è il bando è stato preparato ormai ben due anni fa. Fu redatto quando, nel 2021, c’era ancora la prefetta Marilisa Magno al vertice della commissione straordinaria, ma è finito in un cassetto, relegato tra le ultime cose da (non) fare.

La storia prese il via a maggio 2014 quando la giunta Mongelli, con delibera avente ad oggetto “Adesione al progetto Parcocittà. Concessione in uso del bene-struttura di servizio Anfiteatro/Parco San Felice per la durata di 5 anni” decise di aderire al progetto Parcocittà, proposto dalla APS Energiovane, soggetto capofila in partnership con altre associazioni.

Il bene anfiteatro/Parco San Felice fu concesso per un lustro, in comodato d’uso, l’anno seguente all’ats formata dalle associazioni Energiovane, L’Aquilone, coop sociale Monti Dauni Multiservice – Onlus, Fondazione “Apulia Felix Onlus, che hanno dato nuova vita alla struttura di Parco San Felice.

La concessione è scaduta a novembre 2020, poi si è andati avanti con la proroga, in attesa dell’espletamento della gara per il nuovo affidamento. Una situazione oggettivamente imbarazzante per un centrosinistra che ha fatto del luogo un proprio baluardo e che inneggia a legalità. Sono note le polemiche degli scorsi anni legate alla lontananza politica tra l’amministrazione Landella (centrodestra) e il dominus dell’ats D’Urso. Una distanza che aveva creato preoccupazione nell’ats, tanto che fu avviata una petizione, “Salviamo Parcocittà”, per chiedere la proroga e salvaguardare i progetti in essere. Nel 2021 l’Attacco scrisse che c’era serenità a Parcocittà, non si avvistava la nuova gara all’orizzonte. “In Comune hanno altro a cui pensare, al momento”, commentava qualcuno dalla struttura. Due anni dopo nulla è cambiato. Si era sperato che almeno il commissario Vincenzo Cardellicchio volesse sanare anche questa situazione ma l’auspicio è rimasto disatteso. Peraltro non si tratta solo di un caso di concessione scaduta.

In questo caso il vulnus è stato originario, perché la concessione in uso del bene è stata autorizzata impropriamente con deliberazione della giunta comunale, anziché con deliberazione di consiglio comunale, come prevede il TUEL.

Inoltre, da allora, l’ente non ha ricevuto dal concessionario l’intera somma corrispondente alla percentuale degli incassi per gli eventi, come invece stabilito in convenzione. Ad oggi è stata versata, a partire dal 2016, una somma ridicola: appena 256,71 euro. Altre entrate economiche derivano al privato dalle subconcessioni (ignorate dall’ente proprietario) che di fatto avverrebbero rispetto all’anfiteatro, per spettacoli ed eventi. Nel 2021 per due volte, inutilmente, gli uffici comunali chiesero alla ats di comunicare l’elenco di tutte le attività realizzate direttamente o svolte da terzi, a partire dal 1° gennaio 2020, e di indicare, per ciascun evento, anche quali fossero stati incassi percepiti e percentuale degli stessi riversata all’ente sulla base di quanto previsto dalla concessione. Non risulta esserci stata mai alcuna risposta, così come ad oggi non risulta a carico dell’ats la voltura delle utenze, così come stabilito nell’atto di concessione. In ben 30 mesi di gestione commissariale di Palazzo di città non sono mai state avviate le procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento della gestione della struttura. Il ripristino della legalità avrebbe dovuto prevedere, in questi anni, anche la revoca immediata della concessione, con relativo rilascio della struttura, e il recupero delle somme che in base alla convenzione sarebbero dovute spettare al Comune.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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