L’istituzione che da più parti e in ogni contesto è stata individuata come il perno della ripartenza della città di Foggia dà pessimi segnali, cui il rettore Lorenzo Lo Muzio non sembra riuscire a porre un freno. Altissima la tensione a margine dell’ultima seduta di senato accademico, svoltasi mercoledì scorso, in cui è passato il via libera alla controversa istituzione del terzo, inutile dipartimento di Area economica, quello di Scienze sociali, che rischia seriamente di decretare la morte del dipartimento Demet sorto appena tre anni fa. Una tensione alimentata da certa stampa che offre una lettura a dir poco parziale – qualcuno sostiene strumentale, ipocrita e falsificata – di alcuni temi. A fare da sfondo i problemi che ciclicamente riaffiorano in Unifg: parentopoli e conflitto di interessi. Ciò che allarma è la rilevanza a singhiozzo che i “decisori” conferiscono a quei problemi. Le parentopoli sono cosa sempre deprecabile, ferma restando la necessità di provare l’effettiva commissione di illeciti. L’Attacco ha testimoniato negli anni, sopportando dure reazioni dei vertici di Unifg, un’attenzione senza flessioni sui casi sospetti: la gens Muscio e affini; la triade Agostino Sevi-Marzia Albenzio-Marta Sevi (con quest’ultima di recente diventata dirigente a seguito di un concorso deciso quando il fratello aveva la delega al personale e nonostante non si fosse collocata in posizione utile, tanto che si è reso necessario uno scorrimento immediato della graduatoria); lo strano caso della professoressa Grandone, moglie del direttore del dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale Maurizio Margaglione, la quale con un curriculum non del tutto corrispondente al settore ha vinto un concorso da professore associato in Ginecologia, in cui l’ordinario è il professor Luigi Nappi, marito della professoressa Donatella Curtotti, direttrice del dipartimento di Giurisprudenza.
A questi e altri casi si sono da ultimo aggiunti i sospetti malevoli ventilati sulla professoressa Lucia Maddalena, direttrice del dipartimento Demet, riguardanti, in realtà, non posti da professore o dirigente, ma borse di studio passate, dottorati senza borsa e una più che legittima stabilizzazione di una unità di personale precaria ormai da sette anni (il figlio Gabriele Berardi), in presenza delle condizioni e dei requisiti previsti dalla legge.
Su questo caso - e non sugli altri - una parte di Unifg, specie alcuni protagonisti delle vicende appena ricordate, si è indignata, palesando, a dir poco, una certa incoerenza. Quanti conoscono i fatti in Ateneo e hanno il vizio della memoria restano attoniti anche rispetto agli inverosimili panni di censore assunti, dopo la fine del mandato del rettore Maurizio Ricci, da colui (Davide Grittani) che, a fronte delle magagne degli anni del giuslavorista anconetano, taceva soddisfatto del proprio incarico di portavoce dell’allora rettore, un incarico affidato direttamente (dunque senza alcuna procedura comparativa) per 5 anni a 53mila euro l’anno per un totale di euro 265mila, fatto gravare per il primo anno, sui fondi del progetto Gluten Friendly e, per gli anni successivi, sulle economie dei progetti PAS.
Questo giornale resta severo per le ombre che tali casi gettano su Unifg, fiore all’occhiello del territorio di Capitanata. L’auspicio è che l’attenzione della magistratura non sia intermittente come quella che si registra sul versante interno.
L’incoerenza è, poi, ancora maggiore per i problemi legati al conflitto di interessi, sia con riferimento alle storie di conflitto di interessi già oggetto di vicende giudiziarie (Robustella, Albenzio, Follieri) sulle quali i governi di Unifg sono sempre stati solidali, sia rispetto ai rumors recenti su prospettive di carriera nel Centro linguistico di Ateneo della moglie del professor Pasquale Pazienza (docente del Demet e presidente del Parco nazionale del Gargano), infine soprattutto con riferimento a due specifici punti della riunione di senato accademico tenutasi mercoledì.
In quella sede si è discusso - pare su esplicita sollecitazione del senatore Ruotolo e nonostante ne fosse stato proposto un rinvio - della presunta incompatibilità in capo alla professoressa Fiammetta Fanizza, energica delegata rettorale al personale.
Fanizza è stata oggetto degli strali del dipartimento di Giurisprudenza che ne ha denunciato la presunta incompatibilità per conflitto di interessi tra la funzione di delegata al personale e quella di componente del Nucleo di Valutazione. La questione sarebbe stata rimessa al parere di un esperto e vi sarebbe già stata una dura reazione dell’interessata. Ma esperti confermano a l’Attacco che, se di incompatibilità si trattasse, essa sarebbe occasionale e risolvibile con il meccanismo dell’astensione/allontanamento dalla seduta. Immediatamente dopo si è discusso della tanto chiacchierata proposta di istituzione di un terzo dipartimento in Area economica, quello di Scienze sociali, operazione dal sapore politico che è fortemente sponsorizzata da quasi tutti i protagonisti delle vicende appena ricordate.
Rispetto a tale proposta è stato formalmente sollevato un problema di conflitto di interessi di quattro senatori, firmatari della proposta, e del senatore Ruotolo, quale coniuge di una firmataria. Magicamente la sensibilità dei presenti sul problema del conflitto di interessi è scomparsa: è stato consentito agli interessati di partecipare e persino di votare, contravvenendo alle norme del Codice etico di Unifg, alle norme di legge e ai consolidati orientamenti della giurisprudenza e dell’ANAC, l’Autorità nazionale anticorruzione.
Sul merito della proposta, sulla quale da più parti è stato invano richiesto un rinvio per approfondimenti istruttori, le numerose criticità segnalate dal direttore del Dipartimento di Economia Pasquale Di Biase e dalla professoressa Barbara Cafarelli, delegata della direttrice del Demet Maddalena, sono cadute nel vuoto siderale.
Eppure, a quanto pare, si trattava di rilievi tecnici di una certa rilevanza: violazione della legge Gelmini e dello statuto di Unifg per la estrema disomogeneità dei settori scientifici coinvolti (si mettono insieme, ad esempio, Latino e Biochimica); transito dei ricercatori a tempo determinato, contrattualmente vincolati ai dipartimenti di afferenza; sostenibilità dell’offerta formativa che ipotizza corsi di Scienze sociali con solo due docenti (su 41 richiedenti) appartenenti alla relativa Area CUN; inclusione di docenti per fare numero e per i quali la futura assegnazione di compiti didattici appare assai ardua (Latino, Biochimica, Scienze veterinarie e Storia del Cristianesimo). E molto altro, pare, debitamente depositato nella documentazione del senato.
Il tutto ha un sapore politico e di quella politica che non fa onore a Unifg, quella del sopruso e della sopraffazione a colpi di maggioranza, che ricorda tanto la vicenda dei quattro espulsi di Scienze agrarie con la creazione del Dafne quale nuovo dipartimento disattivando il Safe. E il rettore cosa fa? A quanto pare subisce, ma così non va bene.
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