Campi Diomedei (quasi un falso), tralicci di Limosani e John Bradford, aviatore americano a cui dobbiamo tutto

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Campi diomedei!? Dov'eran codesti? Mi son sempre chiesto chi possa aver tirato fuori questa polirematica, ma chi l'ha fatto, chi abbia avuto la brillante idea di indicare un parco cittadino, con importantissimi ritrovamenti neolitici, inserito in una più vasta area preistorica che travalica i confini della città, che fa di Foggia l'"umbilicus aevi neolitici", insieme a chi lo ha approvato, potrebbero aver costituito un'associazione di begli spiriti arruffoni sodali dell'osteria della Luna piena, che fra un bicchiere, una partita e una barzelletta possono aver tirato fuori lo stravagante toponimo, e specie per il luogo cui è stato dedicato. Una espressione apparentemente ovvia ma che si basa su di un bias cognitivo, ossia un costrutto derivante da percezioni errate, in questo caso storico-leggendarie, su cui sono state basate, si basano e si può temere che si baseranno sempre a Foggia giudizi, pregiudizi e ideologie. Queste sono le fragili fondamenta su cui poggia il nome del parco: una vasta area che meritava ben altra sorte e, ormai, non solo in quanto a nome ma anche per le due ciliegine sulla torta che la Sindaca avrebbe in animo di piantarvi, contribuendo ad una completa rovina non solo dell'area, ma della città stessa, in quanto si aggiungono ad altri obbrobri passati per opere d'arte.

I bias sono utilizzati per prendere decisioni veloci non soggette a processi critici, al giudizio: a Foggia, in questo e altri casi, la consultazione di studi scientifici, oggi disponibili anche in rete, o semplicemente  di studiosi specifici, viene sconosciuta o ritenuta inutile persino dagli addetti ai lavori che, in casi simili, hanno dato prova di elucubrare false etimologie; ma che paiono aver problemi nell'aprire un dizionario dove troverebbero, per esempio, che (via) pescherìa indica il luogo del mercato del pesce mentre peschièra una vasca per pesci. Dal comune uomo della strada, alla persona "colta" sembra predominare, in un'epoca di iperspecializzazioni, una approssimata, ma pur accettata, conoscenza seducente come un lustrino, ne risulta un continuo riprocessamento di consuete informazioni spesso non pertinenti. 

Un esempio: ha molta fortuna a Foggia un artificiale toponimo di epoca classica, Argos Hippium, usato da Plinio (I secolo d.C.) che così rendeva: Ἄργος ῞Ιππιον (Argos Hippion) di Strabone (fra il I sec. a C. e il I d. C.) Geographica V, I, 9, e ripreso da Servio nel IV sec. in un commento virgiliano. Argos Hippium è solo una invenzione colta, detta paronomasia, non rispondente a una reale situazione socio-linguistica e topografica, infatti non entra nemmeno nella successione etimologica che ha portato i Romani a chiamare Arpi, al plurale, quella che si chiamava Arpa, un toponimo proveniente da Àrgipia, come Salpa da Sàlapia, passato poi a Salpi.

Diomede è legato alle isole Tremiti, a lui sacre, perciò dette Diomedee, connesse con sicurezza all'eroe: potrebbe persino essere stato Aristotele a farne cenno nel IV sec. a C. scrivendo: "Sulla tomba di Diomede nell'isola omonima: / ora l'omonima isola sacra ricopre Diomede / venerato da tutti gli abitanti del luogo." (dal greco). Nonostante qualche dubbio, che i due versi fossero di Aristotele, lo dà per certo Maria L. Notarangelo, a p. 51 del suo fondamentale Repertorio e commento delle fonti letterarie, pubblicato da Grenzi nel 2008 col titolo: Etnografia e miti della Daunia Antica. Nelle fonti antiche, Diomedea o Diomedee sono citate ben 14 volte, oltre la precedente, e per due volte è riferito agli uccelli delle isole, detti Diomedee, p. 60 e 82.

Per il toponimo Campi diomedei, invece, la ricerca archeologica, conclude: "Sito non identificato." Magda Niro, Campi Diomedei, in Bibliografia, topograf. della colonizzaz. greca in Italia etc., n°4, 1985, lo afferma dopo un puntiglioso esame delle fonti e dopo una attenta disamina degli studi in merito. Va precisato che Campi diomedei è spesso solo la traduzione odierna di una espressione genitivale: in campo Diomedis in Livio, mentre Diomedis campum in Silio italico, per cui meglio si renderebbe: Campo di Diomede, se non la pianura di Diomede, come riportato nei testi originali qui sotto aggiunti. Per questo toponimo mi limiterò alle poche citazioni antiche escludendo quelle di commento, talora inaffidabili

La prima indiretta attestazione è in Strabone (Ivi, VI, 3, 9) che non cita il toponimo ma il dominio di Diomede sulla pianura (πεδίον = pedíon) affermando: "Tutte e due queste città (Canosa e Arpi, n.d.r.) le fondò Diomede; e così della pianura come in molte altre parti si trovano segni del dominio che Diomede ebbe in quei luoghi." (dal greco). Il toponimo non è formulato, trattandosi solo di generiche memorie dell'eroe, in un'area, una pianura: πεδίον (pedíon), che andrebbe da Arpi a Canosa, due antiche città daunie.

La seconda attestazione si deve a Livio (25, 12, 5 e 7) che cita il Campo di Diomede nel contesto di una predizione, contenuta in una raccolta di profezie custodite gelosamente a Roma: i Carmina Marciana. Da questo sacro testo Livio estrae i seguenti versi che riguardano la battaglia di Canne: "Amnem Troiugena Romane, fuge Cannam, ne te alienigenae cogant in campo Diomedis conserere manus" Ossia: 'O Romano, discendente di Troia, fuggi il fiume Canna, acché gli stranieri non ti costringano a combattere nel campo di Diomede." Che meglio si rende: 'nella pianura di Diomede': l'eroe aveva battuto i Troiani, presunti antenati dei Romani, per cui combattere a Canne non sarebbe stato di buon augurio, da ciò la disfatta di Canne. È la prima vera citazione del toponimo, ma non sembra riguardare il nostro territorio, bensì l'area della battaglia di Canne. Su questa linea si pone anche Plinio, Silio Italico e Dione Cassio che nei suoi frammenti in greco restringerebbe ancor più l'area del toponimo al sito di Canne.

Sempre in relazione alla profezia sulla infausta battaglia di Canne, si legge nei Punica di  Silio Italico, VIII, 240, "Vellantur signa, ac Diva ducente petamus / infaustum Phrygibus Diomedis nomine campum. / Dumque Arpos tendunt instincti pectora Poeni / (...) " ossia: 'Muoviamo le insegne, e sotto la guida della Dea / andiamo verso una pianura (campum) di malaugurio per i Frigi a causa del nome di Diomede. / Mentre i Punici eccitati si avviano ad Arpi (...)..' (Trad. Mario Massimo). Con: Frigi si indicano sempre i Troiani, di cui i Romani si sentivano discendenti. Anche Arnobius (255 -327) parla della rotta di Canne avvenuta nei Diomedis campi.

Qui ci si può anche fermare. Ricapitolando: 1. Strabone non usa il toponimo, ma afferma che Diomede abbia lasciato molti segni nella pianura fra Arpi e Canusium. 2. Per Livio, Plinio, Dione Cassio: il sito di Canne sarebbe costituito dai Campi di Diomede. Afferma Magda Niro (Ivi, p. 321) "Non sembra pertanto possibile valorizzare esclusivamente la tradizione ‘liviana’ e basarvisi per collocare i C.D. lungo l'Aufidus (von Sybel C 1884) o tra Canusio e Canne (Corcia C 1847); (...)." Altre localizzazioni sono state discusse con esito negativo. A prescindere: Virgilio afferma che Diomede fondava la città di Arpi nei campi Iapigi del Gargano: "ille urbem Argyripiam (...) Gargani condebat Iapygis agris.", Aeneis, XI, 246-7.

L'incerto toponimo può non riguardare Foggia ma, per le poche e incerte citazioni, un'area da precisare: perciò Campi diomedei non era applicabile all'area dell'ex Ippodromo presso la Villa Comunale in cui pure insistono di due villaggi neolitici. Lo scrivente, già docente di storia, ebbe ad interessarsi degli aspetti culturali e linguistici dei loro abitanti, dei quali sono stati ritrovati i resti di un bambino nella villa Comunale e di un adulto nell'ex Ippodromo, nel 2005 apriva il convegno "Encuentro de mundos" presso l'Università di Rosario (S. Fe) con un contributo: Foggia: mito e mito minore nella terra di Diomede. In seguito pubblicava: Come parlavano i "Foggiani" del Neolitico, in linea con le speculazioni di insigni glottologi e per la Puglia di Francesco Ribezzo che curò la Stazione neolitica di Francavilla Fontana (ASP, 1952, 1-4, in cui si cerca di ricostruire la lingua parlata dai neolitici. Entrambi gli studi furono pubblicati in NR, Griselda. Lingua, mito e mito minore nella terra di Diomede, Foggia, 2010, pp. 74-91, e pp. 111-118. Ma per conoscere la straordinaria importanza della preistoria nella Provincia di Foggia e della Puglia, non c'è bisogno di essere docenti di storia o glottologi, basta aprire Wikipedia ed è un concerto che fa della nostra terra una delle più interessanti aree preistoriche d'Europa, a partire dal sito di Pirro Nord, ad Apricena, ov'è attestata la più antica presenza dell'uomo in Europa, 1,8 milioni di anni. Per non parlare dei cavalli della Grotta Paglicci cui qualcuno a Foggia ha affiancato un ridicolo equino appeso a un palazzo.

Scartato Campi Diomedei, quale avrebbe potuto essere il nome dell'area dell'ex Ippodromo? L'unico possibile era: Parco neolitico John Bradford, giusto per un atto di riconoscenza a un aviatore americano che ci aprì gli occhi, con le sue foto aeree, sui tanti villaggi neolitici presenti in Capitanata fra cui quello di Passo di Corvo è il più vasto. Nel parco avrei visto anche un monumento, connesso per la sua fattura al neolitico, dedicato al nostro Bradford, invece degli orribili tralicci che la Sindaca caldeggia. Diomede è un personaggio dell'epoca del ferro che inizia nell'XI a. C. quando il periodo neolitico si era concluso da tempo, per cui questo toponimo rasenta l'assurdo, una sorta di ossimoro culturale. Peraltro i nostri arruffoni dell'Osteria della Luna piena, hanno bruciato la vera vocazione dell'area del Parco che, pur collegata al neolitico, reca il nome di Diomede, e quindi hanno sprecato anche il nome dell'eroe cui si sarebbe potuto dedicare un'altra area evidenziando il suo ruolo fondativo, per il nostro territorio, e su cui si veda il mio studio Diomede eroe daunio, "l'Attacco" 10 V 2023. Un raro esempio di banalizzazione dei nostri valori culturali più pregnanti. Foggia viaggia così: un treno in discesa che prenderà la corrente dai tralicci con chiavi inglesi in cima, gabellate per mani che sostengono i cuori pulsanti, e che contribuiranno a suggellare la nostra marginalità.

Nando Romano

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testatina dillo al direttore WEB

 

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