Pini abbattuti in piazza Sant’Eligio: senza le chiome vengono fuori le bellezze storiche e architettoniche

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L’abbattimento dei pini presenti nella storica Piazza Sant’Eligio è certamente uno dei temi più discussi nelle ultime settimane in città. Come dimostrato in più occasioni la sensibilità dei foggiani nei confronti del verde urbano è sempre stata alta; gli abbattimenti di alberi anche con amministrazioni precedenti non sono mai stati visti di buon occhio non solo dagli ambientalisti, ma finanche da buona parte dei cittadini. Basta ricordare ciò che accadde in via Napoli con l’amministrazione Landella o l’attenzione impiegata per il verde urbano dei Campi Diomedei. Da qualche mese, ormai, cioè da quando Piazza Sant’Eligio è stata interessata da lavori di rifacimento pressoché totali del luogo, l’attenzione dei foggiani si è spostata sui pini che fino a non molto tempo fa ornavano la piazza. In più occasioni – bisogna ammetterlo – l’assessora all’ambiente Lucia Aprile ha spiegato la necessità di abbattere gli arbusti pericolanti, assumendosene – e anche qui bisogna dargliene merito – ogni responsabilità sulla necessità di tagliare gli alberi pericolanti o in stato di pericolo, abbattimenti che sono aumentati a lavori in corso (dai 26 iniziali, ne sono stati eliminati poi tutti, ndr) spiegando le ragioni di quella comunque drammatica decisione. Eppure, come sovente accade in queste situazioni, le idee si spaccano creando i classici due fronti tra favorevoli e contrari. Ma comunque la si pensi, una cosa è certa: basta farsi un giro in quel posto per avere un nuovo colpo d’occhio. D’un tratto si riscopre la bellezza del Cappellone delle Croci, o della Chiesa di Santa Maria di Loreto (chiesa di Sant’Eligio), posta lì di fianco, la stessa con una cripta appartenente al 14esimo secolo, o ancora della confraternita dei Frati Cappuccini della Chiesa di Sant’Anna, la stessa che ospitò Padre Pio prima che il Santo con le stimmate venne poi trasferito a San Giovanni Rotondo.  Insomma basta recarsi a Piazza Sant’Eligio in questi giorni per sentirsi circondati da cotanta bellezza che veniva in qualche modo soffocata, ombrata. E non di certo per colpa degli alberi, sia chiaro, ma dalle solite scelte scellerate degli uomini rei di aver piantato e non aver curato i fusti. 

“La polemica su piazza Sant'Eligio è piena di spunti per un’analisi attenta degli interventi in città – spiega in un post l’architetto Franco Onorati - come al solito si pensa che l'intervento puntuale, ridotto a uno sterile "progettino di arreTro urbano" non incida sull'urbanistica e sulla l'identità collettiva. La verifica dell'intervento è da porsi  sulla verifica della valorizzazione delle quinte urbane esistenti sulla fruizione dello spazio. Appare scontato che l'Arco Trionfale sia l'elemento dominante del vecchio impianto del tratturo che conduce a l’Aquila. Lo stesso è in asse con la croce viaria posta davanti alla chiesa di San Giovanni Battista, ristabilire l'assialità ed eliminare, non per motivi ideologici, il monumento a Filippo Corridoni (definito l'arcangelo sindacalista) dovrebbe essere l'elemento generatore del progetto. Alla base quindi dell'intervento, di cui non si conosce la qualità, stante la valenza del monumento prospiciente lo spazio urbano, l'antica viabilità e i ruoli gerarchici delle preesistenze, la committenza dovrebbe avere un approccio con dei presupposti minimi per il miglioramento della qualità compromessa dai vecchi interventi episodici”.

“La zona che prosegue verso il centro cittadino è caratterizzata da una serie di detrattori di qualità urbana con una buona alberatura. La verifica della relazione con le stesse si rende necessaria, anzi obbligatoria, al fine di garantire un continuum verso la porta di accesso al centro storico di via Arpi. L'intervento di arredo urbano realizzato dalla AMICA e precedentemente la piantumazione degli olmi al margine della chiesa hanno interamente eliminato la percepibilità del monumento. Grazie al disastroso intervento lo stesso è scomparso”.

“Il Governo del Territorio è anche fatto di piccoli interventi che sommandosi portano ad "effetto urbano" una gradevolezza estetica della città - ribadisce Onorati - se fosse necessaria una pedonalizzazione dell'area e la modifica della viabilità occorre almeno porsi l'interrogativo. Occorre abbandonare la storicizzata idea che la manutenzione dello spazio pubblico sia opera minore o trascurabile sotto il profilo urbanistico. L'allocazione di risorse per la realizzazione degli interventi deve seguire specifiche coerenze non può essere demandata all'impiegato dell'ufficio tecnico essendo essa necessariamente frutto di una programmazione ed è di proprietà della memoria collettiva. E alla base di ogni intervento sarebbe necessario che vi fosse un approccio culturale teso a valorizzare la qualità urbana. Un filo coerente negli interventi che si sono succeduti negli anni c'è ed è caratterizzato dall'episodicità e dalla continua produzione di inestetismi” – ha poi concluso. 

“Premesso che la salvaguardia degli alberi è sempre necessaria, è oggi possibile ammirare tutta la bellezza di quel posto - spiega a l’Attacco Gianfranco Piemontese – il vero problema sta nel fatto che la nostra città ha il verde e vengono anche piantati gli alberi; ma quest’ultimi o vengono piantati e tutorati così da farli crescere sani e dritti oppure con le consuete raffiche di vento ci troveremo sempre con gli stessi disagi. Soprattutto se si piantano i pini: tempo 15 anni al massimo e cominciano a piegarsi. Piazza Sant’Eligio, in particolar modo, è un luogo molto ventilato. Ora se stavamo in un bosco la cosa poteva anche essere accettata, ma in un giardino pubblico o in una piazza, la questione deve far riflettere, perché poi in caso di incidente chi ne va di mezzo? La loro sostituzione, però, va fatta con alberi già adulti e non con alberelli di appena due metri. Magari essenze con una radicazione più profonda e da tutorare fin quando non si consolidano. Certo nella ripiantumazione si potrebbe pensare di lasciare scoperto il cono ottico che dà sulla chiesa del Calvario. Una ripiantumazione fatta come si deve, dunque con alberi grandi e tutori, che lascia libera la visuale, che dà cioè la possibilità di apprezzare le bellezze del luogo, potrebbe forse rappresentare il giusto “risarcimento” al danno fatto ai cittadini col taglio degli alberi”.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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