Consorzio ASI, i 5 anni di De Paolis: dal risanamento dei conti al muro contro le rinnovabili, ad Amazon

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Prima la nomina a commissario nel 2019, poi dopo un anno quella di presidente del Consorzio ASI di Foggia. L’ex commissario di Polizia Agostino De Paolis, sindaco di Accadia, è ora a fine mandato. Il suo quinquennio alla guida dell’ente pubblico economico di via Farina scadrà al termine del 2025. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello lo ha intervistato in redazione.

Che bilancio trae da questi anni?

La prima situazione incontrata da commissario era grave: l’ente viveva un grosso dissesto, da 6-7 milioni di euro. In più c'era un altro problema molto importante riferito all’agglomerato ASI di Foggia Incoronata per via del sequestro giudiziario da parte dell'autorità giudiziaria e dei carabinieri rispetto all'impianto depurativo, in cui erano presenti circa 5.000 tonnellate di materiale da smaltire. Quindi, sequestro dall'autorità giudiziaria, grosso disavanzo economico, soccombenza in diversi procedimenti giudiziari. Tutto questo, unito alla precedente situazione della nomina di Angelo Riccardi a presidente su cui poi intervenne l’Anac, fece sì che il presidente della Regione Emiliano nominasse un commissario. Il primo compito fu quello di risanare l'ente.

A che punto si è?

Fortunatamente è stato portato a termine in maniera egregia, perché dopo il mio insediamento già dall'esercizio successivo avevamo già quasi ripianato tutto. L'ente è oggi in attivo, cioè ha una situazione di bilancio in attivo da tre anni consecutivi. Significa avere delle somme da poter impiegare nella realizzazione di infrastrutture, dopo aver risanato un disavanzo notevole derivante da una serie di problematiche tra cui lo smaltimento delle 5.000 tonnellate di fanghi costato circa 1,5 milioni di euro. Poi c’era il problema del mancato funzionamento dell'impianto depurativo. In più c'era la questione legata alle soccombenze giudiziarie legate anche a questa controversia, al mancato inserimento in procedure fallimentari, c'era una soccombenza importante per oltre 3 milioni di euro in primo grado per i nastri trasportatori con l’impresa TME di La Spezia. E poi c'era una situazione debitoria derivante da consulenze esterne che costavano troppo all'ente.

Consulenze che servivano per compensare i deficit di organico o non solo?

Anche dovute al deficit di personale, perché c'erano situazioni che richiedevano organico. Faccio un esempio: fu dato un incarico esterno ad uno studio di Bari per definire l'inutilizzabilità dei nastri trasportatori. Quella è una spesa di diverse centinaia di migliaia di euro che si è rivelata, col tempo, un po’ inutile e superata nel momento in cui ci sono state richieste invece per l'utilizzo dei nastri stessi o comunque, se non per l'utilizzo funzionale, per la loro demolizione con somme a vantaggio dell'ASI e non a danno dell'ASI. L’Autorità di sistema portuale a un certo punto fece provvedimenti in cui diceva “o provvede il Consorzio ASI oppure provvedo io in danno”. Quindi l’ASI ovviamente si è dotata di studi.

Ma questo pacchetto di consulenze aveva una logica e un'ispirazione politica oppure no?  

Il mio compito, come commissario, era quello di risanare l'ente. In una riunione tenuta a Bari, presenti anche i componenti del cda, valutando ovviamente le risultanze di bilancio e tutte le delibere che erano state fatte che comportavano impegni di spesa, si era concluso dicendo che il Consorzio ASI era fallito, andava chiuso. Questa era la situazione. Quindi il salvataggio dell'ASI non è stata opera da poco, anche perché non si ha la possibilità, nel momento in cui c'è un passivo, di chiedere la pianificazione del passivo ai soci. I soci versano una quota annuale non sufficiente neanche per il funzionamento di parte dell'ente, perché si aggira sui 300mila euro l'anno. Le spese per il personale sono molto più elevate. Le quote dei soci non bastano soprattutto quando c'è necessità di potenziare il personale perché ci sono finanziamenti importanti ottenuti e tutte le procedure di gara che devono andare avanti. Nonostante abbiamo potenziato l’area tecnica e gli uffici, abbiamo da più esercizi consecutivi il bilancio in positivo. Non solo, le previsioni sono ancora superiori. Faccio un esempio: in quella controversia con TME, in cui eravamo soccombenti per tre milioni di euro, adesso siamo in attivo nel senso che la Corte d'appello si è pronunciata dando ragione all'ASI. Siamo in attivo di 1,5 milioni di euro, una somma che non contiamo nell’attivo perché la sentenza non è ancora definitiva ma quello è un grosso attivo. Così come sarebbe stato un grosso attivo quello derivante dallo smaltimento dei nastri trasportatori, che io avevo indicato come la via prioritaria fin dall'inizio, nonostante fosse venuta quella famosa impresa Seasif a paventare investimenti che secondo me non stavano né in cielo né in terra. Dunque un risultato innegabile è il risanamento completo dell'ente, che adesso funziona da solo, nonostante ci siano diversi soci morosi e anche da anni.

Chi sono i soci morosi? E da cosa dipende questa morosità?

Sono questioni anche legate all'amministrazione dei singoli Comuni, ci sono situazioni diverse. Ci sono anche dei Comuni per i quali è opportuna una modifica dello statuto e anche escluderli dalla compagine sociale, così come sarebbe opportuno far entrare nuovi soci che lo chiedono. Parlo per esempio del Comune di San Giovanni Rotondo, che deve uscire dalla compagine sociale perché non versa le quote almeno da 10 anni né è interessato dalla valorizzazione dell'area industriale. Quindi dovrebbe essere esclusa l'area di sviluppo che si è sviluppata in altra parte. Invece ci sono Comuni molto interessati in questa provincia, parlo da ultimo anche di Cerignola. Abbiamo avuto incontri col sindaco, a Cerignola non c'era un vero e proprio sviluppo dell'area industriale però c'è la possibilità che rientri in agglomerato ASI l'attuale area industriale.

Il Consorzio ASI dovrebbe essere lo strumento, la leva dello sviluppo di un territorio, in una fase in cui tra l'altro mancano enti di area vasta, come si diceva un tempo. Il tema vero è che mancano strumenti che governino processi generali. Ma tale ruolo viene percepito?

Per mia abitudine ho sempre proceduto con i risultati, non sbandierando risultati anche solo parziali. Prendiamo ad esempio la questione della piattaforma logistica, che era stata completamente abbandonata a un certo punto da tutti, anche dagli enti locali di questa provincia con un errore secondo me di prospettiva, perché una delle vocazioni più importanti del territorio è proprio la logistica. La piattaforma logistica non faceva parte di un investimento singolo, ma era studiata come un investimento complessivo che rendesse l'intera area del Tavoliere un'area dal punto di vista logistico all'avanguardia, non solo per il transito delle merci, ma anche per la lavorazione e per tutta una serie di cose. Questa visione di insieme non la può avere il singolo Comune, la deve avere un ente come il Consorzio ASI che agisce da ente pubblico economico. Però per fare questo noi ASI dipendiamo dall'assessorato regionale allo sviluppo economico e siamo controllati dalla Regione. Ma al tempo stesso abbiamo una visione complessiva dello sviluppo che passa attraverso la realizzazione di una serie di piani di insediamento dei singoli agglomerati che però è coordinata in un unico contesto. Quindi c'era il famoso triangolo Manfredonia-Foggia-Cerignola - che ovviamente poi quando c'è stata la questione di Borgo Mezzanone ha visto il coinvolgimento anche di quella zona - che doveva funzionare sul piano della logistica. Quindi quell'investimento è un investimento strategico, fondamentale.

Era uno dei due progetti pilota del Patto per il Sud.

Quando arrivai come commissario mi fu detto immediatamente che ormai era chiusa la partita perché sono quei fondi non sarebbero mai arrivati a Foggia. La decisione che invece io presi fu cercare di ribaltare una situazione che ci vedeva ormai fuori dai giochi, anche per questioni di tempo. E ancora adesso esistono. Io sono stato in consiglio comunale a Foggia in commissione l'altro ieri e proprio questo ho detto: i tempi per la realizzazione della piattaforma sono strettissimi. Siamo arrivati per il rotto della cuffia al traguardo, ma solo per la mia ostinazione. La questione era nota: c'è un concessionario (Lotras di Armando de Girolamo, ndr) e c'è un investimento, come discipliniamo l’investimento pubblico rispetto all'esistenza di un concessionario? C'era una proposta del concessionario, la proposta in parte accolta e in parte rigettata dall’ASI era stata portata all'attenzione della Regione che l'aveva bocciata dicendo che il percorso non era fattibile. Si trattava di un finanziamento di 40 milioni di euro, cui si accompagnavano gli altri investimenti, da ultimo quello che riguarda il collegamento ferroviario Manfredonia-Foggia, che è fondamentale. Quei 40 milioni di euro erano sostanzialmente persi perché la Regione ritenne che quella strada non fosse percorribile giuridicamente. L'idea è stata quella di rimodulare la proposta di partenariato che veniva da Lotras limitandola a una parte dell'intervento e staccando la parte più consistente di poco meno di 30 milioni di euro, facendone oggetto di un bando pubblico. Questa scelta, unita al fatto che anche il partenariato era una procedura ad evidenza pubblica, ha fatto sì che il nucleo di valutazione regionale dopo lungo combattimento approvasse la linea strategica che veniva dal territorio e che fino allora era stata costantemente bocciata. Il problema riguardava l'aiuto alle imprese, ovvero al concessionario esistente. Lo abbiamo superato nel momento in cui anche lì abbiamo fatto una procedura ad evidenza pubblica e abbiamo rimodulato i canoni di annuali che il concessionario versa all'ente. In tal modo abbiamo fatto quadrare tutto questo in modo che andasse bene pure per la Comunità europea. Ma prima si è dovuta convincere la Regione, poi si è dovuta convincere la Comunità europea. Insomma, un percorso complicatissimo, col nucleo di valutazione regionale che aveva due volte bocciato le proposte che venivano da ASI e quindi dal territorio. Quindi a quel punto anche la politica si era arresa, dando per persi i 40 milioni di euro. Abbiamo dovuto combattere due anni, io mi sono avvalso di consulenti che stanno a Milano e Roma i quali avevano curato partenariati pubblici privati. Qui non ce n’erano mai stati in provincia di Foggia, questo è stato il primo caso di partenariato pubblico privato. Quegli studi professionali avevamo curato, per esempio, la realizzazione, anche con forme di partenariato pubblico privato, della terza linea della metropolitana a Milano. Quindi è stato l'ausilio di questi giuristi e di questi tecnici che ha consentito al nostro ente di arrivare a una proposta concreta per la Regione e per la Comunità europea, salvando il finanziamento. Poi, a finanziamento ottenuto, ci sono stati altri problemi di natura burocratica. Questa è un’operazione che vale 40 milioni di euro ma che è collegata ad altri investimenti importanti, perché, per esempio, alcune realizzazioni stradali che stiamo facendo nell'agglomerato ASI sono studiati in virtù dell'esistenza della piattaforma logistica. Quegli investimenti sono tutti coordinati. Il privato concessionario aveva cercato di concordare con l’ASI una linea che dal punto di vista giuridico non stava in piedi in nessuna maniera. Quello che abbiamo realizzato è stata un'opera particolarmente complicata che alla fine ha visto soddisfatto lo stesso concessionario. E’ chiaro che è stato ridimensionato il progetto di partenariato rispetto a quello iniziale. Arrivati al traguardo di ottenere il finanziamento, nel periodo della gestione commissariale del Comune di Foggia chiedemmo le autorizzazioni a costruire perché senza quelle i cantieri non li apriamo.

Qual è la situazione attuale?

Passato il periodo commissariale, a fine 2013 si insediò la sindaca di Foggia. Da allora stiamo aspettando, a giorni, il rilascio delle autorizzazioni da parte del Comune di Foggia, che io ho sollecitato in commissione proprio perché ho indicato la linea sottilissima e un cronoprogramma serrato che ho dovuto rifare due o tre volte. Avremmo dovuto già esser partiti coi cantieri.

Da cosa è dipeso?

L’area tecnica del Comune di Foggia deve dare l'autorizzazione, ma succede sempre qualcosa che ancora non arriva. Mi dicono che domani arriverà da 5 o 6 settimane. Comunque arriverà, sembra che arriverà. L'impegno che io ho preso anche con la commissione è di aprire i cantieri nel giro di un paio di mesi. In commissione ho detto che noi abbiamo dovuto superare uno scoglio ministeriale e che siamo riusciti sostanzialmente a farlo in tempi rapidissimi rispetto ai normali tempi ministeriali, più rapidamente di quanto avviene qui sul territorio. Quindi c'è l'ultimo anello, poi si possono aprire i cantieri. Lotras realizza le sue opere, che sono poi le superfici coperte, in partenariato e ciò significa che metà sono fondi pubblici grossomodo, mentre l’altra metà sono fondi privati. Questo esborso di denaro garantisce a Lotras un diritto di prelazione sulla concessione. La procedura di partenariato perché era aperta? Perché abbiamo fatto un bando, quindi chiunque poteva partecipare a quel partenariato e soppiantare Lotras anche nella gestione della piattaforma, cosa che secondo me fortunatamente non è avvenuta perché si tratta di un'impresa locale. Però c'erano imprese di fuori interessate.

L'altra questione riguarda il depuratore.

Stessa questione: sequestro dell'impianto, mancato funzionamento, bisognava ottenere prima il dissequestro garantendo lo smaltimento dei fanghi. Garantire lo smaltimento dei fanghi significava chiedere ai soci le somme, ma i soci le somme non le emettono fuori per l'ASI. Allora era necessario ottenere un finanziamento per il progetto di rifacimento dell'intero impianto di depurazione che attualmente funziona. Nel frattempo sono cambiati i presidenti del Consiglio. Invitalia è la stazione appaltante e fa il progetto, nel quale noi facciamo rientrare lo smaltimento dei fanghi e recuperiamo somme che altrimenti non avremmo. In questo arco temporale i prezziari sono arrivati alle stelle, quindi il progetto che prima costava 6 milioni di euro adesso ne costa 9. Da qui la necessità che con i Fondi di sviluppo e coesione venissero previste le somme ulteriori occorrenti ad Invitalia per lo smaltimento e la realizzazione del nuovo impianto. Sono arrivate con l'ultimo accordo, quindi appena avremo i fondi Invitalia, che nel frattempo ha completato il progetto, potrà metterlo a bando e si farà il nuovo depuratore. E’ una cosa importantissima per l’agglomerato, tra l'altro per un agglomerato che mira a diventare Appea, cioè un modello dal punto di vista ecologico. In mezzo a tutto questo le note problematiche che riguardavano il centro commerciale. Per il depuratore va fatto il bando, vanno assegnati i lavori, smaltiti i fanghi e va fatta la realizzazione del nuovo impianto.

Quanto tempo ci vorrà?

Spero un paio d'anni, me lo auguro. Un'altra cosa abbiamo portato a termine, e che era importantissima prima di realizzare altre infrastrutture, è l'impianto di videosorveglianza finanziato dal Ministero degli Interni. Ci verrà consegnato a brevissimo e verrà fatto il collaudo. E’ una zona oggetto di atti predatori continui, l’ASI ha fatto l'impianto di illuminazione e hanno rubato tutti i cavi, tutti i quadri, etc. In una zona del genere, se non hai prima l'impianto di videosorveglianza, rischi di vanificare le altre infrastrutture realizzate. Faccio l'esempio della realizzazione di un importante parcheggio in un'area interessata dalla presenza dei camion che trasportavano pomodori e nella quale era stata chiesta una tangente. Noi abbiamo un parcheggio finito e depredato, che non è stato assegnato in concessione a soggetti che pure lo chiedevano. Va ripristinato, come stiamo facendo, e consegnato in gestione ai soggetti che dovranno occuparsi anche della sorveglianza, cosa che normalmente l’ASI non fa. Poi c'è il problema delle strade, quindi l'illuminazione. Abbiamo fatto interventi tampone. Una necessità che ovviamente non riguarda solo l’agglomerato di Foggia.

Con che fondi?

Usiamo l’attivo di bilancio, per alcuni interventi abbiamo finanziamenti regionali. Per l’agglomerato di Foggia abbiamo fondi regionali per 10 milioni di euro che riguardano interventi sulle strade, sull'illuminazione e per tutta una serie di altri interventi. Ma diventa un problema di competenza irrisolto. L’ASI realizza infrastrutture ma ciò deve andare di pari passo con la manutenzione delle infrastrutture stesse. Per quelle di nostra proprietà ovviamente la competenza è nostra, ma sulle strade - che per legge e in tutta Italia sono o provinciali o comunali o nazionali – noi realizziamo un nuovo collegamento, una rotatoria, quello che serve come è stato realizzato dove c'è il casello autostradale, ma poi dovremmo consegnarle al Comune di Foggia o all’Anas che si devono occupare della cartellonistica e della manutenzione. Allora gli interventi dell’ASI vanno benissimo e oggi abbiamo una rete stradale non dico sovradimensionata rispetto alle esigenze dell’agglomerato ma ben funzionante. Ma, come ho detto anche alla sindaca che ha mantenuto la delega relativa all’ASI, se nell'area arrivano 3.000 lavoratori specie da Foggia e arriva la clientela del centro commerciale anche da fuori, è logico che la manutenzione delle strade non la può fare l’ASI. Quindi è opportuno, e l’ho suggerito, che il Comune formalmente prenda in consegna la rete stradale e si faccia un piano per la manutenzione delle strade, anche perché c'è una questione legata ai lavoratori, che chiedono per esempio il ripristino della stazione di Incoronata oppure la realizzazione di viabilità alternativa per monopattini, biciclette e tutto il resto. Ma questo si deve concordare col Comune di Foggia.

Che risposta ha avuto dal Comune? Con che tempi?

Ampie assicurazioni. Sui tempi, speriamo che ci sia un occhio di riguardo per l'agglomerato. Un altro risultato importantissimo: il recente accordo tra il governo nazionale e la Regione ha visto il Consorzio ASI con un ruolo da protagonista, perché i finanziamenti al momento previsti direttamente per noi sono circa 60 milioni di euro da dividere tra i vari agglomerati. Abbiamo 28,5 milioni che riguardano la linea ferroviaria che collegherà l'area retroportuale di Manfredonia a Foggia, con l'elettrificazione della linea e collegamento con la piattaforma logistica di Incoronata. Il terzo collegamento era previsto con Cerignola, ma anche con Borgo Mezzanone, sul quale io avevo fatto un progetto per la creazione di un polo dell'agroalimentare che tenesse poi anche conto delle esigenze abitative di quelli che vivevano nel ghetto. Ora si sta probabilmente discutendo di come non perdere tali fondi. Speriamo che arrivino a una soluzione che non crei altri problemi. Il mio progetto, all'epoca di Draghi presidente del Consiglio, era di 140 milioni di euro e prevedeva anche la realizzazione di una serie di impianti dell'agroalimentare sul tenore di quelli che esistono attualmente in agglomerato ASI. Sarebbero stati investimenti importantissimi rispetto ad una spesa di 140 milioni di euro. Adesso si parla di 100 milioni di euro per fare solo le abitazioni, un intervento che non risolve il problema né porta sviluppo. Poi ci sarà anche il problema di chi dovrà gestire, mentre con la creazione di un polo dell'agroalimentare quell’area si sarebbe gestita da sola e poi era in zona ASI. Quella idea nacque in una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, erano d'accordo un po’ tutti compreso il Demanio. Poi dopo è finita là, sono cambiati i governi nazionali. Quel progetto aveva già una prima forma, saremmo dovuti andare a Roma a parlarne con Draghi per garantirne l'investimento. Poi sono arrivati i fondi ai singoli Comuni singoli, ma bisogna un po’ concertare la linea. Lì era previsto il terzo collegamento Incoronata-Borgo Mezzanone. Il nuovo polo dell'agroalimentare nascente a Borgo Mezzanone avrebbe avuto il collegamento diretto alla piattaforma logistica dell'Incoronata e al porto di Manfredonia. Avevamo fatto delle interlocuzioni iniziali col mondo dell'agricoltura, a finanziamento ottenuto avremmo realizzato forme di partenariato pubblico privato, sullo stile di quello fatto per la piattaforma logistica. Ci sarebbe stato un salto di qualità enorme per le imprese agroalimentari, con investimenti mirati per la prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Poi alcuni di fronte a un progetto simile si spaventarono, ma se tu non hai una visione  che guarda più lontano non puoi ben pensare a uno sviluppo del territorio, a combattere il caporalato semplicemente creando alloggi per gli stranieri. Era questa la visione che il territorio doveva avere. Mi hanno chiesto la progettazione, io l'ho data ai Comuni già da quando c'era Rotice sindaco di Manfredonia. Quelle progettazioni sono a loro disposizione.   

E i 60 milioni da fondi FSC e POC?

Sono previsti investimenti per la realizzazione di infrastrutture in tutti gli agglomerati. Stiamo avendo interlocuzioni dirette con i singoli sindaci degli agglomerati per studiare forme di investimento concordate. La maggior parte sono diretti all'agglomerato di Foggia, però consentono di far crescere in maniera notevole anche gli altri agglomerati che stanno crescendo, da Ascoli a Lucera, a San Severo.

In crescita vuol dire che ci sono insediamenti imprenditoriali?

Noi abbiamo venduto diversi lotti produttivi. Qual è il problema che è nato nel frattempo? Qui c'è una classe imprenditoriale che si muove tutta seconda la stessa direzione, la moda del momento è data dalle rinnovabili perché si guadagna facilmente. L'imprenditore è giusto che vada dove guadagna più facilmente ma non lo deve fare a danno del territorio. Intendiamo ampliare l'area di Foggia, ma le stesse cose stanno succedendo ad Ascoli Satriano, dappertutto. Sono arrivate numerose richieste per realizzare impianti fotovoltaici, piccoli e grandi, ma soprattutto grandi, in ciascuno degli agglomerati e che collidono con l'idea di sviluppo che io ho personalmente, ma che il territorio dovrebbe avere complessivamente che è quello della realizzazione di lotti produttivi o anche commerciali, nei limiti del 10%. Prima li potevano realizzare in ambito agricolo, poi è stato detto nel giro di 500 metri dalle aree di sviluppo industriale si possono realizzare anche con procedure semplificate. Le nostre aree industriali sono state assalite dalle richieste. Ma se io ho un piano che prevede che in quell'area o attraverso quell'area arrivi la linea ferroviaria da Manfredonia e tu su quelle aree chiedi la realizzazione di impianti fotovoltaici, avrai sicuramente una resistenza da parte mia e quindi si sono aperti tutta una serie di contenziosi davanti al TAR, molti dei quali conclusi a favore e altri diciamo ni. Ma nel frattempo la legge nazionale ha previsto che sia dentro gli agglomerati ASI la realizzazione degli impianti. Quindi, nel momento in cui il consiglio comunale di Foggia approva l'ampliamento, quell'area che al momento è salva per proprio per quelle battaglie che abbiamo fatto come ASI, sarà aggredita. Ma se io su quell'area ho fatto un programma, devo realizzare infrastrutture, illuminazione, strade, devo fare dei lotti produttivi, come faccio a realizzare tutto ciò e a far sviluppare il territorio se tu mi riempi di proposte di impianti rinnovabili?

Qual è la soluzione?

C’è una soluzione, come per tutte le cose, ma ci vuole una certa lungimiranza delle autorità politiche. A Lucera non succede tutto questo perché l’ASI è proprietaria dei lotti produttivi, avendoli espropriati. Se mi dessero somme per acquisire l'area oggetto dell'ampliamento a Foggia, anche con una partita di giro che io mi impegno a restituire, avrei risolto il problema delle rinnovabili. Non è che le rinnovabili non le vogliamo far fare, ma il piano di ampliamento dell'agglomerato ASI da 200 ettari prevede che 40 ettari siano destinati alle rinnovabili, ma facendoli dove diciamo noi e non vanificando gli investimenti. Questo piano è depositato al Comune di Foggia. Speriamo in una partita di giro, come è successo in altri agglomerati e che ci può dare la Regione consentendoci l'acquisizione delle aree. I proprietari di quelle aree sono perlopiù agricoltori. Oggi l'ex palazzinaro di Foggia va dall'agricoltore, fa un preliminare e poi si presenti in ASI dicendo “qua devo realizzare” e l’ASI non si può neanche opporre. A giugno scorso è entrata in vigore una norma nazionale che prevede che nelle aree industriali si possono realizzare impianti con una semplice comunicazione alla quale non ti puoi opporre. Allora se la comunicazione tu me la fai in maniera selvaggia io l'ampliamento non lo faccio neanche. L’area è già satura, per sciatteria del commissario è nato un impianto a biomasse. Dall'oggi al domani ce lo siamo trovato: il Comune gli ha dato l'autorizzazione, la Regione idem, mentre l’ASI si è opposta perché in questo punto non va bene. Le Regioni avrebbero dovuto legiferare in materia non contraddicendo la norma nazionale, cosa che le Regioni stavano facendo. Poi il ministro Pichetto Fratin ha scritto alle Regioni di fermarsi, perché ci sono ricorsi importanti pendenti al Consiglio di Stato e ai TAR. Darò questa nota del ministro alla commissione comunale, tutte le forze politiche dovrebbero muoversi altrimenti questo territorio non crescerà mai. A Bari fanno quadrato, qua no. Intervengano perché basta un inciso nella legge nazionale o nella legge regionale: fatti salvi le progettazioni per la realizzazione delle infrastrutture già in corso. Salverebbe tutta la situazione. Oppure ci date una partita di giro, acquisiamo le aree dagli agricoltori e le espropriamo. E a quel le rinnovabili le realizzano dove diciamo noi, 40 ettari nell’agglomerato ASI sono più che sufficienti. Siamo assaliti dalle richieste. Nel frattempo la Provincia sta facendo le conferenze di servizi e dà autorizzazioni a tutto spiano, nonostante il parere contrario dell'ASI. Il TAR ha accolto i nostri motivi aggiunti annullando il provvedimento autorizzativo della Provincia e però ha detto che comunque esiste una norma nazionale che prevede che nelle aree industriali si possano realizzare impianti rinnovabili. Della serie: se ti rifanno la richiesta non puoi dire di no. Lo sviluppo deve essere legato ai lotti produttivi, le rinnovabili non lo producono. 

Che dicono i grossi player delle rinnovabili, da Marcello Salvadori ad Antonio Salandra?

Se la realizzazione di impianto è quello che in questo momento più conviene loro, perché sono soldi facili, del fatto che si creino o non si creino posti di lavoro non frega niente. Di fronte alla mia opposizione, al muro che sto facendo muro da solo, l'imprenditore viene a sedersi al tavolo e dice di aver acquisito i terreni. Avevo cercato anche di avere un tavolo con tutti quelli che operano nel settore dicendo loro che, prima di muoversi per acquisire terreni, sarebbe stato più giusto concordarlo con noi ed avere l'autorizzazione del Consorzio. Allora alcune cose importanti si stanno facendo, per esempio a Manfredonia dove ci sono possibilità realizzative. Adesso credo che l’Autorità di sistema portuale sta aspettando la nomina del nuovo presidente sia per smantellare i nastri sia per concludere quel procedimento che riguardava l’ampliamento dell’area demaniale. Anche a Manfredonia molti terreni sono di proprietà dell'ASI, a Foggia no. Ecco perché dico di pensare ad un intervento che preveda una partita di giro, significa che restituiremo dopo aver venduto i lotti produttivi. Già ci sono le possibilità sotto questo punto di vista, abbiamo ripreso anche contatti importanti per realizzare interventi notevoli nell'area di Foggia, oltre all'ampliamento del centro commerciale.

Dentro questo piano di ampliamento per quanto riguarda il commerciale che spazio c’è?

E’ previsto, in linea con tutte le ASI italiane, che il 10% complessivo delle aree possa essere destinato a fini commerciali. E’ così con l’attuale superficie, così come col nuovo agglomerato ampliato e portato a circa 200 ettari si tratterà al massimo di 20 ettari. Poi c’è da tener conto delle aree verdi, delle aree a servizi, etc. L'altro vantaggio che deriva dall'acquisizione dei suoli da parte dell'ASI è legato ai prezzi più bassi. Mettiamo che venga ad investire Amazon, perché c'è un discorso aperto con Amazon e siamo in trattative. Non ne parlo perché se no finisce come con Zamparini. Dal privato, che sente tale nome, si sentirebbe sparare prezzi folli col risultato che Amazon se ne andrebbe altrove. Ma se quei terreni fossero dell’ASI venderemmo senza problemi, come avvenuto di recente a Lucera.  

Oltre ad Amazon ha la sensazione che ci siano investitori pronti?

Ci sono importanti iniziative, molte delle quali sono veramente assurde che siano in piedi come era quella di Seasif e come un'altra iniziativa, sempre a Manfredonia, nell'area oggetto della cessione all'Autorità portuale.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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