Perruggini: “Mai più terrorismo, servono riconciliazione e verità. Mio zio poliziotto fu ucciso da Prima Linea”

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Aveva 12 anni Potito Perruggini Ciotta, oggi presidente dell’Osservatorio nazionale Anni di piombo, quando suo zio brigadiere Giuseppe Ciotta fu ucciso nel marzo ’77 da Prima Linea, organizzazione terroristica di estrema sinistra. È lui ad aver ideato insieme all’Università di Foggia l’evento di portata nazionale “Mai più terrorismo: informazione e dialogo verso la riconciliazione e la pacificazione nazionale”, che si terrà lunedì dalle ore 10.00, presso l'aula magna del dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo daunio.

Un convegno che segna l'inizio di un percorso che toccherà tutte le Università italiane, con l'obiettivo di sensibilizzare e promuovere una riflessione profonda sul tema del terrorismo e delle sue conseguenze nella storia del Paese. L'iniziativa, che gode dell'alto patrocinio del Senato, della Camera dei Deputati e della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), si propone di affrontare un tema delicato e complesso attraverso il dialogo e la condivisione di esperienze, con un focus particolare sulle storie di due giovanissime vittime del terrorismo quali lo studente milanese Sergio Ramelli, ucciso nel ’75, e il giovane barese Benedetto Petrone, ucciso nel ’77.

Sono previsti gli interventi della presidente CRUI Giovanna Iannantuoni, del presidente ANVUR Antonio Uricchio, del rettore di Unifg Lorenzo Lo Muzio, della prorettrice vicaria di Unifg Donatella Curtotti, come pure del giornalista ed esperto di terrorismo Giovanni Fasanella, dell’ex dirigente di Prima Linea Sergio D’Elia (poi parlamentare, attuale segretario dell'associazione Nessuno Tocchi Caino). Perruggini Ciotta  porterà la voce delle vittime e dei loro familiari. Ci sono state polemiche, nelle scorse ore, per l’organizzazione di tale evento, tra quanti si sono lamentati dell’accostamento di Petrone e Ramelli e chi ha stigmatizzato la presenza di D’Elia e l’assenza di associazioni di familiari di vittime del terrorismo.

“Nutro un vero dispiacere di fronte a queste polemiche. Bastava leggere il comunicato, estremamente chiaro”, dice a l’Attacco Perruggini Ciotta. “Non c'è stata alcuna omissione. L’evento è stato preparato in maniera equilibrata e bilanciata per consentire ai giovani di conoscere la storia di due vittime come Petrone e Ramelli, una storia che si incrocia nel tempo con la storia della mia vita, segnata dall’uccisione di mio zio poliziotto. Era originario di Ascoli Satriano e fu la prima vittima di terrorismo in Piemonte, nonché il primo poliziotto ucciso dai terroristi dopo il commissario Calabresi. Mio zio fu ucciso sotto casa sua un anno prima della tragedia di via Fani. Io avevo allora 12 anni, ho vissuto i 48 anni successivi mettendo insieme i ricordi e lavorando da oltre 15 anni quotidianamente a raccogliere documentazione affinché si arrivi alla tanto attesa riconciliazione e pacificazione a livello nazionale”, continua Perruggini Ciotta.

“Ho deciso di far partire questo evento da Foggia perché è la città dove vive la mia famiglia, la provincia che ha dato i natali a mio zio e perché io ho un legame viscerale con Foggia, pur risiedendo quasi sempre a Roma. Il rettore Lo Muzio e la protettrice Curtotti sono stati davvero illuminati nel concedere uno spazio per la riflessione collettiva su questo tema, che può dare un contributo alla ulteriore crescita di un Ateneo giovane che però in 25 anni si è già saputo porre tra i migliori Atenei medi italiani. E’ un tema che non va portato tanto nelle aule parlamentari quanto piuttosto nelle Università e nelle scuole, esattamente come dice la legge che ha istituito la giornata nazionale delle vittime del terrorismo. La data è stata individuata nel 9 maggio anche dopo una mia proposta, perché non si tratta solo della data del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro ma anche della data dell'uccisione di Peppino Impastato.

Sergio D’Elia è stato invitato per portare la propria testimonianza di uomo che ha contribuito a consegnare Prima Linea allo Stato. Nel suo messaggio di marzo del 1987 al Partito Radicale, D'Elia dichiarò di consegnare simbolicamente Prima Linea ai Radicali stessi, perché le sue forze vengano utilizzate per la nonviolenza e la democrazia. Usando le capacità che solo un'Università ha, dobbiamo trovare la forma per guardare il passato con gli occhi della storia andando verso un obiettivo più grande, che è quello della riconciliazione. Mentre rispetto all'accusa di aver dimenticato di invitare le associazioni delle vittime del terrorismo mi chiedo allora se sappiano costoro chi sono io. Fondai l’Osservatorio anni fa proprio in quanto familiare di una vittima del terrorismo. Peraltro fui colui che, con Alberto Torreggiani, promosse una grande manifestazione a Roma dopo la quale si ottenne, nel 2019, l'estradizione di Cesare Battisti. Questa iniziativa in Unifg non serve solo ai familiari delle vittime del terrorismo ma all'intera comunità nazionale, che merita verità e pacificazione”.

“La scelta dell’Università di Foggia di promuovere un’iniziativa condivisibile nel titolo, “Mai più terrorismo”, nel suo intento ecumenico cozza con la presenza di esponenti politici che si nascondono dietro le nostre nobili istituzioni per proseguire un’attività di divulgazione revisionista sulla storia di quei terribili anni del Paese e non solo”, afferma il segretario generale della Cgil di Foggia, Gianni Palma.

“L’intento di accomunare le drammatiche vicende di Ramelli e Petrone, nel ricorrente e diffuso ricorso al paradigma vittimario, cela vicende e storie processuali differenti pur trovandoci di fronte a due vittime innocenti. Gli assassini di Benny partirono da una sede del MSI barese. Chiocci e D’Elia sono ancora oggi sostenitori dell’innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna, nonostante ripetute sentenze passate in giudicato e le ultime vicende processuali legate a Bellini ricolleghino ancora una volta a quel sodalizio criminale neofascista le responsabilità”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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