La (secca) replica a Laronga: “Abbiamo denunciato senza avere risposte dalla Procura. Altro che società amorale”

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Sono state numerosissime le dichiarazioni di vicinanza e stima espresse sul web ad Antonio Laronga, il magistrato di Torremaggiore che ha deciso di andar via dal Tribunale di Foggia rinunciando a candidarsi per il ruolo di procuratore capo come successore di colui di cui è stato finora il braccio destro, Ludovico Vaccaro. Dopo 29 anni di servizio nel capoluogo daunio, Laronga ha spiegato tale decisione con frasi pesanti: “Questo è un territorio molto particolare. C’è una società civile che ha smarrito ogni senso morale, Foggia in particolare ha subito un tracollo etico difficile da commentare”. Dichiarazioni che, se hanno suscitato indubbiamente un corale moto di sostegno al giudice e scrittore di libri sulla quarta mafia di Capitanata, hanno al contempo anche fatto scaturire perplessità sul rischio di un’ennesima criminalizzazione del territorio. Servirebbe dare una risposta, ad esempio, a quanti negli scorsi anni e tuttora, hanno denunciato il presunto malaffare senza avere risposte da parte della Procura di Foggia. “Ho letto con attenzione le parole del dottor Laronga e, pur riconoscendo il profondo valore della sua carriera al servizio dello Stato e della giustizia, non posso nascondere una certa amarezza nel constatare che le sue affermazioni rischiano di alimentare una generalizzazione pericolosa”, afferma il naturalista foggiano Vincenzo Rizzi, vicepresidente della Federazione Nazionale Pro Natura. “La società civile non può essere etichettata in blocco come priva di moralità o disinteressata alle sorti del territorio. Esistono realtà – come il Centro Studi Naturalistici – che hanno sempre accolto con responsabilità l’invito delle istituzioni a denunciare irregolarità, abusi, crimini contro l’ambiente e il patrimonio collettivo. Le nostre non sono state segnalazioni generiche, ma denunce dettagliate e documentate, prodotte con spirito costruttivo e nell’interesse esclusivo della collettività”, continua Rizzi. 

“Tuttavia, a queste iniziative non è quasi mai corrisposto un riscontro. Emblematico, in tal senso, è il caso del Lago Salso: un’area di straordinario valore naturalistico, su cui abbiamo inviato molteplici denunce riguardanti un progressivo processo di degrado ambientale, dal prelievo abusivo di acqua fino alla trasformazione di oltre 150 ettari di habitat naturali in coltivi. Situazioni in parte confermate anche dai commissari straordinari inviati dallo Stato al Comune di Manfredonia. A oggi, nonostante la gravità delle segnalazioni, attendiamo ancora risposte concrete dalla magistratura. Analoga sorte sta colpendo un’altra zona umida di grande rilevanza ecologica, Ittica Carapelle, nella totale indifferenza delle istituzioni. Comprendiamo il senso di frustrazione espresso dal magistrato. È un sentimento che conosciamo bene. Ma proprio per questo invitiamo tutti – in particolare chi ha responsabilità istituzionali – a distinguere tra chi si limita alle dichiarazioni di facciata e chi, ogni giorno, in silenzio, continua ad agire sul campo. Esiste una società civile attiva, che non cerca applausi ma risultati, che non si esibisce nei salotti ma opera nei territori”. 

“L’amarezza del dottor Laronga dovrebbe essere canalizzata verso una maggiore apertura al dialogo con chi da anni offre collaborazione e propone soluzioni. Non servono nuove divisioni, ma ponti di fiducia. L’unico vero rischio che dobbiamo evitare è quello di scoraggiare proprio quei cittadini che ancora oggi credono nello Stato, nella magistratura e nei principi di legalità e giustizia. Il nostro appello è dunque semplice: non arretrare. Non cedere alla tentazione del disincanto. La parte più sana della società civile continuerà a lottare, con rispetto ma anche con la determinazione di chi non si rassegna al declino. Perché questa terra, la Capitanata, merita risposte, merita attenzione, e soprattutto merita giustizia”, conclude Rizzi, che è tra gli artefici del successo dell’Oasi Laguna del Re di Manfredonia, dove il recupero di una zona umida e la sua valorizzazione a fini naturalistici continuano a causare da anni minacce e ostilità. 

Dopo alcuni messaggi intimidatori di febbraio scorso contro Rizzi e il collega Maurizio Marrese, un ulteriore avvertimento è arrivato tramite social network pochi giorni fa e potrebbe esser legato a chi occupa abusivamente i terreni limitrofi: “Ricordatevi, da oggi finisce male nella Laguna del Re a voi quando portate le persone con i pullman o quando state da soli. Pensate che sia una minaccia o quello che volete, avvisate le forze dell'ordine e chi c**** volete. Da oggi nella Laguna del Re proprio la passerete malissimo state attenti”. 

Già nel 2022 Rizzi ed altri ambientalisti denunciarono il silenzio di Regione, forze di polizia e magistratura foggiana rispetto alle segnalazioni fatte sul Parco del Gargano in merito a fatti “ampiamente riconosciuti da Unione Europea e Ministero dell’ambiente”, oltre che dai commissari prefettizi che erano allora in carica presso il Comune di Manfredonia. “Chiediamo pertanto un incontro sia al presidente della Regione sia al procuratore capo di Foggia per chiarire il perché le denunce formulate dalle associazioni ambientaliste non vadano avanti, mentre altre al contrario hanno avuto un’evoluzione rapidissima”, scrissero con un appello finale proprio a Vaccaro. “Procuratore, una parte significativa della nostra società ha raccolto il suo invito a denunciare, ma è importante che lo Stato non giri le spalle a queste persone, altrimenti la legalità, in tutte le sue declinazioni, non sarà mai una realtà della nostra terra e continuerà ad avere la consistenza della nebbia”. 

A distanza di anni da quella denuncia sulla trasformazione di zone umide vincolate e tutelate in aree coltivate nulla è avvenuto. “Il fascicolo è stato aperto dalla Procura ma l’indagine non è mai arrivata a conclusione, nonostante ci fosse una documentazione fotografica del prima e dopo relativamente ai terreni, nonostante gli atti formali assunti dal Comune di Manfredonia dopo che la situazione fu certificata dai commissari straordinari”, dice Rizzi a l’Attacco. 

“Oggi la stessa trasformazione di aree umide in aree coltivate è in corso presso l’Ittica Carapelle senza che nessuno intervenga. Si sente tanto parlare di legalità ma spesso quando c’è da prendere posizione tutti si defilano. Mi piacerebbe che anche la Consulta provinciale della legalità si interessasse del tema della tutela del nostro patrimonio ambientale e dell’ente Parco del Gargano, partendo dal verbale dell’audizione in Commissione parlamentare antimafia del 2021”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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