Si è concluso, presso la Corte d’appello di Bari, il processo di secondo grado tra il Comune di Foggia da un lato e Raco Appalti srl e Raco srl in liquidazione, dall’altro, per i lavori di ristrutturazione del teatro Giordano. Raco srl in liquidazione aveva convenuto in giudizio il Comune di Foggia, affinché il Tribunale di Foggia lo condannasse al pagamento della somma di 3.474.662,73 euro, oltre interessi. A giugno 2023 il Tribunale daunio condannò l’ente municipale al pagamento, in favore della cessionaria Raco Appalti srl, della somma di 2.522.191,74 euro, oltre Iva e interessi di mora, nonché alla rifusione delle spese di lite in ragione della soccombenza. Una decisione ora ribaltata dal giudice di appello con la sentenza dello scorso 21 marzo con cui è stato accolto l’appello e, in riforma della sentenza di primo grado, è stato condannato il Comune di Foggia a pagare a Raco Appalti srl la somma di 567.718,36 euro, oltre Iva se dovuta e interessi di mora, oltre a pagare le spese di lite in favore di Raco Appalti srl (per il primo grado 15.456,30 euro per spese e 29.193 euro per compenso, per l’appello 26.155 euro). E, ancora, il Comune capoluogo è stato condannato a pagare le spese di lite in favore di Raco srl in liquidazione per 26.155 euro. “Il certificato di collaudo non ha assunto carattere decisivo e vincolante per l’amministrazione in merito alle riserve. Nulla spetta a Raco Appalti srl per l’anomalo andamento dei lavori, stante l’intempestività della riserva”, ha dichiarato la Corte d’appello.
Nel 2020 il consiglio comunale di Foggia, sindaco Franco Landella, dopo il parere negativo dell’avvocato dell’ente Antonio Puzio bocciò il via libera alla transazione da 1,7 milioni di euro con Raco Appalti srl.
“In politica il tempo è sempre galantuomo e la verità, prima o poi, emerge. Finalmente è accaduto anche per la famigerata vicenda inerente i lavori al teatro comunale Giordano e alla controversia tra il Comune e l’impresa Raco”, commenta l’eletto di minoranza Giuseppe Mainiero.
“La Corte d’appello di Bari ha finalmente scritto una parola di verità su un tema che mi ha visto sin dall’inizio in prima fila nel difendere le ragioni e i diritti dei foggiani. C’è un giudice a Bari, verrebbe da dire. Nelle 27 pagine della loro sentenza, i magistrati hanno fatto valere in larghissima parte le ragioni dell’appello promosso dal Comune di Foggia contro il giudizio di primo grado, che aveva condannato l’amministrazione al pagamento di circa 3 milioni di euro. Una follia, figlia evidentemente di una linea difensiva molto debole inizialmente adottata dall’ente. Mancanze che avevo a suo tempo denunciato in modo esplicito, spiegando come proprio la debolezza dell’impianto difensivo scelto dall’Avvocatura comunale sarebbe costata al Comune una sonora sconfitta in giudizio. Cosa che puntualmente è avvenuta, nonostante la querela che l’allora dirigente Domenico Dragonetti presentò contro il sottoscritto. Un atto decisamente sui generis, messo in campo da un dirigente contro un consigliere comunale nell’esercizio delle sue funzioni, che – atti e documenti alla mano – si batteva affinché i cittadini non sborsassero milioni di euro assolutamente non dovuti. Ovviamente la querela non sortì alcun effetto nonostante l'opposizione del dirigente all'archiviazione”, continua l’ex candidato sindaco.
“Oggi i magistrati della Corte d’appello confermano esattamente ciò che avevo sostenuto, in particolare con riferimento alla bocciatura del collaudo favorevole all’impresa operata dall’allora dirigente ai lavori pubblici, ingegner Potito Belgioioso. Un atto che da subito avevo invitato a tenere nella debita considerazione e sul quale costruire la difesa dell’ente, essendo la dimostrazione tangibile dell’infondatezza delle riserve avanzate da Raco. Una tesi interamente condivisa dalla Corte d’appello, che ha spiegato in modo puntuale come a rendere prive di rilevanza le rivendicazioni dell’impresa è proprio il diniego espresso con nota pec dall’ingegner Belgioioso, identificato dallo stesso collaudatore quale rup dei lavori (quindi, soggetto competente a decidere), il quale restituì il collaudo tecnico trasmessogli, avendo constatato la violazione degli artt. 223 – 225 del D.P.R. n. 207/2010. All’impresa Raco sono stati infatti riconosciuti soltanto i maggiori lavori realizzati extracontratto, 500mila euro circa. Sarebbe stata l'ennesima tegola sulla testa e sulle tasche dei foggiani, costretti a pagare oltre 2,5 milioni. Dopo la battaglia vinta contro Aipa-Mazal che ha portato all’internalizzazione del servizio di riscossione tributi con grandissimo beneficio per le casse comunali, oltre 4 milioni di euro all'anno risparmiati e destinati al risanamento finanziario del Comune di Foggia ora proprio per questo fuori dal predissesto finanziario. Siamo dunque in presenza di una ulteriore e significativa attestazione che la serietà del lavoro politico-amministrativo che ho svolto in assoluta solitudine e che continuo a svolgere quotidianamente con impegno, attenzione e dedizione porta i suoi frutti a favore della comunità di Foggia”, conclude Mainiero.
“Sono certo che anche sulla questione Amiu gli argomenti che ho ampiamente illustrato e sollevato presto troveranno accoglimento in altre sedi, nonostante la palese e imbarazzante inerzia dell’amministrazione Episcopo ed il silenzio calato sulla vicenda dopo la nomina dell'avvocato Ilaqua (il caso vuole che sia lo stesso avvocato della vicenda Aipa spa ma in quel caso difendeva le ragioni di Aipa contro quelle del Comune, ovviamente si tratta solo di una coincidenza). Sia l'affidamento ad Aipa spa che quello ad Amiu Bari spa avvennero con la giunta Mongelli, di cui Episcopo era assessora”.
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