Quanto fossero mancati, negli scorsi anni, il Giordano in Jazz e la centralità culturale della città capoluogo lo si capisce davanti alle interminabili file e alla sorprendente risposta di pubblico che a Foggia sta accompagnando ognuno dei sette appuntamenti della rassegna Pianoforti nelle chiese del centro storico. Sin dal primo concerto dello scorso 12 aprile con ospite il californiano Danny Grisset folle eterogenee hanno partecipato con entusiasmo ed attenzione, rivelando che ben oltre la nicchia degli appassionati di jazz c’è nella comunità foggiana e in quella provinciale una domanda diffusa cui serve rispondere con una programmazione di elevata qualità. E’ stato così anche ieri sera per il concerto del quarantenne pianista franco-martinicano Gregory Privat, svoltosi nel teatro Giordano (dove è terminata ieri un’altra deludente stagione di prosa) anziché in chiesa a causa della scomparsa di Papa Francesco. “La morte di Papa Francesco ha toccato e tocca ognuna e ognuno di noi, perché è stato il Papa di ognuna e ognuno di noi. Questa edizione di Giordano in Jazz aveva e ha nella diocesi un partner prezioso, e le chiese del centro storico sono state le location individuate per appuntamenti non di semplice intrattenimento, ma di riflessione e partecipazione anche e soprattutto interiore, perché la musica, così come la religione, è in grado di toccare le corde dell’anima”, ha spiegato in apertura di serata Mario De Vivo dal palco del Giordano. “Quando abbiamo appreso la tragica notizia ieri mattina, ci siamo interrogati sull’opportunità di fare e come fare il concerto in programma questa sera. Il Papa amava la musica e l’arte, e più volte ha incontrato artisti in Vaticano: confermare il concerto ci è sembrato quindi un modo rispettoso per ricordarlo e per omaggiarlo, un’occasione di raccoglimento per una comunità ristretta, un modo discreto per sentirsi parte, essere parte di un lutto collettivo. E ci è sembrato giusto farlo qui, in teatro, e dedicarlo al Santo Padre, che in un'enciclica seppe citare Vinicius De Moraes e il nobile verso di una sua canzone: “La vita, amico, è l'arte dell'incontro”. E l'incontro fra i popoli è stato il principio che ha messo in pratica”. Un ricordo doveroso, anche alla luce della proficua sinergia con la Diocesi del sempre più apprezzato monsignor Giorgio Ferretti.
L’iniziativa - organizzata dal Comune di Foggia-Assessorato alla Cultura e vede la collaborazione dell’Arcidiocesi di Foggia Bovino, del sistema regionale Puglia Culture e del Moody Jazz Cafè – sta regalando un cartellone ricco di concerti in alcune delle chiese più rappresentative della città. Il primo appuntamento è stato con Danny Grissett nella basilica cattedrale, sabato 13 aprile è toccato ad Emanuele Sartoris presso la chiesa dell’Addolorata, il 14 aprile c’è stato Daniele Pozzovivo nella chiesa di San Domenico, il 15 aprile nella chiesa delle Colonne invece si è svolto il concerto di Rosario Gioeni. Gli ultimi due appuntamenti sono quelli del 29 e 30 aprile: nella prima data, nella Sala Fedora del Teatro Giordano, ci sarà Giovanni Guidi; mentre il gran finale di mercoledì prossimo sarà col duo cubano Omar Sosa e Marialy Pacheco in Cattedrale.
Sono due appuntamenti che rientrano nella serie di eventi che si terranno in più di 190 nazioni nel mondo, in occasione dell’International Jazz Day, volto a celebrare il jazz come strumento di dialogo interculturale, pace e unione tra i popoli, in linea con le parole di Herbie Hancock, presidente dell’iniziativa: “Il jazz è un mezzo diplomatico per unire le persone in tutti gli angoli del globo”.
Uno dei più grandi fruitori di eventi culturali nel capoluogo è Tommaso Campagna, dirigente amministrativo dell’Università di Foggia, intellettuale dai gusti raffinatissimi. “Ciò che mi ha entusiasmato molto è stato vedere giovani e meno giovani insieme ad assistere a questi concerti, davvero belli”, dice a l’Attacco. “La strada è proprio quella della qualità. Rassegne di tal genere devono essere organizzate da persone competenti, come Carlo Dicesare, Nino Antonacci, Mario De Vivo. E’ importante che ai vertici delle istituzioni pubbliche del territorio ci siano persone che sappiano coordinare e gestire al meglio attività di questo tipo. La Capitanata è una terra che può offrire moltissimo, purchè ci siano proposte qualitativamente alte come quelle del Giordano in Jazz e altre manifestazioni in corso di svolgimento. Adesso parte a Foggia, per la prima volta, il FRU, Festival delle radio universitarie. Sono sicuramente esperienze importanti che la città deve vivere, Foggia cresce anche grazie a queste iniziative”, sottolinea Campagna. “Noi dobbiamo offrire ai 14mila studenti della città di Foggia proposte culturali di alto livello e soprattutto cercare di attrarre sempre più studenti internazionali e di altre regioni d’Italia”.
“Questi eventi restituiscono la speranza di vivere in una comunità dove la cultura riacquista centralità. Spero vivamente che queste iniziative proseguano. La direzione è quella giusta”, commenta con soddisfazione a l’Attacco Gianluca Ursitti, presidente dell’Ordine degli avvocati, presente anche martedì scorso.
Entusiasta dell’iniziativa l’avvocata e funzionaria pubblica Alfonsina Lombardi, che segue da lungo tempo il Giordano in Jazz. “Investire nella qualità secondo me paga sempre”, dice a l’Attacco, “perché da un lato si viene incontro a chi apprezza qualunque tipo di manifestazione culturale godendosela e dall’altro è un modo anche per educare la cittadinanza alla cultura, alla bellezza, all’ascolto della musica. Serve quindi per far crescere culturalmente una comunità e chi di suo non ha una preparazione e un’attenzione. Le lunghe file registrate ai concerti di questa rassegna me le spiego perché c’era tanta voglia di concerti, di socialità, di ritrovarsi. Ma ha giocato anche un ruolo fondamentale la gratuità dei concerti, perché in questo modo anche i non appassionati di jazz, che non avrebbero presumibilmente comprato il biglietto, si sono avvicinate all’ascolto e magari un domani diventeranno pubblico pagante. Non va dimenticata nemmeno l’idea di ospitare i concerti nelle chiese: ha attratto molte persone legate al mondo cattolico, che sono state incuriosite”, conclude Lombardi. “Ben vengano, quindi, altre iniziative culturali, specie di musica, perché la musica unisce, distende gli animi, rallegra, compatta la cittadinanza e acquista uno sguardo diverso sugli amministratori e sulle istituzioni impegnati ad offrire bellezza”.
Concerto e acquisto di album, firmato da Privat, anche per l’ingegnere ed ambientalista Matteo Orsino. “Ci voleva proprio il ritorno in auge del Giordano in jazz dopo anni di oblio e sospensione”, afferma a l’Attacco. “Originale anche l'abbinamento con le chiese del centro storico, occasione per riscoprire una parte della città lasciata a sé stessa da troppi anni. Le lunghe file per accedere dimostrano che a Foggia c'è sete di cultura. La musica, poi, ingentilisce gli animi e a Foggia ce n'è bisogno. Un mio sogno? Sarebbe vedere qui il maestro Paolo Conte in occasione della prossima rassegna”. Un pubblico davvero eterogeneo, come dimostra la presenza di nomi noti dell’imprenditoria locale agli appuntamenti del GiJ: da Giacomo Mescia a Umberto Sacco, a Carlo De Bellis.
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