Attendiamo la sindaca al varco il 5 maggio, gliele canteremo”. Non sono voci dell’opposizione a parlare, ma pezzi di quel campo largo progressista che a Foggia nell’autunno 2023 trionfò eleggendo prima cittadina di Foggia Marida Episcopo. Il riferimento è, ovviamente, all’atteso vertice della coalizione di centrosinistra in cui la sindaca farà proprie comunicazioni e si terrà la verifica di maggioranza. Un “avvertimento” proferito subito dopo la lunga seduta di consiglio comunale di mercoledì scorso sul rendiconto della gestione 2024, un atto obbligatorio entro il 30 aprile che ha determinato lo slittamento della riunione di maggioranza dal 29 aprile a lunedì prossimo. Sono diversi gli elementi apparsi evidenti durante la seduta consiliare. Le forze minori che sin dallo scorso anno rivendicano con forza e costanza un assessorato, ovvero i socialisti (Stefania Rignanese e Mino Di Chiara) e Italia del Meridione di Pasquale Cataneo con l’aggiunta di Alessandro Mancini hanno votato il rendiconto ma intenzionate a farsi sentire con le consuete richieste nel vertice con Episcopo. Il M5S non nasconde ormai più, da settimane, tutta la propria esasperazione per l’impasse sul Piano urbanistico generale, di cui sollecita il completamento dando atti di indirizzo al progettista Francesco Karrer. Questa battaglia contiana, capitanata dal presidente della commissione ambiente e territorio Giovanni Quarato, si è però scontrata contro la disgregazione della maggioranza, che ha votato contro la proposta di delibera del super assessore decariano a lavori pubblici ed urbanistica Giuseppe Galasso sulla revoca del programma di housing sociale, ritenuto vetusto, superato ed incompatibile col PUG. Il M5S è stato la sola forza del campo largo a votare compattamente in favore della proposta di delibera. E’ per questa irritazione profonda che mercoledì scorso i pentastellati hanno fatto mancare il proprio voto sul rendiconto: assente la vicesindaca Lucia Aprile (“sta lavorando”), assenti i consiglieri Quarato e Francesco Salemme. Alla fine dei due presenti in aula, ovvero il capogruppo Mario Dal Maso e Francesco Strippoli, ha votato sì al rendiconto solo il primo, mentre il secondo ha lasciato l’assise. Una strategia determinata dapprima dalla solidarietà verso Quarato e poi, con l’unico voto di Dal Maso, dalla volontà di non trovarsi contro gli strali alla “chi non vota il rendiconto è fuori dalla maggioranza”.
Dall’opposizione di centrodestra c’è stato allora chi, come il capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Amorese, ha tentato di acuire la distanza tra alleati di governo, dicendo ai contiani: “Chiedete all’assessore Galasso perché il lavoro sul PUG non va avanti, sebbene la commissione ambiente e territorio se ne stia occupando da tempo. Chi non vuole il PUG per primo è lui”. Ma i segnali di insofferenza e critiche più sorprendenti sono quelli giunti dal Pd. Sia il capogruppo Lino Dell’Aquila che Italo Pontone (che pure rappresentano aree diverse del partito) sono stati molto severi nei propri interventi, richiedendo o un cambio di passo alla sindaca o facendo capire all’esecutivo che servono maggior dialogo e coinvolgimento del consiglio. “Condivido ogni parola di Dell’Aquila”, ha detto, ironicamente, il meloniano Amorese.
Da un lato c’è lo scontro sul PIAO, il piano assunzionale, varato dal dirigente del personale e capo di gabinetto Giuseppe Marchitelli a quanto pare confrontandosi solo col segretario generale Alfredo Mignozzi, con Episcopo e con l’assessora al personale Daniela Patano. “I consiglieri sono furiosi perché Marchitelli, che ha confermato sé stesso nel ruolo per altri due anni, l’ha presentato in extremis alla giunta”, dicono da Palazzo di città. spiegando come mai il PIAO non sia stato approvato dall’esecutivo entro la scadenza di legge del 30 aprile scorso.
Dall’altro lato, dem e altri settori di maggioranza hanno anche chiesto coinvolgimento rispetto alla destinazione dei quasi 19 milioni di parte disponibile in bilancio, al punto che il dirigente finanziario Carlo Dicesare è dovuto intervenire per spiegare e ricordare che c’è un ordine di priorità fissato dal legislatore ed inderogabile. In questa situazione emerge anche un certo scollamento tra vertici provinciali ed eletti: se sull’housing il dominus Pd Raffaele Piemontese non è stato capace di allineare i suoi consiglieri, dopo la seduta di mercoledì scorso è apparso chiaro che sia lui che il coordinatore provinciale M5S Mario Furore non hanno un’interlocuzione costante e una concertazione con Episcopo. Lo stesso vicepresidente della Regione sarebbe da tempo rassegnato ad una sindaca che “non ascolta”.
Come anticipato su queste colonne, infine, c’è stato un chiaro ed effettivo avvicinamento dell’eletto di minoranza Antonio de Sabato alla maggioranza: il voto favorevole al rendiconto dell’ex candidato sindaco, finora protagonista di durissime critiche ad Episcopo&CO, è considerato il preludio del passaggio nel campo largo e si spiega alla luce della volontà di de Sabato di candidarsi alle elezioni regionali d’autunno nelle liste di Antonio Decaro. Insomma, nel campo largo si prevede una resa dei conti infuocata lunedì prossimo.
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