Foggia, caso Emanuele scuote Palazzo di Città: vent’anni in una casa ERP poi la riconsegna, lui chiarisce

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Per quasi vent’anni Davide Emanuele, attuale assessore comunale e segretario cittadino del Pd, ha abitato in un alloggio di edilizia residenziale pubblica a Foggia. L’immobile, un appartamento di 49 metri quadri situato in via Ammiraglio da Zara 9, è stato riconsegnato spontaneamente lo scorso 27 marzo 2025, ma la vicenda — rivelata dal quotidiano l’Attacco — continua a sollevare dubbi e imbarazzo nel centrosinistra foggiano.

Secondo quanto emerso, Emanuele risultava assegnatario legittimo dell’alloggio dal 2006, subentrando per voltura alla zia con cui conviveva e che era deceduta in quell’anno. Arca Capitanata, l’ente gestore delle case popolari, ha chiarito che fino alla riconsegna l’assessore ha pagato regolarmente i canoni dovuti e ha mantenuto la residenza nello stabile. Tuttavia, non è mai stata aperta un’istruttoria per verificarne l’effettiva residenza né sono stati attivati controlli sulla situazione reddituale, nonostante il censimento previsto ogni due anni.

A far esplodere il caso, un esposto anonimo giunto ad Arca solo dopo la riconsegna dell’immobile, in cui si metteva in discussione la legittimità del possesso dell’alloggio da parte dell’assessore, alla luce del suo reddito e della proprietà di un’altra abitazione intestata alla moglie. Da lì, l’ente ha confermato che Emanuele sarebbe comunque decaduto per reddito, ma ha ribadito che la riconsegna è avvenuta prima della segnalazione e senza che vi fosse bisogno dell’intervento della Polizia municipale.

“Il rilascio è avvenuto su mia iniziativa, con una comunicazione spontanea ad Arca”, ha dichiarato Emanuele, difendendosi dalle accuse e precisando che non si tratta di una casa popolare in senso stretto, ma di un immobile assegnato nel secondo dopoguerra a famiglie sfollate, poi ristrutturato e rifinito a spese degli stessi assegnatari. “Una storia a sé stante — ha aggiunto — che ha visto escluse solo alcune palazzine dal riscatto già concesso ad altri nuclei”.

A difendere l’assessore è intervenuta anche la sindaca Maria Aida Episcopo, che ha parlato di “toni ingiustificati” e di “una vicenda chiarita con trasparenza e documenti alla mano”. Ha inoltre precisato che il Comune non ha mai ricevuto segnalazioni sul caso.

Ma il caso continua a far discutere. Alcuni osservatori si chiedono come mai Arca non abbia mai rilevato eventuali superamenti della soglia reddituale (il doppio del limite d’accesso ERP, pari a 30mila euro annui) e come mai non siano stati effettuati controlli sulla reale residenza dell’assessore. Dall’ente fanno sapere che, in caso di sospetti, è possibile agire anche fuori dai tempi del censimento. Tanto più, sottolineano fonti interne, che trattandosi di un amministratore pubblico con redditi dichiarati, ogni verifica sarebbe stata agevole.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono i precedenti rapporti di Emanuele con Arca: negli scorsi anni l’assessore avrebbe ricevuto un incarico legale dallo stesso ente, mentre era già inquilino e ricopriva un incarico pubblico, e si ipotizza anche un legame di parentela con la funzionaria responsabile dell’ufficio legale e anticorruzione di Arca. Elementi che alimentano sospetti e polemiche in città.

Intanto Emanuele rivendica la propria correttezza e auspica che il clamore mediatico possa almeno aiutare gli altri inquilini della palazzina di via Da Zara a ottenere finalmente il diritto al riscatto dell’immobile. Ma resta l’amara constatazione: per quasi due decenni, un alloggio ERP è rimasto nella disponibilità di un soggetto che probabilmente non aveva più i requisiti per occuparlo, mentre altre famiglie ne avrebbero avuto urgente bisogno.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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