Amiu: i retroscena del caso Ammirati, dal consiglio del prefetto ai quattro candidati, alla scelta finale

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“L'affidamento dell'incarico di security manager di Amiu Puglia - sede di Foggia in favore del signor Silvano Ammirati ha natura altamente fiduciaria per cui non si ritiene applicabile ad una siffatta fattispecie alcuna procedura di evidenzia pubblica”. E’ questa la risposta fornita dalla società in house barese del servizio di igiene urbana, lo scorso 23 giugno, dopo l’esposto inviato dall’avvocato Oreste di Giuseppe per conto del cerignolano Francesco Ferraro, candidatosi invano per il ruolo, e la richiesta di accesso agli atti. Fu l’Attacco a fine aprile a rivelare in esclusiva quanto era avvenuto in Amiu a Foggia, ovvero che i membri foggiani del cda – il contiano Fabrizio Baia e la piddina Colomba Mongiello - avevano chiesto ed ottenuto anche nel capoluogo daunio, come a Bari, la presenza di un security manager che permetta di migliorare i controlli interni, destinato ad interfacciarsi con direzione, cda e eventualmente con le forze di polizia per prevenire o arginare eventuali situazioni di rischio. Del resto non va dimenticato che la spa è stata assoggettata dalla Prefettura di Bari al monitoraggio per un anno da parte di tre esperti esterni volto a limitare il pericolo di condizionamenti malavitosi. Su queste colonne fu svelato come il neo assunto security manager fosse l’ex commissario capo della Questura foggiana Silvano Ammirati, che si è occupato principalmente di contrasto alla criminalità organizzata nella Digos. Negli atti di Amiu si legge che “a seguito di interlocuzioni assunte dai consiglieri delegati (Baia e Mongiello) coi candidati e col prefetto di Foggia, di cui è stata puntualmente informata la presidente (Antonella Lomoro, ndr), è stato individuato Ammirati”, erroneamente chiamato Stefano, per un incarico della durata di un anno a fronte di un corrispettivo complessivo di 28mila euro lordi. 

Il compito del security manager “comprende definire ed implementare, per la durata della collaborazione, un piano aziendale di sicurezza”. “Seguendo l'intrapreso percorso aziendale volto a sviluppare ed attuare strategie, politiche e piani operativi finalizzati a prevenire, a fronteggiare e a superare eventi (dolosi e/o colposi) che possono nuocere alle risorse materiali, immateriali ed umane di cui l'azienda dispone o di cui necessita per garantire l'adeguata realizzazione della sua mission, il committente conferisce al collaboratore l'incarico di definire, implementare ed ottimizzare, per la durata della collaborazione, il piano aziendale di sicurezza (nella triplice accezione di security, emergency e safety) presso l'unità operativa di Foggia, attraverso le seguenti azioni: interpretazione dei rischi specifici connessi alle attività esercitale dall’azienda; ricognizioni operative delle sedi aziendali e degli ambienti potenzialmente esposte ad azioni criminose; programmazione di misure di prevenzione, conduzione e difesa del patrimonio aziendale finalizzate a costituire una organica filiera di security; selezione ed implementazione di sistemi e tecnologie appropriate per la difesa del patrimonio aziendale e delle risorse umane; accesso ai sistemi di video­sorveglianza e/o di altre tecnologie difensive; analisi dei comportamenti e fissazione di regole di condotta in caso di eventi criminosi; formazione dei preposti alle tecniche di comunicazione (sulla sicurezza) all'interno del contesto aziendale e con i servizi delle forze di polizia; interazione e comunicazione anche diretta con le forze di polizia in caso di emergenze da eventi criminosi; monitoraggio dell’effettiva applicazione ed efficienza delle misure del piano aziendale di sicurezza”, si specifica nel contratto di collaborazione coordinata continuativa firmato da Amiu con Ammirati.

Nelle scorse ore l’esposto di Ferraro, diffuso dalla stampa locale, ha provocato varie reazioni sul web, comprese quelle polemiche di chi ha preso le parti del cerignolano e si è chiesto perché sia stato preferito un poliziotto, insomma una personalità dal profilo diverso rispetto a quello, estremamente tecnico, di un security manager. In effetti il confronto tra i curriculum vitae di Ammirati e Ferraro fa ritenere che fosse il secondo la persona dotata di competenze specifiche per quel ruolo. In difesa dell’assunto è intervenuto anche l’ex commissario capo della Questura foggiana Antonio D’Amore: “Il collega Ammirati, in quiescenza, ha diretto la 1 Sezione Criminalità organizzata della Squadra Mobile della nostra città. È stato inoltre un responsabile sindacale stimato nella nostra amministrazione ma soprattutto all'esterno. Anche il sottoscritto è stato convocato per lo stesso incarico e se hanno scelto Ammirati è proprio perché conosce bene la situazione della nostra città ed in particolare il marcio che spesso regna in alcuni settori”.

Sono stati in totale quattro gli auto-candidati incontrati dai due membri foggiani del cda e da Lomoro nei colloqui: oltre a Ferraro, Ammirati e D’Amore, anche un altro ex poliziotto come Mario Perciato, che ha lavorato in Prefettura per decenni. Stando a quanto trapela, Ferraro era sulla carta effettivamente la persona col curriculum più attinente all’incarico ma nel colloquio non risultò convincente né di fiducia. Mongiello (al pari del Pd) avrebbe preferito Perciato, il quale però si tirò indietro dopo il colloquio, temendo un carico di lavoro eccessivo e difficile da conciliare con la propria vita.

La scelta finale in favore di Ammirati sarebbe dipesa, secondo i beninformati, dall’accurato excursus storico fatto dal foggiano rispetto ai tanti fatti di cronaca seguiti a livello investigativo rispetto ad Amica prima ed Amiu poi, dall’inchiesta della Procura del 2012, che svelò le infiltrazioni mafiose nella poi fallita municipalizzata del servizio di igiene urbana, ad avvenimenti più recenti, come incendi alle auto di personale Amiu. Ammirati è dunque apparso come persona che, dopo aver seguito praticamente tutti i casi, aveva la migliore conoscenza delle dinamiche interne all’impresa e alla realtà malavitosa foggiana.

I beninformati spiegano che il consiglio dato dal prefetto di Foggia Grieco ad Amiu fu, mesi fa, quello di valutare l’affidamento dell’incarico di security manager ad un ex appartenente alle forze di polizia, suggerimento accolto da Lomoro. Da qui i contatti successivi con la Questura, ma a quanto dicono anche con Guardia di Finanza e Arma dei carabinieri. La volontà di Lomoro è stata di scegliere un barese per il capoluogo di regione e un foggiano per la città daunia.

“Il nostro obiettivo era ed è prevenire le infiltrazioni malavitose, Ammirati non è il “tecnico” ideale per la redazione di un piano per la sicurezza ma è la figura che più ci serve per il nostro scopo”, dicono dagli uffici di Amiu informalmente, chiudendo la polemica scatenata da Ferraro.

Nel proprio esposto Ferraro sottolinea di aver svolto il colloquio il 7 marzo scorso coi membri del cda, “anziché una commissione selezionatrice ad hoc data l’alta professionalità e il tecnicismo del profilo richiesto”, e di aver presentato un “copioso curriculum attestante la qualifica di senior security manager 3 livello e disaster manager”. Lamenta l’assenza di un bando e l’affidamento diretto, ma “in tema di reclutamento del personale le società in house devono adottare criteri che impongono l'esperimento di procedure concorsuali o selettive”, sottolineando l’amarezza dopo il confronto tra il proprio curriculum e quello di Ammirati. Da qui la convinzione che la decisione di Amiu sia da annullare e che molti aspetti (compresa l’interlocuzione con la Prefettura) vadano chiariti.

“Per una figura così specifica valgono e devono valere i titoli”, afferma a l’Attacco l'avvocato Oreste di Giuseppe. “Per me Amiu ha ancora una volta errato nelle scelte tecniche effettuate. Richiedeva un security manager, una figura specifica che vuole determinate certificazioni che Ferraro ha e che Ammirati invece non ha. Amiu ha poi specificato di cosa avrebbe dovuto deve occuparsi: non è un responsabile sicurezza che deve conoscere gli illeciti penali o le dinamiche locali, come può fare un ex poliziotto. L'errore è a monte. Non si capisce che cosa serva un ex poliziotto. Sia chiaro: Ammirati è persona che stimiamo per l'attività di indagine svolta. Ma allo stato non c'entra con il ruolo specifico ed estremamente tecnico richiesto dall'impresa. Hanno creato confusione anche con le loro risposte: prima mi hanno parlato di un incarico altamente fiduciario, poi hanno detto di aver sentito vari candidati e anche il prefetto, inoltre non si capisce se la presidente Lomoro fosse o meno presente in commissione, fino al refuso sul nome di Stefano, anziché Silvano Ammirati. Insomma, ci sono varie cose che denotano superficialità. Un atteggiamento superficiale fu tenuto anche a Bari e si voleva operare diversamente a Foggia, ma poi così non è avvenuto purtroppo”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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