A Foggia ieri pomeriggio sono caduti 54 mm di pioggia in soli 60 minuti: una quantità paragonabile a quella che mediamente cade in circa un mese, concentrata in un’ora, con raffiche di vento che hanno raggiunto i 58 km/h. Si parla di 'bombe d'acqua' legate al cambiamento climatico, ma la vera domanda è: La nostra città è pronta ad affrontare eventi meteorologici così intensi? La pioggia non si può fermare. Ma si possono ridurre i danni, se si conosce il territorio e si interviene prima dell’emergenza.

Dopo dieci giorni dallo scoppio del caso Marchitelli, la sensazione fuori e dentro il Comune di Foggia è che il silenzio tombale tenuto dall’amministrazione Episcopo e imposto di fatto a ogni dipendente di Palazzo di città sia finalizzato a prendere tempo, lasciare che le acque si calmino e che l’opinione pubblica dimentichi la vicenda che interessa il dirigente a tempo determinato e capo di gabinetto della sindaca, di cui è un fedelissimo. E’ stata vana l’attesa di un comunicato stampa da parte dell’ente, come sarebbe stato doveroso. Ci si è limitati a ricondurre l’accertamento dei fatti all’esito della verifica affidata al segretario generale e responsabile anticorruzione del Comune capoluogo, Alfredo Mignozzi. Ma si tratta di una verifica che richiederebbe “un’ora al massimo”, come detto da addetti ai lavori. Come si spiega che dal 2 ottobre ad oggi ancora non se ne conoscano le risultanze? Che anche questo rientri nella generale tentazione di mettere tutto a tacere e nascondere la polvere sotto al tappeto, per tutelare Marchitelli e – in via indiretta – chi lo ha sempre difeso in questi anni?

Il presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Foggia Tiziano Bibbò e l’architetto Cesare Corfone, che nel 2018 organizzò a Foggia la prima edizione di “Open!”, hanno raccontato a l’Attacco come è cambiata la manifestazione. Li abbiamo incontrati nella chiesa sconsacrata di Santa Chiara, durante “Racconti di architettura 2026”.

In Corso del Mezzogiorno le lancette dell’orologio si sono fermate, non a qualche anno fa ma a diversi decenni ormai. La retorica delle buone intenzioni non basta più. Parole, parole, soltanto parole tra noi, cantava Mina in un sempre attuale duetto con Alberto Lupo. Oggi, o meglio, venerdì pomeriggio, quelle parole hanno avuto  tutto l’aspetto di un vuoto esercizio di retorica. Le responsabilità della paralisi del contenitore fieristico non sono certamente imputabili ad una fetta politica, ma ad un’intera generazione di amministratori che a Foggia non sono stati capaci di rendere quegli spazi adeguati e al passo con i tempi che irrimediabilmente fuggivano, di giorno in giorno, di anno in anno. A cosa serve pertanto ricordare con una mostra fotografica l’arrivo di Sandro Pertini o talaltra ricorrenza? La domanda per la verità se l’è posta anche il Commissario straordinario Claudio Sottile, l’ennesimo amministratore, dopo una lunga serie di commissari che da quel dì di undici anni fa, si trovano a gestire un contenitore informe e vetusto. Venerdì c’è stata la proposta di un hub eventi, oppure di ricerca, o ancora di dar vita ad un attrattore di sport che sia un tutt’uno con il resto dell’impiantistica sportiva, oramai tornata di grande attualità con il titolo di Foggia città dello sport. Insomma, da venerdì si scopre che il quartiere fieristico deve innanzitutto recuperare una funzione ed una riqualificazione ma prima ancora occorre uscire dal commissariamento nel quale l’ente è entrato come un malato in ricovero permanente, tenuto in vita con l’accanimento terapeutico. La metafora dell’infermo è stata forse l’espressione più efficace, la più aderente alla realtà, e, come è stato detto, non si può vegliare il morto, ma trovare la cura. Certo, questo sarebbe auspicabile, come lo era cinque, otto e forse anche undici anni fa, quando sarebbe bastato uno scatto di reni, uno sforzo condiviso da tutte le forze politiche a capo delle varie amministrazioni che si sono susseguite a Palazzo di Città, in Regione  ed anche entro l’università.  Prima di parlare di rimedio e di futuro, forse sarebbe stato opportuno almeno ripulire quegli spazi che si vogliono riqualificare, magari dando anche una sfalciatina al verde. E’ tuttavia curioso vedere ad imperitura memoria, accanto a foto d’epoca anche trattori in bella mostra, accanto a balle di fieno e alla presenza di un gruppo folk sannicandrese il medesimo paese di Nino Marinacci, che secondo i ben informati sarebbe stato coinvolto da Raimondo Ursitti, segretario generale dell’Ente Fiera per portare un pò di colore e qualche idea per l’allestimento dei padiglioni. “Fammi qualcosa, portami qualcuno...”. E l’ex Sindaco e parlamentare di più non ha potuto. 

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