Un luogo restituito a nuova vita dopo lunghi anni di abbandono con una scommessa che si è fatta progetto e lo ha reso presidio di riferimento in cui ogni sforzo è orientato a creare bellezza. Nelle relazioni, prima di tutto, nella centralità di regole e convivenza, nella vicinanza ai bisogni educativi, alle esigenze di minori che appartengono a famiglie attraversate da disagi e problematiche di ogni tipo, con situazioni di povertà e devianze, contesti in cui diventa importante arruolare risorse per riaffermare i diritti di bambini e adolescenti. Il Centro socio-educativo “De Leonardis” al quartiere CEP a Foggia è questo e molto altro.
Formazione e cultura, animazione, legalità ed integrazione, socializzazione e doposcuola sono i pilastri della mission per cui l’Associazione San Benedetto ODV ha ottenuto l’accreditamento per la gestione della comunità educante, come spiega la Presidente Carla Calabrese: “Ebbi l’idea di recuperare questo luogo che era poco più che un rudere, riuscimmo ad interessare la Regione proprietaria della struttura che fece un bando pubblico per l’affidamento a cui rispose solo la nostra associazione”.
Con passaggi successivi, la struttura fu ceduta in convenzione al Comune di Foggia che ha provveduto ai lavori di ristrutturazione grazie ai fondi di un progetto per la riqualificazione delle periferie. Dal 2017 il Centro offre sostegno, accompagnamento e supporto alle famiglie, opera in stretto collegamento con i servizi sociali, con le istituzioni scolastiche e le comunità educative e di pronta accoglienza per minori. Possono essere accolti un massimo di 30 utenti, dai 6 anni fino alla soglia del compimento della maggiore età, su richiesta delle famiglie che vengono inserite in una graduatoria elaborata dall’Ambito territoriale: “I criteri del bando fanno riferimento alla situazione reddituale, alla composizione familiare ed all’appartenenza al rione” spiega Cristian Paglia, coordinatore del Centro che rivendica il suo essere prima di tutto educatore, con una lunga esperienza maturata a stretto contatto con le realtà sociali più complesse e critiche della città di Foggia ma non solo.
Insieme a Cristian operano tre educatori coadiuvati da una figura ausiliaria, una piccola grande squadra che mette in campo il giusto entusiasmo per una causa che richiede dedizione e passione: “Questo non è un mestiere che scegli di fare per portare lo stipendio a casa a fine del mese, infatti molti ci hanno provato ed hanno rinunciato – continua Cristian -. La nostra utenza ha una precisa provenienza, sono minori che appartengono a famiglie senza uno dei genitori, ragazze madri, ragazzi con i genitori che stanno scontando la pena in carcere o ai domiciliari, anche alcuni immigrati con regolare permesso di soggiorno. La prima richiesta che le famiglie ci rivolgono è quella di seguirli nel doposcuola per fornire un sostegno alla buona riuscita scolastica, ma inevitabilmente si finisce per aprire la relazione ad aspetti del vissuto quotidiano. All’inizio i nostri ragazzi sanno ciò che devono o non devono dire o rivelare, ma poi col tempo acquistano fiducia e sono poi loro stessi a raccontare di situazioni anche molto difficili”.
Spesso i bambini sono testimoni di fatti incresciosi, come retate della polizia in casa, perquisizioni, sparatorie, racconta Cristian: “L’80% delle famiglie dei nostri ragazzi hanno problemi con la giustizia, dipendenze, problemi di droga. Nel gergo mafioso per dire che si è in carcere si dice che ‘sta in albergo’ ed abbiamo una bambina che è davvero convinta che il padre lavori fuori e stia in albergo, è un modo che i familiari hanno trovato per proteggerla dalla realtà. Non c’è bisogno che i bambini parlino, ci accorgiamo dai loro atteggiamenti che c’è qualcosa che non va, li vediamo irrequieti, con cali di concentrazione, spesso chiaramente turbati”. L’opera di ascolto e di prossimità va contenuta nel limite della riservatezza e delle sensibilità di ciascuno, non tutti i bambini vogliono e riescono a parlare “le nostre domande non oltrepassano mai il confine del dovuto, nessuna forzatura, sono loro che si aprono a noi quando il rapporto di fiducia è consolidato” aggiunge l’educatore.
Operando in una postazione al crocevia di povertà ed emergenze, gli operatori finiscono per seguire intere famiglie, si fanno carico spesso anche dei bisogni più elementari, organizzando collette alimentari, spesso i vuoti educativi e culturali da colmare non sono soltanto quelli dei bambini che frequentano il doposcuola: “Ci sono genitori che si sono fermati alla quinta elementare, i loro figli hanno delle gravi lacune anche nel linguaggio. Noi prendiamo in cura le persone, non facciamo solo gli educatori. Chi viene qui sa che per noi il rispetto delle regole è fondamentale, ciò che manca spesso nei nuclei familiari, allora l’opera di educazione può essere utile anche agli stessi adulti, che non si occupano come dovrebbero dei loro figli. Ci sono bambini di 7,8 anni che girano liberamente per il quartiere, passano molto tempo delle loro giornate per strada, con tutto ciò che questo comporta”.
Per questa ragione, oltre all’attività di doposcuola, il Centro segue un programma parallelo di animazione, con progetti e laboratori rivolti ad una platea più ampia di ragazzi, con occasioni di incontro e di socializzazione, creando delle connessioni con il quartiere ed i residenti: “Bisogna considerare che ci troviamo in una zona completamente scollegata dal resto della città - afferma Calabrese che è anche Presidente di Confcooperative Foggia -. Qui ci sono una Chiesa, una merceria, un mercato ed una farmacia, sono gli unici servizi, la sera il quartiere piomba nell’oscurità. Il nostro sforzo di collegarci alle persone che abitano qui con azioni di prossimità e di arricchimento è indispensabile. Da poco abbiamo avviato una collaborazione con il Plesso San Lorenzo del’ICS da Feltre-Zingarelli, siamo molto contenti di questo, finalmente dopo tutti questi anni di presenza sul territorio qualcuno si è accorto di noi e del grande lavoro che stiamo facendo”.
Qui al Centro De Leonardis garantire anche il decoro dei luoghi è parte integrante del progetto socio-educativo e adulti e bambini sono chiamati a prendersi cura dei giardini e degli spazi esterni, in una cooperazione collettiva che responsabilizza e chiama tutti a sentirsi parte attiva nella difesa del bene comune: “Perchè l’idea di bellezza deve appartenere a tutti. Infatti non si è mai verificato alcun atto vandalico, segno che il Centro è considerato e rispettato da tutti” conclude Calabrese.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).