Si muove in una città notturna, deserta e piovosa Gianpier Clima nel cortometraggio “Riflessi”, in cui mette in scena una passeggiata tra siti di interesse storico, strade e palazzi del cuore più antico di Foggia, immersi in una quiete surreale che si ispessisce nella scelta stilistica del bianco e nero. “L’acqua lava via tutta la sporcizia che in tanti le rovesciano quotidianamente addosso”, dice Clima nel suo omaggio ad una terra che conosce e riconosce, verso cui nutre un forte senso di appartenenza. “Lei è madre, mi capisce, non può essere ostile” recita l’ideatore, regista e protagonista del cortometraggio, uno degli ospiti dell’incontro promosso dal Rotary Club Foggia Capitanata. In poco più di 4 minuti, il creativo foggiano cattura l’essenza dei luoghi e si cimenta con il tema dell’identità tradita ma anche della riscoperta e del prendersi cura. Concetti che si allineano alle intenzioni dei rotariani che hanno affidato a Pasquale Favia e Saverio Russo il compito di individuare alcuni passaggi cruciali dell’evoluzione del territorio foggiano e della sua popolazione, analizzando dettagli archeologici, storici, culturali.
Innumerevoli le emergenze e pochi i punti di forza per un patrimonio che origina dal Neolitico, indagato e valorizzato dagli studiosi ma poi troppo spesso abbandonato, che presenta ricche testimonianze della miscela di varie influenze e culture, stratificazioni architetture e urbanistiche, vestigia di un lungo passato di una terra situata in una posizione strategica che ha facilitato il suo ruolo di snodo commerciale tra le culture orientali e occidentali.
“La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”: parte da una citazione di Alda Merini il professor Favia per parlare di contesto, relazione e paesaggio storico e approdare al concetto di patrimonio collettivo che non può essere tale senza condivisione, riconoscimento, coscienza, consapevolezza. “Anche le bellezze archeologiche sono un capitale condiviso, ma bisogna riconoscere che è possibile fruirne ancora in maniera frammentaria se consideriamo che il territorio di Foggia vanta un patrimonio di rilievo internazionale” ha affermato il docente che da 25 anni conduce la sua ricerca archeologica per l’Ateneo foggiano che si concentra principalmente sull'archeologia medievale, sugli studi sul paesaggio e sulla cultura materiale del periodo tardo romano e medievale. Tre esempi su tutti dell’inaccessibilità sono per l’accademico Passo di Corvo, Campi Diomedei e Tomba della Medusa “inserita quest’ultima nel contesto di Arpi, testimonianza della Daunia ellenistica preromana, non ancora visitabile”.
Destino non dissimile per la Domus Pantani “che è stata lasciata senza una cintura protettiva e senza un’azione di contenimento dell’espansione urbanistica”, e in parte anche per la Cattedrale “monumento simbolo della città di grande pregio artistico con la Cripta, vero gioiello medievale, che ha ancora delle difficoltà e non è pienamente fruibile”. L’idea è che si potrebbe ovviare a queste limitazioni creando un circuito virtuoso dei beni culturali e mettendo ordine al sistema museale “oggi in grande sofferenza se pensiamo al Museo Civico e al Museo del Territorio”, ragionando su forme non filologiche di ricostruzione e rivalutazione, con il ricorso agli strumenti digitali “per porre rimedio ai tanti ritardi” ha esortato Favia.
Più diretto nel suo appello all’assessore alla Cultura del Comune di Foggia Alice Amatore, presente in sala, e alle forze del Terzo Settore è stato il professor Russo, allergico all’uso della parola bellezza ridotta a mero slogan in contesti legislativi e soprattutto amministrativi “che poi si scoprono inefficaci nelle azioni di abbattimento dei detrattori urbanistici e paesaggistici che presidiano le nostre città, penso ai tanti ruderi ed immobili abusivi su cui nessuno ha la volontà di intervenire”.
Della storia moderna di Foggia tra la fine del ‘400 e gli inizi dell’’800, Russo ha illustrato i passaggi significativi che ne hanno impedito un pieno sviluppo sociale, culturale e soprattutto economico: “In un contesto totalmente mutato rispetto a quello medievale, si realizza l’istituzione della Dogana con competenze amministrative e giuridiche e la presenza di un governatore, ma il commercio della lana diventa un cespite importante per la corte vicereale, le risorse erano drenate a Napoli, in gran parte impiegate per la costruzione della flotta in Adriatico. Le rendite percepite altrove hanno impedito a Foggia di avere una ricchezza patrimoniale che è invece ben visibile nelle imponenti strutture religiose di Bari, Trani, Barletta o nel leccese”.
Ma non mancano episodi importanti che testimoniano una ritrovata centralità della città di Foggia, ha precisato Russo, illustrando la riproduzione della “testa di cavallo” tratta da una pubblicazione di Vincenzo Salvato, in cui esplora la toponomastica della città e si pone come risorsa fondamentale per la comprensione del paesaggio culturale foggiano. “Questo pezzo di città ha avuto una centralità strategica fino agli anni ‘30 del Novecento, e si contrappone alla marginalità che ha invece oggi - la riflessione di Russo -. Spero che questa amministrazione voglia porsi il problema di un piano di riqualificazione complessivo di quello spazio di città che ne contrasti l’abbandono, considerando la chiusura al traffico e la pedonalizzazione di via Arpi, altrimenti non ci sarà alcun futuro”.
“L’amministrazione pubblica ha la necessità di pensare anche alla riqualificazione del sistema museale della città, di avere una visione, e di non limitarsi a ratificare decisioni che prendono altri soggetti”, l’ammonimento di Russo, poi una domanda diretta ad Amatore -. Ci dica che cosa intende fare per riunificare i tre frammenti di pinacoteche, la Galleria provinciale, La 900 e le sale dell’800 al Museo civico”. Per finire con un appello alla partecipazione di cittadini ed associazioni anche attraverso forme di crowdfunding da destinare ad operazioni di restauro. “Serve un’idea di futuro in cui si usi di meno il termine di bellezza. Tra esaltazione retorica e disprezzo di sé c'è una terza via che è opportuno praticare”.
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