San Marco la Catola, il monastero buddhista Tso traccia un nuovo sentiero di spiritualità nei Monti Dauni
Nel cuore pulsante dei Monti della Daunia, dove le vette si affacciano con solenne bellezza sulla provincia di Foggia, disegnando un paesaggio che invita naturalmente al raccoglimento, si è recentemente conclusa una manifestazione di straordinario respiro internazionale che ha trasformato il borgo di San Marco La Catola in un crocevia di spiritualità e speranza. L’evento, intitolato “Pace: è questo il tempo”, ha visto il Monastero della Pace Tibetano e l'associazione Tso Pema farsi promotori di un messaggio universale in un momento storico martoriato dai conflitti. Questa realtà, che oggi rappresenta un presidio di pace unico in tutto il Mezzogiorno, porta con sé un’eredità di quindici anni di attività iniziata a Roma in un piccolo appartamento del centro, una crescita costante che ha spinto la coordinatrice Marisa Burnsa cercare spazi più ampi e immersi nel silenzio. Spiegando la genesi di questo trasferimento, Marisa Burns ha raccontato a l'Attacco: ““Tso Pema” - che in tibetano significa “Lago di Fior di Loto” - è nata nel dicembre del 2010, a Roma. Inizialmente gli incontri si svolgevano a casa mia, un appartamento nel centro della Capitale, ma si trattava di un ambiente molto piccolo, che non permetteva all'associazione di crescere. Per questo motivo ho iniziato a cercare un nuovo luogo, valutando in primis il Molise, una regione meravigliosa che ben si presta al raccoglimento. La ricerca è terminata quando, grazie a un'amica, siamo approdati a San Marco La Catola, in questo ex agriturismo che abbiamo trasformato in monastero. Siamo arrivati qui il 15 marzo 2025”. L'associazione è una non-profit che promuove la filosofia Mahayana e la cultura tibetana come emblema universale di non-violenza, un principio che Marisa descrive con parole cariche di significato: “Promuoviamo la cultura tibetana perché è la cultura della non-violenza. È l'unico popolo in questo mondo che non pratica violenza, un popolo pacifico che ha cambiato la propria storia privilegiando la via della bontà e del rispetto, a quella della guerra”. L'inserimento nel borgo dauno non è stato immediato. L'accoglienza è chiaramente legata al livello di conoscenza che la comunità sammarchese ha del mondo buddhista, il che ha portato inevitabilmente con sé una certa dose di diffidenza: “Non tutti sanno chi è il Dalai Lama - ha spiegato la coordinatrice -, ma, dopo questo evento, le persone del paese hanno capito chi siamo e ciò che stavamo facendo”.
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