ASE, dipendenti accusano violazioni nella raccolta rifiuti, stoccaggio e trasporto.

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Si rompe il silenzio che contraddistingue l’ASE di Manfredonia, magari anche positivamente, da quando Raphael Rossi è stato nominato dalla Commissione straordinaria del Comune di Manfredonia alla sua guida.

Non è il suo amministratore a parlare, in questo caso, bensì un gruppo di dipendenti dell’azienda partecipata dal Comune che ne detiene più del 90% della sua proprietà.

Doveva ancora terminare l’estate quando una denuncia piuttosto circostanziata deve essere arrivata sui tavoli di Ludovico Vaccaro, Procuratore capo della Procura di Foggia, del maggiore Silvia Guerini, comandante del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dei Carabinieri di Foggia, del tenente colonnello Giuseppe Vecchia, comandante del Reparto Operativo (ROS) dei Carabinieri di Foggia, del colonnello Andrea di Cagno, comandante della Guardia di Finanza di Foggia.

All’interno delle due pagine dattiloscritte, una serie di fatti che sarebbero avvenuti nell’azienda municipalizzata dei servizi ecologici e dei quali sarebbe stata data notizia ai responsabili ASE, senza che alcuno di loro fornisse riscontro.

Non è noto, almeno finora, quanto rilievo e credito abbiano dato le autorità interpellate alla denuncia indirizzata loro.

Comunque, l’Attacco ha potuto leggere il contenuto della denuncia e ne riporta qui di seguito alcuni passi salienti.

Anche solo scorgendo i resoconti, si staglia una figura in particolare: un ispettore verificatore.

“Un ruolo cardine – spiega Giovanni Caratù, che è stato in passato dirigente dell’azienda ma è del tutto ignaro del contenuto della denuncia -, perché funge da raccordo, come una cerniera. Godono di sufficiente autonomia. Sono presenti sul territorio, girano, controllano. Non si è capito dove girano, comunque, vista l’immondizia per strada”.

A detta dei denuncianti ASE, quello di cui stigmatizzano i comportamenti è “ben inserito e ben voluto dai vertici dell’ASE”.

Secondo quanto riportato nella denuncia, con foto e video allegati, questo ispettore ASE assiste “quasi quotidianamente” alle operazioni di carico dell’umido che viene trasportato nei deputati impianti.

Costui “invita l’addetto del mezzo meccanico a inserire nei cassoni il doppio del consentito, ovviamente schiacciandolo e pressando”.

Se fosse vera, questa è una pratica non consentita, “in quanto l’umido deve essere solo adagiato strato su strato. Tali operazioni (di pressione, ndr) durante la fase di carico e di viaggio comportano la fuoriuscita di liquami. Questo spiega il perché l’attuale società che effettua il trasporto dell’umido lo fa ad un costo nettamente inferiore rispetto a quello praticato da altre società”, la spiegazione che forniscono i dipendenti ASE denuncianti.

All’ispettore succitato vengono attribuite, senza mezzi termini e senza alcun elemento oggettivo che possa comprovare le affermazioni, presunte capacità di “far aggiudicare appalti ad aziende che effettuano il trasporto dei rifiuti a costi poco proponibili e non convenienti per aziende che lavorano in regola e in base alle norme vigenti”.

Dalla descrizione resa nella denuncia, l’ispettore farebbe anche altro.

Sono le autorità deputate a doversi occupare di valutare i profili di liceità o meno, però le parole che seguono sarebbero accompagnate, così è scritto nella denuncia, da foto e coordinate geografiche.

“Durante il proprio turno lavorativo trascorre ore presso un ristorante”, viene segnalato con l’indicazione di quale sarebbe questo posto.

Inoltre, intrapreso il turno di servizio e utilizzando un veicolo aziendale, si recherebbe in un podere a Siponto, del quale “è proprietario, contraddistinto da una recinzione composta da reti di materassi tutte prelevate dall’azienda ASE e senza alcuna autorizzazione”, sottraendole quindi alla vendita che avviene per il materiale ferroso.

Il racconto messo per iscritto e inviato alle autorità aggiunge che “ci trascorre circa un paio d’ore, durante il turno lavorativo, utilizzando mezzo e carburante aziendale. A volte, questo accade anche durante le ore di lavoro straordinario”.

La denuncia chiede espressamente la verifica della sussistenza di “una serie di reati oltre a quelli ambientali di cui sopra, quindi a livello: peculato, truffa, appropriazione indebita e falso ideologico”.

Il gruppo di dipendenti ASE reclamanti ha scelto di ricorrere alle Forze dell’Ordine perché “di tali violazioni sono state messe a conoscenze le cariche massime dell’azienda, ma nessuno mai nulla ha fatto”.

La loro pesante considerazione, nera su bianco, è che “probabilmente il sistema è così ben strutturato che tutte le lamentele e le segnalazioni fatte sia dagli operai che dagli ispettori non vengono mai prese in considerazione”.

C’è ancora un elemento che viene portato all’attenzione e che attiene un confinante, indicato anch’egli con le proprie generalità, che avrebbe privatizzato ciò che è pubblico.

“Presso la sede di via Tratturo del Carmine vi è un prelievo irregolare di energia elettrica e di acqua”, questi sarebbero i fatti ulteriori, di minor ordine ma comunque rappresentativi di modi di fare consolidati nel tempo, nella non curanza di chi avrebbe dovuto porvi rimedio.

“Di tale situazione - rendono noto i denuncianti ASE - è stato messo a conoscenza il presidente Raphael Rossi ma, nonostante ciò, non si fa nulla per porre fine a questo furto di energia elettrica e di acqua: una situazione che, alla fine, va a discapito di tutta la comunità visto che grava sulle spese dell’ASE”.

Non è stato possibile ascoltare subito Raphael Rossi, amministratore unico ASE, che si è reso comunque disponibile per i prossimi giorni.

E l’Attacco ne fornirà il resoconto su queste colonne.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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