Sullo spinoso caso-Autunno registriamo l’intervento del giornalista di Repubblica Raffaele Lorusso. Era stato eletto per la prima volta segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana
al termine del Congresso di Chianciano del 2015. Nel febbraio 2019, a Levico Terme (Tn) l’elezione per il secondo mandato consecutivo alla guida del sindacato unico e unitario dei giornalisti.
Da Foggia arriva un pericoloso attacco alla libertà di stampa…
Si tratta di un episodio grave ed assolutamente inaccettabile, rispetto al quale tutti gli organismi di categoria sono chiamati ad alzare il livello di attenzione. Abbiamo già stigmatizzato l’accaduto attraverso una nota congiunta con l’Ordine e l’USSI, auspicando una rapida ricomposizione della vicenda, non spetta certo ad una società sportiva scegliersi i giornalisti da accreditare in occasione di un evento. Tocca viceversa alle singole testate individuare e segnalare il nominativo, che è di esclusiva competenza del direttore responsabile. Aggiungo che il giornalista deve essere messo sempre nella condizione di esprimere liberamente il proprio pensiero, a maggior ragione in un Paese come il nostro in cui tale principio è sancito dalla Costituzione.
Il problema è che questo ingiustificato atteggiamento si sia reiterato anche domenica scorsa in occasione della gara interna con la Vibonese: il club ha confermato il non gradimento ad Autunno, impedendogli ancora una volta l’accesso allo stadio.
E questo non fa altro che peggiorare la situazione ed inasprire i toni e gli animi: diciamocela tutta, non è la prima volta che si registrano episodi del genere, è già accaduto in altre città e temo purtroppo che non sarà nemmeno l’ultima volta. Ovviamente monitoriamo con la dovuta cura l’evolversi della vicenda, e metteremo in campo tutte le azioni necessarie per dirimerla. E’ assurdo che la cosa accada nel terzo millennio, credo però che fatti del genere chiamino pesantemente in causa l’inerzia e l’insipienza di Lega Calcio e FIGC che, anziché avallare con il loro silenzio simili comportamenti, dovrebbero prendere una posizione netta e schierarsi.
In che modo?
Relazionandosi con i club anche su tematiche che riguardano l’informazione a tutto tondo, e lasciando ad essi intendere che non è certo negando un accredito o impedendo ad un giornalista di assistere ad una conferenza-stampa che si può pensare di isolare un certo tipo di informazione. Che magari può risultare anche scomoda, perché non si limita solo a raccontare i fatti ma a dare anche una sua personale chiave di lettura. Ma si tratta di un diritto che non può essere negato a chicchessia.
Purtroppo è già accaduto, accade, ed inevitabilmente accadrà ancora…
Vero, ed è per questo che bisogna essere vigili ed intervenire tempestivamente affinché si impedisca di calpestare i diritti di una categoria che sono sacrosanti.
L’episodio di Foggia rilancia più in generale anche il tema dei rapporti delle società sportive con gli organi di informazione. Che molto spesso non seguono un’etica deontologicamente corretta.
Nel caso specifico credo che ci troviamo di fronte ad un approccio completamente errato da parte del presidente e dei suoi dirigenti, che devono capire senza equivoci di sorta che non sono padroni di alcunché, che sono al timone di una società di calcio e che questo non li mette nella condizione di fare e disfare a proprio piacimento. Non esiste una stampa amica ed una nemica, esiste una stampa sola ed una libertà di espressione che va rispettata e salvaguardata. A Foggia purtroppo questo principio è stato calpestato.
O con me, o contro di me: chiaro il messaggio che Canonico ha inteso lanciare con un provvedimento che finisce anche con il qualificare la statura del dirigente sportivo.
Ribadisco, non è di competenza del Foggia Calcio bandire questo o quel giornalista: ci sono gli ordini professionali che in casi del genere possono essere interpellati per dirimere vicende che presentano qualche lato oscuro, ma autonomamente il club non può arrogarsi il diritto di negare un accredito a nessuno.
Un’ultima considerazione: è davvero triste che il patron di un club blasonato come il Foggia nel corso di una conferenza-stampa apostrofi pesantemente la categoria senza che si registri alcuna reazione nell’immediato.
Gli insulti, purtroppo, qualificano chi si rende protagonista di simili comportamenti. Se questa è stata la reazione scomposta e fuori luogo di un presidente vuol dire evidentemente che il giornalista sta svolgendo al meglio il suo lavoro.
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