La delegittimazione dell’avversario e il suo isolamento sono metodi che abitualmente si associano ai sistemi criminali organizzati.
Sono gli elementi che mettono a tacere chi risulta scomodo, per qualsivoglia ragione, a torto o a ragione.
Fatte le debite proporzioni, che differenze si possono rilevare nella vicenda che sta interessando, suo malgrado, il giornalista sportivo Pino Autunno? Anch’egli spogliato di un’esperienza professionale che dura da più di due decenni, anch’egli rimasto solo.
Vero, non è solo alla lettera, visto l’interesse e l’impegno mostrati da Ordine dei Giornalisti Puglia, USSI e Assostampa. Però se ci fosse stata una discussione famigliare tra marito e moglie, sarebbero intervenuti: figli, parenti di lui, parenti di lei, parenti fino al terzo grado di ficcanasaggine, amici di lui e amici di lei, conoscenti, condomini e vicini.
Chi ha subìto il rifiuto dell’accredito, invece, non può giovarsi della compagnia dei colleghi locali, non di tutti almeno.
Allo stadio Zaccheria, oggigiorno, siedono la metà degli accreditati nel settore della stampa. Prima si arrivava ad una buona 80ina, adesso saranno una 40ina circa. Tanti, comunque.
Ci sono brillanti esempi, che svolgono il loro lavoro come la deontologia prevede. Ce ne sono altri, probabilmente, che usano l’accredito con la logica del “tengo famiglia” e preferisce scansarsi, in virtù di un altrettanto opportunistico “mò mi devo mettere contro la società?”, aspettando che siano altri ad agire. Ecco, questo emerge: “ci sono altri deputati all’intervento”. E, nel frattempo, va allo stadio come se nulla fosse. Almeno fintanto che non viene interessato direttamente da ostracismo arbitrario. Anzi, no. Rinuncia a fare il suo lavoro per davvero e non fa nulla che possa farlo incorrere nel rischio di diventare inviso al patron di turno.
“Premesso che l’esercizio della critica è l’essenza del mestiere – il punto di vista del direttore di Foggia TV, Attilio De Matteis -, ritengo che è grave negare l’accesso ad un luogo di manifestazioni sportive e esprimere un giudizio di non gradimento per un giornalista. È grave ma non bisogna arrendersi”. Il direttore ritiene che “qualsiasi iniziativa possa essere presa dai singoli giornalisti non condurrebbe da nessuna parte. Ordine e associazioni di categoria hanno espresso solidarietà, anche se a questa dovrebbe seguire un’azione concreta che, invece, non c’è stata”.
Carmine Troisi, a sua volta, è il direttore di Tele Foggia e non si dilunga in analisi e considerazioni. “Auspico solo che le parti si chiariscano e ci possa essere, prima possibile un epilogo positivo a questa vicenda ‘antipatica’. Senza entrare nel merito di chi ha ragione e di chi ha torto, non conoscendo la vicenda”, dice a l’Attacco.
Non serviva entrare nel merito di nulla, comunque, quanto piuttosto tenere nel debito conto il principio censorio adottato. Che sia Autunno, Troisi o chiunque altro.
Lo stanno mostrando Ordine, USSI e Assostampa: fermezza, al di là di chi siano i protagonisti della vicenda. Non si deve accertare alcun merito. Quello del caso di specie vale come per chiunque altro abbia pensato di possedere l’autorità per sostituirsi agli organi preposti. Il presidente dei giornalisti pugliesi, Piero Ricci, lo ha affermato su queste colonne senza tema di smentita: bisogna rivolgersi ai Consigli di disciplina territoriale dell’OdG, nel caso si vogliano segnalare o denunciare comportamenti deontologicamente scorretti, non certo ergersi ad accusatori e giudici.
Massimo Marsico, opinionista e conduttore televisivo, pensa che sia “assurdo negare l’accredito a chi lo utilizza per lavorare. Oltretutto, Pino Autunno è uno dei decani del giornalismo daunio e ha rivestito anche ruoli nell’ambito societario. La società non può decidere chi siano i giornalisti che devono accedere e chi no, l’atteggiamento di Canonico ha sorpreso tutti. È stato un autogoal, quindi speriamo che tutto possa risolversi presto”.
In che modo? “Nicola Canonico faccia un passo verso Autunno, visto che è stato il presidente ad intraprendere l’iniziativa nei suoi confronti”.
Lello Scarano è delegato provinciale USSI, oltre che volto noto e storico del piccolo schermo televisivo. Ricorda che “non è la prima volta che mi trovo davanti a situazioni simili – spiega -, ma a volte è stato sufficiente incontrarsi. In quei casi, ho favorito il dialogo tra le parti. Stavolta non sono stato invitato ad intervenire, tuttavia ho fatto il mio dovere”.
Insieme all’altro delegato, Raffaele Fiorella, “ci siamo attivati subito e abbiamo informato il presidente Fabrizio Nitti. Ha seguito la nota congiunta del 17 novembre scorso e non è una cosa scontata, nel senso che non avviene sempre”.
La soluzione, a suo avviso, resta quella dell’incontro tra le parti perché, altrimenti, diventa difficile individuare una soluzione se ci si irrigidisce troppo. Ci deve essere la volontà dei diretti interessati, al di là dell’iniziativa presa con la nota e che non è passata inosservata”.
Se si parla di USSI, non si può fare a meno di ascoltare Michele Loffredo. È stato uno dei sei fondatori della delegazione provinciale, era il 1972. “È una cosa vergognosa, che dimostra ancora una volta – il suo commento - che il mondo del calcio è paurosamente indietro rispetto ad una società che cammina molto più velocemente”. Quando c’è silenzio intorno, “diventa anche mortificante. In questa occasione, mi pare che sia arrivata solidarietà al collega e ne ho piacere”. Loffredo parla con cognizione di causa, per esperienza diretta, quando si riferisce al silenzio che cala intorno a questo genere di vicende. Subì la stessa sorte parecchi anni fa, quando il Foggia era quello scintillante e la proprietà rispondeva allo scomparso don Pasquale Casillo. “So che è molto importante avere accanto i colleghi – ammette -. Dopo la solidarietà giunta dagli organi giornalistici, la palla passa ai giornalisti”.
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