“Per superare i ghetti serve sanatoria legata al Pnrr. Manfredonia ce la farà se non discriminerà nessuno”

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Yvan Sagnet è il fondatore dell’associazione internazionale contro il caporalato NoCap. La sua storia inizia quando, da studente al Politecnico di Torino, decide di trasferirsi in Puglia per potersi mantenere e lavorare. È a Nardò che Sagnet conosce, per la prima volta, la brutalità del fenomeno del caporalato. Nel 2011, insieme ad altri braccianti organizza il primo grande sciopero contro lo sfruttamento nel lavoro agricolo. L’evento sarà destinato a essere un vero e proprio spartiacque nella storia dei diritti del nostro Paese. Da quella vicenda di Masseria Boncuri venne istituito il primo processo in Europa di “riduzione in schiavitù”, ancora in corso.

Inoltre è proprio da quel momento che si è avviato un percorso che porterà pochi mesi dopo all’approvazione della prima legge sul caporalato e alla nascita di NoCap, movimento internazionale per contrastare lo sfruttamento in agricoltura e favorire il rispetto dei diritti umani, sociali, e dell’ambiente. Nel 2017 Sagnet è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per il suo impegno contro caporalato e lavoro nero. Oggi NoCap ha realizzato in tutta Italia la prima grande filiera etica che mette assieme lavoratori, aziende e distribuzione per garantire i diritti del lavoro ed il giusto prezzo per gli agricoltori. l’Attacco lo ha intervistato.

Yvan Sagnet, parlando di attualità, sui decreti flussi lei ha una posizione molto forte e controcorrente. Ce la illustri.

I Decreti flussi sono una grande ipocrisia. Nel Paese ci sono già circa 500 mila persone senza documenti e che già sono inseriti nel tessuto sociale, lavorano, e si possono integrare in maniera regolare. Perché non regolarizzare loro? Perché invece creare un sistema così contorto di ritorno nel proprio Paese per poi essere richiamati in Italia? E’ perverso, inutilmente complicato ed incapace di soddisfare le esigenze lavorative del territorio. Nessuno in Italia dovrebbe vivere senza documenti, nella totale illegalità. Questa situazione si traduce inevitabilmente in manovalanza per il caporalato e le organizzazioni criminali.          

Con l'Associazione NoCap siete stati in prima linea e tra i pochi ad attivare la sanatoria voluta dalla Ministra Bellanova per i lavoratori in agricoltura. Come andò quell'esperienza e come immagina una nuova e migliore sanatoria degli irregolari per il futuro? 

NoCap tramite la sanatoria della Bellanova ha regolarizzato una trentina di lavoratori. Un’operazione difficile ed importante condivisa con due aziende, Prima Bio di Rignano Garganico ed un’altra azienda in Sicilia. Quel tipo di sanatoria a livello generale fu sbagliata e si rivelò un flop in tutta Italia perché prevedeva degli alti costi per l’azienda intenta a regolarizzare, nonché costi per il lavoratore stesso. Nel nostro caso contribuì molto l’Associazione NoCap per portare tutto al termine. E’ stato un grande lavoro umanitario. Volevamo fare di più ma gli intoppi burocratici ci hanno impedito di allargare la platea. Per un caso specifico la Questura di Foggia respinse la richiesta adducendo questioni penali inesistenti. Non abbiamo perso fiducia ed abbiamo fatto ricorso al TAR Puglia dove il giudice (Orazio Ciliberti ndr.) ci ha dato ragione e dopo più di un anno il documento del lavoratore è realtà. In futuro mi auguro che le sanatorie non vengano legate esclusivamente alla benevolenza delle aziende, perché in quel modo non potranno mai essere giuste. 

Cosa ne pensa del PNRR Missione 5 che vede stanziati 200 milioni per il Superamento dei ghetti, di cui la metà nella Provincia di Foggia?       

Il PNRR superamento dei ghetti è una cosa positiva per risolvere la piaga delle condizioni abitative dei lavoratori migranti. Lo schifo dei ghetti è inaccettabile nel 2023. Morte, incendi, pericolo, degrado, caporalato, mafie. Questo sono i ghetti. Oggi con la Prima Indagine Nazionale abbiamo dei primi dati ufficiali sui ghetti ma io, nell’ormai lontano 2015, ho scritto e pubblicato il libro Ghetto Italia che si poneva proprio l’obiettivo di mappare i più grandi insediamenti informali della penisola. Alcuni di questi io li ho vissuti in prima persona. Strano che Foggia non abbia riconosciuto e segnalato il suo ghetto La Fabbrica di Via Manfredonia, dove anche noi di NoCap abbiamo fatto diverse attività. Per gli altri comuni ben vengano i fondi. Il problema ora è il come agire. Io sono favorevole al ripopolamento dei piccoli borghi, ma non mi limiterei alle borgate agricole. Penso ai tanti Comuni in grave calo demografico. In Capitanata solo Biccari non ha un saldo negativo tra morti e nati e tra emigrati ed immigrati. Bisogna essere pragmatici, i nuovi italiani possono essere la salvezza di questo territorio se si è abbastanza intelligenti e lungimiranti da inserirli in percorsi di legalità ed integrazione. Guardate la Germania come modello di inclusione e di risposta al calo demografico, generando benessere e ricchezza. La storia del chiudere le frontiere e mandare nei campi i percettori di reddito di cittadinanza è una barzelletta politica. Il lavoro in agricoltura è complesso e richiede caratteristiche fisiche, formazione ed esperienza. Non è pensabile prendere un qualunque percettore (magari con altro background) e spedirlo in campagna. Si manderebbero all’aria interi raccolti. Inoltre i numeri in questione sono comunque esigui e totalmente insufficienti per rispondere alla enorme richiesta.

Crede che Manfredonia riuscirà ad eliminare la Pista di Borgo Mezzanone, il più grande ghetto d’Italia?

Il progetto del PoliBa se fatto bene può essere una buona soluzione. Ho avuto modo di conoscere il Sindaco di Manfredonia Gianni Rotice e mi è sembrata persona responsabile e sensibile. Non ne faccio assolutamente una questione di colore politico. Situazioni di degrado nell’accoglienza le abbiamo viste anche con amministrazioni di sinistra ed addirittura con centri accoglienza legati strrettamente al mondo della sinistra. Casi recenti di cronaca sono eloquenti. E’ una battaglia di civiltà, di decoro urbano, di benessere socio economico delle città e delle comunità. Un’opportunità storica come raccontate voi su l’Attacco. 53 milioni è più di quanto Manfredonia incassi dal suo sistema di entrate, ed ora li avrà a disposizione. E’ come poter usufruire di un’annualità in più di tassazione. Può fare tanto e non solo a livello di accoglienza ma di servizi pubblici per tutti. E’ importante non discriminare nessuno e coinvolgere nel processo chi non ha i documenti. E’ l’unico modo per non avere più un ghetto lì. Io sono per una grande sanatoria legata appunto al PNRR, come unico modo per attuarlo e risolvere la problematica.

NoCap ha determinato la fuoriuscita dal ghetto e l'inserimento in filiere etiche e regolari di tanti lavoratori che vivevano a Borgo Mezzanone e non solo. In che modo potrà contribuire a questo storico processo?

NoCap attua la fuoriuscita dai ghetti e dal disagio grazie al lavoro nelle sue filiere, nelle aziende agricole e con i partner che si occupano di accoglienza come il Villaggio Don Bosco della Comunità Emmaus. Rispetto al fenomeno generale è una goccia, per quanto importante, ma limitata nei numeri. Dalla nostra esperienza emerge però una pratica importante ed una indiscutibile verità: tutti i progetti di accoglienza e ricollocamento abitativo devono essere processi multi-direzionali ed integrati. Devono comprendere servizi pubblici (sanità, scuola, centri impiego, assistenza legale), trasporto, formazione e quant’altro. Ma soprattutto devono incentrarsi non sull’assistenzialismo bensì sul lavoro. Il lavoro è il fulcro. Se offri una casa ad un lavoratore migrante in un posto isolato, probabilmente lui non ci andrà, perché sarebbe tagliato fuori dai circuiti (legali o non) di ricerca di lavoro. Il lavoro è l’unico strumento di emancipazione ed autodeterminazione. Quindi serve costruire filiere di lavoro legale e di qualità, ed intorno a queste impostare servizi ed accoglienza. NoCap in questo senso vuole ampliare la sua presenza in Capitanata e chiama gli imprenditori agricoli della provincia per realizzare progetti anticaporalato con noi, e che li porteranno a vendere prodotti in tutta Europa. Come la salse NoCap, realizzate a Rignano Garganico ed ora sugli scaffali dei supermercati Coop a Milano ed in reti di vendita in Germania.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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