Cauto ottimismo dei sindacati di Polizia Penitenziaria all’esito dell’incontro di questa mattina nell’Ufficio territoriale del governo. C’erano tutte le organizzazioni sindacali di settore (Cgil, Cisl, Uil, Uspp, Osapp, Sappe, Sinappe) a rappresentare al Prefetto Valiante l’inferno che a tutt’oggi insiste all’interno del carcere di Foggia. Un inferno che gli agenti fronteggiano quotidianamente con sacrifici immani.
Nonostante la speranza che qualcosa possa cambiare – sostanzialmente ravvivata dalle attenzioni giunte dal prefetto - è però ancora tanta l’amarezza degli agenti penitenziari e dei loro rappresentanti sindacali per l’indifferenza mostrata dallo Stato, dal Governo e dai vertici del Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria) rispetto alle gravi criticità, denunciate ormai da molti mesi, in cui versa l’istituto di pena di via della Casermette (oltre che diverse carceri pugliesi).
Chiedono a gran voce “lo stato di emergenza” per un penitenziario, quello del capoluogo dauno, costruito per contenere 364 detenuti ma che in realtà ad oggi ne ospita oltre 700.
Ad aggravare la situazione il deficit di agenti, al di sotto delle 230 unità. Le 33 in più promesse dal Dap, in arrivo tra agosto e settembre prossimi, a stento colmerebbero, secondo quanto denunciano i sindacati, la pianta organica del 2017 (che prevede 261 agenti), già ritenuta di gran lunga inadeguata per le esigenze quotidiane del carcere di Foggia.
“Per respirare un po’ - dice a l’Attacco, all’esito dell’incontro, Michele Bianco del Sappe – bisognerebbe arrivare almeno a 300 unità”.
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