OLIMPIADI DI LOS ANGELES. Al di là dell'Oceanoci arriva da protagonista: giro diRoma, giro diMilano, campionato tripolino in Libia sui 18 chilometri, preolimpica diVenezia. Il viaggio per raggiungere laCaliforniasarà qualcosa di più di una maratona.I102azzurri (nessuna donna) si imbarcano aNapolisul transatlanticoConte Biancamano.Il viaggio durò 15 giorni. Dopo una breve sosta aNew York, il gruppo salì di nuovo in treno per attraversare tutto il continente americano.Gara epica, quella della maratona. Da leggenda.Fanellisi preparò al meglio.Aveva24 anni, ai piedi le scarpette fatte a mano daNicolail calzolaio del paese. Una cordicella serviva da cintura per i pantaloncini di colore bianco. La maglietta era azzurra.Trentaduegli iscritti in rappresentanza di18 Paesi,27gli atleti alla partenza. Mancava il favorito, il finlandese volantePaavo Nurmi: aveva ricevuto soldi per gareggiare e lo considerarono un professionista. Inevitabile l'esclusione.Al via l'argentinoJuan Carlos Zabalaprese subito il comando. Bisognava percorrere due giri e mezzo dello stadio prima di uscire su strada.Michele Fanellinon ci sta. Per lui era una specie di affronto. Al secondo giro di pista era primo, faceva l'andatura. Il pubblico si appassiona e applaude. I maratoneti lasciano ilMemorial Coliseum. Al primo controlloFanelliaveva100 metridi ritardo sui primi due atleti.La maratona è una gara tattica in cui bisogna dosare sapientemente le energie. Il risultato cronometrico è secondario. Al secondo controllo i metri di distacco diventarono200, ma l'ortese era in testa al gruppo dei nove inseguitori. Spese troppo, però. E poco alla volta scivolò sempre più indietro. Al traguardo arriverà13°in2h49'09". Oro e record per l'argentinoZabala(2h31'36"). Si ritirerà l'altro italiano,Francesco Roccati.Nella riunione post-olimpica diTorino Fanellibatterà tutti i reduci diLos Angeles, ad eccezione dell'argentinoJuan Carlos Cabala, oro diLos Angelescon2h31'36"che non prese parte alla gara.Al termine degli eventi bellici, riceverà dall'amministrazione comunale diFoggiaun riconoscimento al suo valore atletico con l'assegnazione di un posto di lavoro come custode dello stadio "Pino Zaccheria".Poi negli anni cinquanta abbandonòFoggiaper trasferirsi aTorino, la città che - in termini sportivi - lo ha consacrato tra gli immortali, con tutta la sua numerosa famiglia.Fino a quando le gambe lo accompagnarono, raggiunse a piedi la fabbrica:16 chilometri all'andata e 16 al ritorno. L'unico segno della memoria locale è quellostadiodiOrta Nova, dove oggi si progettano lavori di riqualificazione e che già da diversi anni ha preso il suo nome in segno di riconoscenza. "E' morto con un buco nel piede, mal curato, aveva consumato le suole correndo da uomo libero"- ricorda il nipote -. Per le strade del mondo, senza soldi, senza trucchi di medicine, con le scarpette fatte a mano dal calzolaio del paese".
Pino Autunno
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