Lo strappo è ricucito. E Pavone e Zeman, a braccetto, sono nuovamente al comando della navicella rossonera.
Fine della telenovela, in poco più di 48 ore il Foggia è prima sprofondato e poi riemerso a galla. In fondo è quello che auspicava il popolo rossonero, che in un sol colpo ha temuto di perdere per sempre i pilastri di Zemanlandia. Tutto il resto è noia, nel senso che poi cosa abbia mosso realmente il patron a rivedere le sue posizioni e a ritornare in tutta fretta sui suoi passi conta poco o nulla. Perché non sposta di una virgola l’esito finale della vicenda. Ma che si sia andati davvero ad un passo dal precipizio è certo, e senza il concorso esterno di alcune variabili con ogni probabilità Nicola Canonico avrebbe perseverato nella sua decisione.
Ma cosa avrebbe determinato il repentino dietrofront che ha indotto il presidente a scendere a più miti consigli e a renderlo più malleabile? Chiamiamole con un eufemismo “pressioni”, di cui non immaginava la portata, e che da domenica scorsa lo hanno accompagnato fino alla definitiva ricomposizione della frattura.
L’AMMUTINAMENTO. Dopo la cacciata di Pavone nel post-gara con il Latina dettata dall’emotività del momento e dalle dichiarazioni sibilline di Zeman nell’immediata vigilia del match in cui aveva preso le distanze dal mercato e dalle scelte della società, Canonico pensava di poter ripartire senza intoppi.
E infatti per la sera successiva aveva messo in cantiere un vertice con lo staff tecnico nel suo quartier generale per gettare le basi del dopo-Pavone. Non sapeva però che l’incontro sarebbe andato deserto, perché Zeman ed i suoi fedelissimi si sarebbero ammutinati, in quanto sul punto di prendere una posizione ufficiale che lo avrebbe spiazzato. Niente incontro, dunque. E guanto di sfida lanciato nei riguardi della proprietà, soprattutto in segno di rispetto al ds appena silurato. E’ da lì che probabilmente sono cominciate a traballare le certezze del patron, che non aveva fatto i conti con gli umori di Zeman e dei suoi.
LA TIFOSERIA. Nel frattempo i mugugni della piazza hanno cominciato a farsi incalzanti, come gli insulti e gli improperi che sul web hanno preso di mira i vertici societari, con in testa il regista che si era macchiato dell’allontanamento di Pavone. A scendere in campo sono stati anche i gruppi organizzati che, lontano dalle luci dei riflettori, hanno manifestato al diretto interessato tutte le loro perplessità, invitandolo a far rientrare quel subdolo provvedimento che inevitabilmente si sarebbe portato dietro anche le dimissioni certe di Zeman. Il quale, nel frattempo, aveva già confermato quale sarebbe stato l’epilogo della sua avventura a Foggia.
GLI SPONSOR. Coi sempre più probabili venti di guerra all’orizzonte, Canonico nelle ore immediatamente successive ha dovuto anche incassare le preoccupazioni di alcuni partner commerciali che l’estate scorsa avevano deciso di abbinare il loro nome a quello del Foggia in virtù del ritorno di Zeman in rossonero. Primo fra tutti il main-sponsor Beretta (col quale il Foggia ha sottoscritto un accordo annuale sulla base di 150mila euro ndr), che appena venuto a conoscenza del possibile divorzio del boemo si è irrigidito minacciando possibili recessi contrattuali. Pare che a chiedere lumi in merito siano stati anche alcuni fra i partner più in vista, che assieme agli altri, hanno portato nelle casse sociali circa 1,2 milioni di introiti nella raccolta pubblicitaria. Un bel guazzabuglio, insomma, del quale probabilmente Canonico non aveva tenuto conto e nel quale era complesso districarsi.
ZEMAN. Infine il boemo. Zdenek Zeman è un brand che tira ancora, e sul quale la proprietà ha investito molto. Perderlo anticipatamente avrebbe voluto dire rinunciare dopo soli 7 mesi ai sogni di gloria, e probabilmente restare con il cerino acceso fra le mani. Un lusso che oggettivamente Canonico non poteva permettersi. Così dopo una lunga riflessione, e grazie anche all’intercessione di alcuni dei suoi collaboratori più stretti (Masi in primis), ha compreso che c’era una sola via d’uscita da intraprendere: recedere dalla sua idea bislacca e dare maggiore forza al binomio Pavone-Zeman. Come? Prolungando ad entrambi il contratto. Detto, fatto. Anche se prima di accettare di rimanere, sembrerebbe sia stato proprio il tecnico di Praga a pretendere determinate garanzie... Quali? Facile immaginarlo. Che poi sia passato il messaggio che Canonico abbia raddoppiato e rilanciato il progetto ci può stare, è nel gioco delle parti. Una fiction che in questa pantomima ha trovato il suo naturale epilogo.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).