La prima è andata. E la speranza ora è che non lasci il segno. Parlare di falsa partenza dopo soli 90’ è forse un tantino esagerato.
Ma è chiaro che una squadra come il Foggia, che è partita con ambizioni di primato e che vuole tentare la scalata ala promozione, non può e non deve restare indifferente rispetto ad una sconfitta che ha fatto rumore. Ma che ha le sue ragioni.
Peggior avversario per il suo debutto davanti al pubblico amico, l’undici di Boscaglia non poteva sperare di incrociare: di qua una squadra di nome ma non di fatto (il Foggia) che è fra le formazioni più rinnovate del girone e che seppure composta da elementi che in categoria fanno la differenza, è tutta da scoprire.
Di là un’altra (il Latina) che invece squadra può essere definita perché formata da un gruppo consolidato che lavora assieme da un anno e che ha cambiato poco o nulla nell’intelaiatura della passata stagione.
Chi aveva tutto da perdere nella serata che doveva dare le prime risposte e che invece ha finito con l’annacquare gli entusiasmi dei 7mila dello Zaccheria, ovviamente, non poteva che essere il Foggia.
Che ha pagato inevitabilmente dazio al cospetto di un avversario decisamente più avanti nel suo processo di crescita, e che ha probabilmente ha scontato alcuni errori di valutazione che a monte avrebbero dovuti essere valutati con maggiore attenzione.
Diciotto volti nuovi da assemblare è una operazione di sottile chirurgia che Boscaglia ha intrapreso sapendo fin dall’inizio che alcune variabili possono spostare in un verso o nell’altro l’ago della bilancia.
I rossoneri domenica sera sono scesi in campo al buio, ignari della loro forza e dello stato complessivo di salute in cui versano: inevitabile per una formazione che è cambiata così tanto, e che oltretutto prima dell’esordio in campionato ha incrociato solo dilettanti (Pordenone a parte nel primo test stagionale di Camporosso ndr).
Dopo l’esame-Latina Roberto Boscaglia avrà le idee un po’ più chiare sulla consistenza dei suoi, ed avrà soprattutto compreso che d’ora in avanti non ci sono gerarchie precostituite alle quali fare riferimento.
Mai come in questo frangente, in cui sarà fondamentale non perdere troppo contatto dalle battistrada, a scendere in campo dovranno essere coloro i quali sul piano della tenuta fisica e mentale danno le maggiori garanzie,
TENUTA FISICA... In questo frangente il Foggia è chiamato soprattutto a limitare i danni. Perché è vero che ha un potenziale tecnico di notevole spessore, ma ancora in gran parte inespresso. E dunque per gli avversari diventa più semplice tenergli testa e sfruttarne gli eventuali punti deboli. Di Pasquale e soci domenica scorsa hanno evidenziato oltretutto una tenuta fisica approssimativa che resta ancora da affinare, un tasto quest’ultimo sul quale lo staff tecnico sarà chiamato a lavorare a fondo nei prossimi giorni per raggiungere nel minor tempo possibile un rendimento standard che metta al riparo il Foggia da nuovi ed imprevedibili stop.
... E MENTALE. Resettare il passo falso al debutto e ripartire. Più che incidere sul piano squisitamente tattico, Boscaglia nei giorni a venire sarà chiamato lavorare sulla testa dei suoi per cancellare le scorie di una sconfitta che brucia.
Per fortuna in rosa si ritrova gente d’esperienza e navigata che sa gestire situazioni del genere, per cui il compito dovrebbe risultare esemplificato.
Costa, Petermann, Malomo, Di Noia, Peralta, Schenetti e D’Ursi, tanto per citarne alcuni, sono elementi di personalità che possono aiutare la squadra a ritrovare in fretta quelle certezze che l’imprevisto capitombolo con il Latina ha improvvisamente fatto venire meno.
Alimentando timori che devono essere scacciati subito in un angolo.
IL MODULO. Il 4-2-3-1, era risaputo fin dalla vigilia, necessita dei giusti interpreti.
Dovesse far testo la prova di domenica sera ci sarebbe da storcere il muso. Per fortuna, però, con ogni probabilità si è trattato di un incidente di percorso al quale si può porre da subito rimedio.
Il modulo prescelto, in ogni caso, ha bisogno dei suoi tempi fisiologici per essere assimilato.
Quello che però è balzato agli occhi fin dalla prima uscita ufficiale stagionale è che per reggere il peso di una trequarti costruita attorno a grandi individualità sarà fondamentale che gli esterni ripieghino sulla linea di centrocampo per dare manforte alla mediana.
Non è un caso che Boscaglia alla prima abbia sacrificato Petermann e preferito un giocatore più di gamba come Di Noia proprio per non esporre troppo la sua squadra alle prevedibili ripartenze nerazzurre. Che pure ci sono state, e che hanno fatto male.
Verso la prima trasferta di stagione lunedì sera a Picerno, il tecnico gelese con ogni probabilità manderà in onda una versione riveduta e corretta dell’undici che ha toppato alla prima.
I rientri assai probabili di Nobile, Costa e Petermann dal 1’, e il ricorso al bomber Vuthaj che pare già pronto per prendersi la maglia da titolare potrebbero cambiare i connotati di un undici che in questo frangente è alla ricerca della propria identità. Ma adesso il tecnico deve metterci del suo per accelerare al massimo i tempi di gestazione.
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