Chi meglio di Oscar Buonamano può provare a dirimere la querelle innescata fra Zdenek Zeman e la stampa sportiva locale dopo quella frase sibillina di domenica scorsa (“A Foggia ci sono pochi giornalisti”) che ha scatenato reazioni a catena e che ha spinto finanche l’Ussi a intervenire?
Al “più zemaniano dei giornalisti”, foggiano doc che vive stabilmente a Pescara dove spesso ci cimenta nei panni di opinionista, commentatore e scrittore di successo, abbiamo chiesto di utilizzare la sua lente di ingrandimento e di restituirci la sua personale chiave di lettura rispetto ad un episodio che a livello mediatico ha provocato un gran polverone, ma che pone l’accento anche su un’altra questione rispetto alla quale la classe giornalistica locale dovrebbe meditare: spirito critico ormai ai minimi storici da queste parti, normale che Zeman abbia colto la palla al balzo e messo il dito nella piaga. Chi è causa del suo mal...
A Foggia ci sono pochi giornalisti... La riflessione di Zeman a margine della sfida dello Zaccheria ha scatenato il pandemonio. Buonamano in quella frase legge una qualche provocazione?
Al Maestro si possono rimproverare tante cose, tranne la chiarezza. Penso che la sua sia stata molto più semplicemente una affermazione, lui è fatto così e quando non è d’accordo su qualcosa la esterna senza peli sulla lingua. L’episodio di domenica scorsa francamente credo che debba essere ridimensionato e riportato in un alveo molto meno polemico: chi ha abbandonato la sala-stampa perché stizzito, avrebbe fatto molto meglio a restare al suo posto e cercare viceversa il contraddittorio. State certi che Zeman non si sarebbe sottratto alle eventuali domande di chiarimento e approfondimento. Anzi, forse non aspettava altro. Invece così quel suo pensiero è rimasto sospeso a metà, nel senso che non sapremo mai se per pochi intendesse “di numero” o “di qualità”. Quella frase, insomma, non si è esplicitata compiutamente anche perché dall’altra parte è mancato chi lo incalzasse sull’argomento...
Come leggerla dunque quella riflessione a voce alta?
Resta di difficile interpretazione anche perché, ripeto, non gli è stata data la impossibilità di spiegarsi fino in fondo. Ecco, si tratta di un pensiero monco, che può prestarsi a più di una interpretazione.
Ci intravedi anche un messaggio in codice da parte del tecnico di Praga?
Credo che il clima ostile trovato a Foggia in realtà non abbia lasciato indifferente Zeman e lo abbia anche fatto in qualche misura riflettere su come alla vigilia sia stato alimentato dialetticamente il dibattito su questa sfida. Quando Zeman in un suo passaggio dice ‘so chi ha organizzato tutto questo’, esplicita un disagio che evidentemente deve aver colto nell’aria. Lo ha percepito e non ha esitato ad esternarlo pubblicamente: normale per uno come lui che è stato in grado di mettere in ginocchio il calcio italiano sul tema doping e di attaccarne i vertici, pagandone peraltro in prima persona le conseguenze. Figurarsi se poteva avere qualche remora ad esprimere la sua opinione rispetto a quanto ha percepito a Foggia.
Già, ma sta di fatto che la categoria dei giornalisti l’ha presa molto male: come valuti la reazione di pancia dei presenti?
Devo ritenere che la questione ponesse l’accento sulla qualità della classe giornalistica sportiva locale. Ed essendocene molti in quel momento di colleghi in sala stampa, per questi sarà sembrata una sorta di “diminutio”. Devono essersi sentiti sminuiti dal giudizio di Zeman. Ma si tratta di una mia valutazione, non ho tutti gli elementi a disposizione per esserne certo.
In ogni caso è la prima volta che dalle nostre parti un episodio del genere provoca una reazione compatta da parte della stampa...
Ritengo che il giornalista abbia fondamentalmente il compito di raccontare la realtà attraverso la sua personale interpretazione. Credo che non si debba mai venir meno a questo principio. Ecco perché ho trovato molto strano questo tipo di comportamento. Mi spiego meglio, facendo riferimento ad un esempio che nel caso specifico calza a pennello: se i colleghi lamentano, a ragione, un silenzio-stampa che in casa Foggia si sta protraendo da qualche tempo rivendicando il diritto di dover informare la platea degli utenti, trovo anomalo che in una situazione come quella che si è creata domenica sera i più abbiano scelto di non replicare ad una affermazione che necessitava viceversa di ulteriori approfondimenti per venire fuori dall’equivoco ed evitare che poi si dicesse che Zeman ha sparato nel mucchio.
Come valuti a tal proposito l’intervento dell’USSI che ha stigmatizzato l’accaduto?
L’Ussi, come tutte le associazioni di categoria, laddove ravvisi una qualunque criticità è tenuto ad intervenire, per cui la cosa non mi sorprende più di tanto. Mi sorprende semmai come nella nota diffusa si faccia riferimento a comportamenti gravissimi da parte di Zeman che sinceramente non ho ravvisato. Secondo me alla narrazione del boemo manca qualche pezzo, ci sfuggono situazioni che non sono note, e che sarebbe stato il caso di far risalire a galla nel corso della conferenza-stampa.
Sui social in queste ore i pareri sono discordanti, anche se i più si sono schierati dalla parte di Zeman condividendone i contenuti. E questa rivalità che emerge con Delio Rossi è più presunta o reale?
Anche in questo caso credo si stia esagerando e sia il caso invece di abbassare i toni. Il fatto che i due allenatori, con i loro rispettivi collaboratori non si siano incrociati allo Zaccheria e non si siano scambiati il saluto sicuramente non è servito a distendere gli animi, anche perché mi consta che i 4 abbiano lavorato anche assieme. Sinceramente non so cosa possa essere successo, il fatto che prima della gara non si siano cercati può anche esser casuale, ma fino ad un certo punto. Sull’argomento ieri Zeman ha fatto retromarcia ed ha sottolineato che essendo più anziano si aspetta che sia Rossi a doverlo salutare. Spero che questo accada.
Ormai è diventato un luogo comune far passare Zeman per divisivo.
Nella misura in cui dice delle verità senza essere ipocrita, è normale che si procuri delle antipatie. E’ sempre stato così.
Dopo l’ultima polemica muta il suo rapporto con la città? D’ora in avanti sarà sempre più odio-amore?
No, con l’ambiente e i tifosi veri che nel tempo non hanno dimenticato quanto il boemo si sia speso per portare il Foggia fuori anche dei confini nazionali non cambierà nulla. Qualcosa, viceversa, muta con il sistema dell’informazione, lì credo si sia rotto definitivamente qualcosa. L’estate scorsa l’indifferenza che a livello mediatico ha accompagnato il suo addio deve averlo ferito profondamente. E quello che successivamente è successo con Fabio Gallo ha rafforzato le sue convinzioni. Ovviamente è un discorso che non coinvolge tutti: Zeman sa distinguere il grano dal loglio...
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