Foggia, con Cudini ci vuole... Pazienza. L’ex Audace era stato accostato alla panchina dei rossoneri

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“È la sfida che cercavo”. Michele Pazienza nel giorno dell’insediamento al timone dell’Avellino non ha fatto giri di parole. Inseguiva nuovi stimoli dopo la fortunata parentesi all’Audace, e soprattutto un progetto proiettato nel futuro. Quello che non è stato in grado di garantirgli il Foggia quando nello scorso giugno lo ha cercato.

Ecco perché il suo avvento in biancoverde nella settimana che divide i rossoneri dalla sfida al Partenio-Lombardi è una ferita ancora sanguinante. Ritrovarselo dall'altra parte, e da avversario, dopo che l'anno scorso è stato sulla panchina del Cerignola e poi in predicato di tornare alla casa-madre, lì dove tutto ebbe inizio, non può lasciare indifferenti. Pazienza e il Foggia avrebbero potuto rincrociare i loro destini se solo ci fosse stata una maggiore predisposizione al dialogo.

Chissà, forse sarebbe stato sufficiente ascoltarsi e confrontarsi più di quanto non sia stato fatto: quello del tecnico originario di San Severo è stato il primo nome contattato per il dopo-Rossi. Fu il dg Milillo a provare a sondare il terreno dopo la grande beffa della finale playoff col Lecco.

Contatto telefonico molto informale, nulla di più, candidatura che si è subito volatilizzata per via delle sue pretese (sussurrano fonti rossonere), in realtà Pazienza poteva essere il profilo più idoneo per proseguire nel solco di un progetto che in quel preciso frangente pareva decisamente meno ambizioso dell'ultimo e improntato sulla linea verde. Un deciso passo indietro, insomma, sia per il Foggia che aveva appena accarezzato la B. Che per lo stesso Michelino reduce dall’annata-monstre in gialloblù.

Per il 41enne ex allenatore dell'Audace Cerignola dopo il figurone dello Zaccheria in campionato (ribaltone da 2-0 a 2-3) ed il cappotto al Monterisi (4-2), prima della clamorosa beffa dell'eliminazione nei playoff, poteva essere l'occasione della svolta in carriera. “Se ne è parlato, non lo nego – ha confidato qualche settimana dopo quel timido approccio poi caduto nel nulla –, ma se poi non c'è stato un seguito è stato evidentemente perché o non sussistevano le condizioni oppure in società avevano altre idee".

Proprio così, e non è stata certo una questione di soldi, probabilmente a scoraggiare Pazienza è stata la prospettiva di una stagione che non si capiva bene dove andasse a parare. Se ne tornasse a parlare oggi, dopo l'estate torrida e controversa che ha attraversato il Foggia e che non ha sortito effetti pratici, forse la quadra del cerchio sarebbe più facile trovarla. Anche perché nel frattempo il club di patron Nicola Canonico sembra aver spostato i suoi obiettivi.

Ma i matrimoni alla fine si fanno in due ed evidentemente era scritto che in quel frangente in cui le certezze latitavano, nessuno se l’è sentita di assumersi impegni che poi rischiavano di essere disattesi. Amici come prima, ma Pazienza ci è rimasto male, evidentemente. Perché sognava di cimentarsi nei panni di allenatore nel club che gli ha permesso poi di giocare stabilmente in A con le maglie di Udinese, Napoli, Juventus, Fiorentina e Bologna.

Scottato da quel pour parler caduto nel nulla, l'ex mediano se n’è stato alla finestra, in attesa della chiamata giusta. Che non si è fatta attendere, al primo esonero eccellente ecco l'Avellino, che punta dichiaratamente alla B e che dopo la falsa partenza coincisa con un doppio ko in campionato ha virato dritto su un nome spendibile per un ambiente come quello biancoverde che è stanco di umiliazioni e che con Rastelli era caduto in depressione.

Così ha deciso Giorgio Perinetti, il navigato dirigente arrivato in estate in Irpinia per architettare il grande salto in B. Quello che intimamente Pazienza sperava gli venisse prospettato dal Foggia quando ormai tre mesi fa si è fatto avanti. “Le situazioni che si sono create in estate, ormai vanno messe da parte – ha precisato il tecnico nel giorno dell’investitura ufficiale ad Avellino –. Nel momento in cui non si trova l’accordo bisogna andare avanti, andando via da Cerignola non ero alla ricerca di un contratto ma di motivazioni per continuare il mio percorso di crescita. Ho accettato subito. Anche perché ho intravisto in Perinetti la figura ideale per crescere. E’ la prima volta che vedo una persona assumersi la responsabilità. Si riparte da una presa di coscienza che non ha funzionato, è da qui che bisogna ricominciare. La strada da percorrere fin da subito è questa - ha aggiunto -. Salgo in corsa su un treno che va rimesso sui binari”.

“Ho delle idee per il modulo, il tempo è poco, ma contro il Foggia domenica prossima in campo andrà la miglior formazione possibile. Scenderà in campo chi sta al meglio della condizione. Abbiamo bisogno subito di risultati per ritrovare il giusto entusiasmo. E dobbiamo riaccenderlo fin da domenica, attraverso i risultati. Spero di essere l’uomo del destino. Questo lavoro va fatto con il cuore e la passione, non serve solo timbrare il cartellino. Non basta chiamarsi Avellino o una rosa importante, bisogna fare qualcosa di più”. Parole dirette, che lasciano presagire fin da ora cosa attende il Foggia al Partenio-Lombardi.

ODJER CHIARISCE. Intanto in casa Foggia c’è chi continua a restare fermo ai box. E’ il caso di Moses Odjer, che proprio ieri su Instagram ha voluto chiarire la sua posizione: “Mi è stato più volte chiesto tramite i vari social quale sia il motivo della mia assenza in campo - ha evidenziato il 27enne mediano ghanese -. Mi sembra doveroso informarvi che c'è stato un incontro con il management/staff dove mi è stato spiegato che a causa di questioni meramente tattiche hanno preferito tenermi fuori dal campo di gioco. Non c’è assolutamente niente di personale o nulla legato a ragioni di discriminazione. Anche se sto molto bene fisicamente, sto lavorando sodo tutti giorni per migliorare le mie prestazioni. Vediamo cosa succederà, vi abbraccio tutti”, ha concluso Odjer che magari spera a breve di essere reintegrato, come recentemente accaduto al portiere Nobile e al centrocampista Vacca.

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