Foggia, deciso passo indietro. Prova incolore dei rossoneri contro la Virtus Francavilla: finisce 0-0

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Tutto come un anno fa di questi tempi. Turno infrasettimanale sotto la luce dei riflettori, gara a porte chiuse (tanto per cambiare), stesso avversario. Non ci fosse ora in panchina Mirko Cudini, verrebbe da augurarsi anche l'identico risultato. Perché per la Virtus Francavilla il Foggia è una sentenza e quando mette piede allo Zaccheria quasi sempre ci lascia le penne.

Stavolta però i brindisini non vogliono essere vittima sacrificale, la vittoria nitida sul Crotone li ha rimessi di buonumore, al punto che (pare) Villa abbia convinto i suoi che lo sgambetto ai rossoneri è possibile. Nel Foggia Cudini, che deve rinunciare ancora a Frigerio e Tounkara, insiste con il 3-4-1-2, anche se cambia gli interpreti, rinuncia come ad Avellino a fare minutaggio e rispetto all’ultima gara ripropone Marino nei panni di rifinitore.

La vera novità però è rappresentata da Peralta, che debutta dal 1’, mentre Schenetti e Tonin rifiatano e partono dalla panchina. Dall’altra parte i messapici sono praticamente quelli annunciati alla vigilia, non c’è l’ex Gavazzi sostituito da De Marino al centro della difesa, mentre in mezzo al campo Di Marco e Izzillo vengono preferiti a Carella e Nicoli.

Si parte e dopo 3’ la percussione di Rizzo sulla sinistra è devastante, meno la conclusione che finisce fra le braccia di Forte. E’ però la Virtus a sfiorare il vantaggio al minuto 7, il traversone dalla sinistra trova pronto all’inzuccata calibrata Izzillo, ma Nobile si distende sulla sua sinistra e la sua deviazione è provvidenziale. La partita la fanno gli ospiti che provano ad alzare i ritmi e a fare densità nella metà campo avversaria per sorprendere un Foggia guardingo che in avvio stenta a trovare i giusti sincronismi anche perché il pressing del Francavilla è asfissiante e trovare gli spazi è un’impresa. 

Al 20’ si rivedono i padroni di casa nella metà campo avversaria con un alleggerimento di Peralta che però è velleitario, l’italo-argentino dovrebbe essere particolarmente ispirato, ma si vede pochissimo anche perché i compagni lo assistono scarsamente e la Virtus coi suoi puntuali raddoppi riesce quasi sempre ad avere il sopravvento in fase di ripiegamento.

Sono gli ospiti che si lasciano preferire in campo per il loro dinamismo e la migliore organizzazione, il Foggia è abulico e scarsamente reattivo, impalpabile negli ultimi 30 metri, dove non riesce praticamente mai ad affacciarsi. Ci prova Beretta proprio in chiusura di primo tempo, ma l’imbeccata in profondità vede il numero 11 rossonero masticare la conclusione. Sarà l’unico spunto degno di nota dell’attaccante varesino, in chiaro ritardo di condizione.

Si va al riposo e la sensazione è che senza un cambio di passo, e magari senza qualche rotazione, per il Foggia sarà ardua cambiare l’inerzia del match e infatti al rientro in campo il tecnico marchigiano corre ai ripari, richiamando gli evanescenti Marino e Beretta per Tonin e Schenetti. E’ una doppia mossa che la dice lunga sulle difficoltà dei padroni di casa a sfondare, con l’estro e l’inventiva dell’ex Cittadella e con il movimento e la forza d’urto dell’attaccante scuola Milan si cerca di dare la scossa.

Sono però ancora i brindisini in avvio a far correre un brivido lungo la schiena di Nobile con Di Marco che al 52’ affonda sulla destra e sbaglia solo la misura dell’assist nell’area piccola, trovando il numero uno rossonero pronto alla chiusura. Risponde immediatamente sull’altro versante il Foggia con la percussione di Peralta che viene però rimpallato nell’area piccola al momento della conclusione.

La gara improvvisamente ha un sussulto, ancora Francavilla tarantolato con Giovinco al minuto 55 che parte in tandem con Artistico dalla metà campo e spedisce in corsa sul fondo da ottima posizione. L’ingresso di Schenetti dà la scossa, il suo cambio di passo mette in affanno una difesa fino a quel momento irreprensibile, al 70’ per due volte consecutive sono i padroni di casa a far gridare al gol prima con Tonin, il cui diagonale è chiuso in uscita da Forte e, sugli sviluppi del corner con Di Noia, che solo soletto in area alza di testa oltre la traversa.

Dopo aver sofferto e rischiato di andare sotto nei primi 45’, sul finire il Foggia facendo leva anche sull’ingresso di forze fresche, la partita prova pure a vincerla, ma al di là delle buone intenzioni alla distanza emergono tutti i limiti in fase offensiva di una squadra che non è un caso in quattro gare ha segnato solo un gol.

Inevitabile allora lo 0-0 finale, secondo consecutivo per la formazione di Cudini che se non altro allunga la sua mini-striscia positiva a tre gare consecutiva. Ma che fa un deciso passo indietro sul piano del gioco.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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