A.A.A. Identità cercasi. Il Foggia che nel primo turno infrasettimanale di campionato giovedì sera è andato in bianco, si interroga. A cosa mai può essere imputabile l'inattesa involuzione evidenziata con la Virtus? Luci spente sullo Zaccheria nella seconda apparizione casalinga dei rossoneri, da salvare contro il Francavilla c’è solo il punto.
Per tutto il resto, a cominciare dall'assetto e dagli uomini da utilizzare, tutto rinviato a migliore occasione. Magari a cominciare fin dal monday-night con il Catania che dovrebbe dare qualche risposta in più sullo stato di forma di Garattoni e soci. Ma intanto la domanda sorge spontanea dopo lo scialbo 0-0 di giovedì: perché mai così tante amnesie?
Il punticino e il sensibile passo indietro in uno Zac ancora desolatamente vuoto alla fine ha ingigantito i rimpianti di marca brindisina, che ai punti avrebbero meritato la vittoria. Impalpabili e a tratti irritanti gli uomini di Mirko Cudini, che dopo un primo tempo inguardabile hanno perlomeno salvato la faccia nella ripresa, quando in due-tre circostanze hanno sfiorato il vantaggio addolcendo così la pillola di un pari che se non altro ha allungato la mini-striscia positiva a tre risultati utili consecutivi.
Dopo i sensibili e confortanti progressi evidenziati ad Avellino, il Foggia nella seconda gara casalinga stagionale ha steccato, evidenziando preoccupanti limiti offensivi dei quali già si sapeva, oltre all'inadeguatezza di alcuni suoi interpreti. Che calati in un sistema di gioco sempre variabile e troppo spesso riveduto e corretto ha finito con il creare più di qualche comprensibile imbarazzo.
Le parole di Jacopo Martini a margine della sfida con la V. Francavilla sono state eloquenti: "Per me è stata decisamente una giornata-no e anche se ho giocato in un ruolo non mio ho provato a fare il massimo". L'impaccio di Martini è stato quello anche di Cudini, che nel post-gara ha provato a minimizzare su una prestazione che in assoluto resta la peggiore di questo primissimo scorcio di stagione, nemmeno a Taranto nel giorno del debutto il Foggia era parso così in difficoltà: “Il primo tempo non è stato buono, la squadra ha fatto fatica dal punto di vista fisico, aveva poca brillantezza - ha ammesso il tecnico rossonero -. Abbiamo cambiato due pedine rispetto alla precedente gara e le risultanze non mi hanno convinto. Le partite bisogna giocarle, il Francavilla aveva più gamba di noi".
Inevitabile con Cudini toccare il tasto dolente della scarsa vena realizzativa dei suoi attaccanti: "Non stiamo concretizzando, però i presupposti li abbiamo creati - ha ribattuto il tecnico del Foggia -. Il rovescio della medaglia dice anche che subiamo pochi gol”. Difesa d’ufficio a parte, resta il dato di un solo gol messo a segno dopo 360’ che, unita alla scarsa brillantezza degli ultimi 90' imputabile agli impegni particolarmente ravvicinati, qualche preoccupazione finisce con il sollevarla.
A Cudini, che giustamente rivendica il fatto di essere stato messo nella condizione di lavorare con il gruppo al completo solo da tre settimane, qualche appunto va comunque mosso: a cominciare dalla scelta di un sistema di gioco che nel complesso resta ancora indefinito e che ad oggi restituisce l’idea di una squadra che è ancora alla ricerca di una sua precisa identità. Dal 4-3-3 al 4-3-1-2, per arrivare al 3-4-1-2: c’è qualcosa che oggettivamente non torna nel Foggia che giovedì sera con la Virtus Francavilla ha fatto come il gambero. La sensazione è che il suo allenatore non abbia ancora deciso quale sia l’abito da cucire addosso alla sua squadra e che la sua indecisione di fondo finisca con il non trasferire quelle certezze di cui viceversa in questo frangente i suoi avrebbero bisogno.
Dopo l'esperimento riuscito di Avellino con la difesa schierata a 3, un centrocampo duttile con Garattoni e Rizzo sempre pronti a ripiegare e a non concedere mai superiorità numerica all’avversario e con Schenetti sottopunta più idoneo a rifornire le due punte, giovedì sera si è deciso di fare dietrofront e di stravolgere la linea-guida che pareva essere la più corretta.
Il ricorso a Martini come trequartista, con l'inserimento di Marino in mezzo al campo e l’impiego di Peralta al fianco di Beretta in prima linea ha nuociuto all'assetto complessivo della squadra, che si è aggrovigliata su sé stessa perdendo i suoi riferimenti.
Pressoché conseguenziale l'apporto praticamente nullo del tandem schierato in prima linea, Beretta e Peralta oltre a calpestarsi spesso e volentieri i piedi non hanno praticamente mai graffiato negli ultimi trenta metri avvicinandosi dalle parti di Forte assai sporadicamente. Costringendo nella ripresa in tutta fretta Cudini a correre ai ripari.
Quali le ragioni di queste scelte? Se solo nell'ottica di un mini-turnover suggerite dai tre impegni ravvicinati in soli 8 giorni, sollevano qualche legittimo dubbio. Il Foggia infatti che di questi tempi deve rimboccarsi le maniche per individuare gli elementi più funzionali in grado di trovare con regolarità la via della rete, non può fare improvvisamente rimettere in discussione alcune scelte che sembravano ormai definitive. E sulle quali parevano non esserci più dubbi.
Con il recupero a tempo pieno di Frigerio, laddove si decidesse di optare in via definitiva per il 3-4-1-2, anche il centrocampo avrebbe il suo assetto definitivo con Garattoni, Di Noia e Rizzo e a quel punto stabilito magari anche che il ricorso al minutaggio lascia il tempo che trova, ci si potrebbe concentrare solo ed esclusivamente sulla coppia di attaccanti più funzionale per il sistema di gioco preferito.
Lunedì sera a Catania Cudini & co. faranno bene a tenere conto di un ventaglio di valutazioni a tutto tondo che sono (e devono rimanere) di sola competenza dello staff tecnico: al Massimino sarà battaglia vera e il potenziale offensivo degli etnei non è certo quello della Virtus...
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