Il Foggia di questi tempi è un pizzicotto che ti fa sobbalzare. Di Noia, da queste parti non si muore mai, insomma, quando di mezzo ci sono i rossoneri. Proprio così, anche se esattamente un anno fa i più lo avevano già etichettato oggetto misterioso. O giù di lì. Al punto che non erano in pochi a chiedersi come mai fosse approdato in rossonero uno che veniva dato in evidente parabola discendente. Giocava a sprazzi inizialmente con Boscaglia in panchina Di Noia, e quando veniva chiamato in causa erano davvero in pochi ad accorgersi di lui.
Nel dopo-Zeman era stato preso per rimpiazzare il partente Rocca in mezzo al campo, ma gli stenti iniziali della squadra, uniti ai suoi, l’avrebbero fatto diventare una delle perle della campagna di rafforzamento del ds Belviso.
La nuova vita di Giovanni Di Noia col Foggia è iniziata quasi sui titoli di coda, sul finire della scorsa stagione regolare per la precisione, Fabio Gallo gli aveva dato una prima scossa, risvegliandolo da quel torpore in cui il 29enne centrocampista barese era finito negli ultimi due anni, sarebbe stata però soprattutto la cura Delio Rossi a riportarlo a galla dopo un lungo periodo di oscurantismo.
Era caduto in letargo Di Noia, che pareva destinato a farsi largo nel firmamento del calcio nazionale, e che chissà per quale oscura ragione dopo essere entrato nel giro delle nazionali giovanili azzurre fino all’Under 20, si era smarrito. Prima di incrociare sulla sua strada il Foggia e la scossa che gli è valsa la metamorfosi.
Sta di fatto che con lo sbocciar della primavera Di Noia da uno dei 27 rossoneri a disposizione in rosa diventa fondamentale: già, proprio così, perché nei playoff al primo turno quando tutto ormai sembra perso, con i lucani che già pregustano lo storico passaggio del turno allo Zaccheria, si inventa da metà campo la parabola assassina che manda all’inferno il Potenza. E da quel momento diventa tassello inamovibile del centrocampo rossonero nella straordinaria cavalcata che condurrà il Foggia fino alla doppia finale col Lecco.
Pareva si fosse trattato di una semplice e casuale parentesi, destinata a concludersi con il sogno infranto della B e dell’addio di Rossi. E invece dopo la tempesta estiva che parve premonitrice dell’azzeramento del progetto tecnico, Di Noia è stato fra i primi a meritarsi la riconferma, riguadagnandosi la fiducia della proprietà che nel frattempo provava a rimettere assieme i cocci di una promozione svanita sul più bello.
Non ci ha messo molto il centrocampista ad entrare in sintonia anche con il suo nuovo allenatore, Cudini nella sua diga di centrocampo non riesce proprio a farne a meno, al punto da incoronarlo leader con tanto di gradi di capitano quando Garattoni si è bloccato per infortunio. C’è feeling fra i due, l’allenatore marchigiano gli ha ritagliato il ruolo che più predilige: le sue scorribande nella metà campo avversaria spesso sono folate di energia allo stato puro che sprizzano vitalità.
E così questo ragazzo dai modi gentili che pareva avviato ad uscire dai radar del calcio che conta, ora si gode il suo momento di notorietà. E la sua favola bene si coniuga con quella di un Foggia operaio che sta sorprendendo tutti (nessuno escluso) e che non vuole smettere di stupire.
Singolare la storia calcistica di Giovanni Di Noia, che è barese verace e che nasce il 3 luglio del ‘94 quando il Bari di Materazzi veleggia in A ed il Foggia di Catuzzi si appresta a congedarsi dalla massima serie per avviare la sua parabola discendente dopo gli anni indimenticabili di Zemanlandia.
Di Noia inizia la sua carriera nelle giovanili del Bari, ma presto finisce in prestito a Chieti, e successivamente a Pontedera e Matera. Nella stagione ‘15-16 il Bari si decide finalmente di richiamarlo, e con Nicola prima e Camplone poi, in B riesce a collezionare 20 gettoni di presenza. In biancorosso però presto la sua parentesi si conclude, e nella stagione successiva viene girato nuovamente in prestito, questa volta alla Ternana dove vivrà la sua migliore stagione da professionista con 5 gol in 32 presenze in B grazie anche allo spazio che gli ritagliano nell’ordine i tecnici Carbone, Gautieri e Liverani.
L’anno successivo, invece, sarà protagonista della salvezza del Cesena di Rino Foschi con 1 gol in 26 presenze. Mezz’ala di piede sinistro, di corsa e di temperamento, Di Noia gradirebbe a quel punto una parentesi più stabile dopo i tanti prestiti in giro per l’Italia. Foschi, che lo aveva avuto con sè l’anno precedente in Romagna, vorrebbe portarlo a Palermo per ampliare la batteria di centrocampisti a disposizione di Tedino. La trattativa sarà pure avviata, ma di fatto mai conclusa.
Così tornato al Bari, a seguito del fallimento del club biancorosso si ritrova svincolato, e il 7 agosto ‘18 viene tesserato dal Chievo, che lo cede però subito in prestito al Carpi. Il 26 dicembre segna il primo gol con gli emiliani, siglando la rete del momentaneo 1-1 col Livorno, nella partita poi persa 1-4. Chiude la stagione con 22 presenze e 2 gol e la retrocessione in serie C degli emiliani.
Concluso l’ennesimo prestito fa ritorno al Chievo, appena retrocesso in B, quindi nel gennaio del ‘21 passa in prestito al Perugia dove pur giocando poco o niente (solo 11 presenze) centra la promozione in B. E’ quella anche la fase più delicata e controversa della sua carriera: riscattato dagli umbri a fine stagione, viene poi ceduto a titolo temporaneo alla Fidelis Andria. Parentesi breve e tutta da dimenticare, a gennaio viene infatti ceduto in prestito al Gubbio senza però mai realmente incidere.
In molti a quel punto lo danno definitivamente sul viale del tramonto, alla soglia dei 30 anni Di Noia sembra ormai aver dato il meglio di sè, ma dietro l’angolo c’è il Foggia di Canonico che punta su di lui nella stagione in cui si punta forte alla B. Obiettivo alla fine solo accarezzato.
Ma non è mai troppo tardi per riprovarci. Ancora in Puglia, ancora con la maglia del Foggia. Di nuovo da leader.
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