Foggia ridimensionato o sopravvalutato? I rossoneri sono al nono posto. E inevitabile s’infiamma la polemica

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Otto giorni per annacquare gli entusiasmi. Poco più di una settimana per risvegliarsi da un sogno che cominciava a intrigare. Se Crotone, Benevento e AZ Picerno dovevano chiarire il ruolo che il Foggia sarà chiamato a svolgere in stagione, la risposta non può che essere negativa e riporta tutti con i piedi ben saldi per terra.

Esame di maturità fallito, un solo punto nelle ultime tre gare la dicono lunga sulle difficoltà incontrate dalla squadra di Mirko Cudini, che forse avrebbe pure meritato qualcosa in più, ma che alla fine ha pagato dazio a quelli che sono i suoi limiti attuali.

Bene col Benevento, al punto che la vittoria sarebbe stata meritata, maluccio a Crotone dove la condotta di gara non è stata in linea con le attese al pari della determinazione messa in campo. Decisamente male a Picerno, in quella che all’atto pratico si è rivelata la più insidiosa delle sfide del trittico che il calendario proponeva. E così dal ritrovarsi a galleggiare fra il terzo e quinto posto in classifica, il Foggia è adesso scivolato addirittura in nona posizione ai margini della zona playoff, con un trend negativo che denota una netta e preoccupante involuzione.

Foggia ridimensionato o sopravvalutato allora? Un po' l'una e un po' l'altra cosa insieme, perché in fondo tutti si erano illusi dopo la prova col Brindisi che la squadra fosse ormai pronta a compiere il definitivo salto di qualità che l’avrebbe portata a stazionare stabilmente nei quartieri alti. Dimenticando così troppo in fretta sia i ritardi accumulati in avvio di stagione che alcune lacune che in sede di mercato non sono state colmate.

La striscia di 7 risultati utili consecutivi in questo senso è stata deleteria perché ha fatto passare in second'ordine sia le inevitabili difficoltà che in un fisiologico percorso di crescita la squadra prima o più avrebbe incontrato, che alcune defezioni in corsa che ne stanno rallentando il cammino, come la rinuncia anticipata a Marzupio in difesa o quella forzata di Frigerio a centrocampo, che avrebbe assicurato valore aggiunto in termini anche di punti.

Di più: un solo gol negli ultimi 270’ conferma le oggettive difficoltà dei rossoneri a trovare con continuità la via della rete, dei sette attaccanti in rosa (Peralta, Tonin, Beretta, Tounkara, Embalo, Idrissou e Brancato) Tonin ha marcato 4 volte il cartellino, Embalo una, poi tutti gli altri sono ancora a digiuno e la loro perdurante astinenza unita a uno scarso adattamento a fare squadra finisce in qualche misura con l’orientare le scelte di Cudini. Che ad esempio a Picerno ad un certo punto anziché gettare nella mischia un paio di attaccanti in più per tentare di riprendere la partita per i capelli quando il risultato era ancora in bilico, ha preferito propendere per due centrocampisti, entrando così nel mirino della critica che gli ha rimproverato di non aver operato al meglio.

Che il Foggia ad oggi sia stato sopravvalutato è nell'ordine delle cose, ora che il campionato va assestandosi e che le forze in campo si vanno delineando, appare evidente che ci siano non meno di 5-6 formazioni che per organico e struttura siano una spanna più su dei rossoneri. Parlare invece già di ridimensionamento quando la stagione non è ancora di fatto entrata nel vivo suona probabilmente stonato, perché a monte i vertici societari hanno sempre parlato di una annata dignitosa che avrebbe previsto il ricorso al minutaggio. Ad oggi, quindi, l'undici di Cudini è assolutamente in linea coi programmi di partenza.

Con ormai un terzo di stagione alle spalle cominciano ad affiorare semmai pregi e difetti di una formazione allestita in estate in tutta fretta dopo l'estate trascorsa a inseguire la B nelle aule dei tribunali, ritrovarsi quindi oggi nei quartieri medio-alti della classifica è comunque una nota di merito che va attribuita a chi ha operato dietro le quinte con poche risorse a disposizione e a quanti si stanno adoperando per fare in modo che questa stagione alla fine non risulti anonima.

Gli ultimi 90' di Picerno che dovevano dare slancio alle ambizioni dell'undici di Cudini hanno invece restituito la fotografia di un gruppo che ha pochi ricambi a disposizione e che quando perde per strada i suoi trascinatori va in evidente affanno. L'assenza di Di Noia nell’ultima di campionato ne è stata la riprova, chi è stato chiamato a sostituirlo (Odjer) non solo non ha convinto, ma ha data netta la sensazione che il reparto non presenti valide alternative. E allora continuare a privarsi di un giocatore come Frigerio in una fase della stagione in cui gli impegni sono particolarmente ravvicinati e ci sarebbe bisogno dell'apporto di tutti può rivelarsi in prospettiva un grave errore di valutazione. Del quale poi ci si potrebbe amaramente pentire.

Discorso a parte, infine, meriterebbe la scarsa attenzione che il club ha riservato al potenziamento della prima linea, il cui peso oggi grava quasi interamente sulle spalle di Riccardo Tonin, un ragazzo che si è ritrovato titolare quasi per caso dal momento in cui Cudini si è reso conto di non avere valide alternative. Probabilmente alla fine si correrà pure ai ripari, ma non prima di gennaio quando forse sarà troppo tardi e il distacco accumulato dalle prime sarà praticamente incolmabile.

Peccato, perché questo gruppo che l’estate scorsa per fortuna non è stato smantellato pur avendo perso per strada elementi di spessore (Costa, Petermann, Kontek, Di Pasquale e non ultimo Bjarkason), se puntellato con oculatezza avrebbe potuto puntare decisamente molto in alto. E invece così il rischio concreto che si corre è che resti solo una bella incompiuta. Il tempo dirà nel concreto qual è la reale consistenza di un organico che in ogni caso alla fine l’obiettivo playoff non dovrebbe fallirlo, ma nel frattempo serve una reazione di orgoglio. Fin da sabato prossimo nella sfida casalinga con il Sorrento di Maiuri, che naviga sul fondo della classifica e che sembra essere entrato nel tunnel della crisi.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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