Ma la chiesa è sempre al centro del villaggio? O, meglio, e senza tanti giri di parole: Mirko Cudini è sempre saldamente in sella al Foggia? Sono in diversi a chiederselo in queste ore di profonda riflessione, a cominciare probabilmente dalla proprietà, sempre più insoddisfatta dal rendimento della squadra. E non solo. Capita a Foggia di questi tempi, dopo che solo un paio di settimane fa tutto filava liscio come l’olio, al punto che di patron Canonico si erano perse le tracce. Nel senso che, coi rossoneri lanciatissimi in classifica contro ogni previsione, finanche la voce del padrone era finita in naftalina. Troppo bello per essere vero.
E infatti ora che l’effetto-sorpresa pare sia agli sgoccioli e che tutti i nodi stanno venendo al pettine, riecco che i malumori interni tornano d’attualità, alimentati probabilmente dal numero uno del club, che forse intimamente sperava con pochi spiccioli di aver messo su una formazione in grado di ripetere il percorso di quella che l’ha appena preceduta.
Dall’interno, ovviamente, non trapela alcuna indiscrezione rispetto a quello che è il sentimento che prevale, in questo frangente in cui si è accesa la spia si è alzata una fitta cortina di riserbo sull’aria che tira anche dentro lo spogliatoio. La speranza ora però è che l' eliminazione di Coppa di mercoledì sera non acuisca le frizioni. E non finisca con l'avere riverberi negativi anche sul campionato.
Che ad Avellino il Foggia corresse il rischio di ritrovarsi fuori dalla competizione nella quale l'anno scorso si spinse fino alla semifinale era ampiamente nell'aria, visto anche il recente trend di biancoverdi e rossoneri. Anche se poi il 3-1 finale non rispecchia fino in fondo quello che ha detto il match, che senza i due erroracci di Dalmasso avrebbe potuto anche prendere un'altra piega. Viceversa restituisce quello che è il reale valore dei due organici, con l'ago della bilancia che pende nettamente dalla parte irpina, che può fare leva su seconde linee che se non si equivalgono ai titolarissimi comunque ci vanno vicine. A differenza di quanto accade nel Foggia, dove il gap appare piuttosto evidente ed al momento impossibile da colmare.
Al Partenio-Lombardi Cudini, com’era ampiamente prevedibile, ha fatto rifiatare i suoi in previsione del posticipo di lunedì sera di Castellammare di Stabia, a parte Salines e Peralta, poi per il resto a scendere in campo sono stati i rincalzi, a conferma che la priorità era e rimane il campionato. Non c'era nemmeno Schenetti che se n'è stato tutta la partita seduto in panchina, e che alla vigilia nel lanciare segnali distensivi aveva anche sottolineato quanto il frangente attuale sia delicato, e che occorra in fretta una reazione da squadra vera anche alla luce del fatto che l'attuale posizione in classifica non deve trarre in inganno e non deve consentire ulteriori distrazioni. Perché ci vuole poco a ritrovarsi risucchiati all'indietro.
Parole che sicuramente non sono passate inosservate e che suonano come richiamo ad una presa di coscienza da parte di tutto l’ambiente, che probabilmente troppo frettolosamente si era adagiato sugli allori pensando che per contenuti la stagione corrente sarebbe stata molto simile a quella che l’ha appena preceduta.
Errore capitale.
La squadra, alla luce anche della prestazione di Avellino, per quanto sia in affanno non sembra sul piano dell’impegno e dell’applicazione di aver scaricato il suo allenatore, la fiducia nei suoi confronti dunque sarebbe intatta, anche se al contempo ha intuito che nell’ultimo frangente Cudini stia faticando più del previsto a reggere le pressioni che giungono dall’esterno. Nessun ammutinamento, la volontà viceversa sembrerebbe quella di trovare all’interno dello spogliatoio tutti assieme le motivazioni giuste per mettersi alle spalle questo momento particolarmente delicato.
Interessante semmai è capire se Cudini continui a godere ancora della fiducia della proprietà. Che in questo frangente si guarda bene dall’esporsi, anche se poi indirettamente qualche segnale di insofferenza lo lascia trapelare.
In questo clima di incertezza la gara di lunedì sera contro la Juve Stabia se non rappresenta un crocevia della stagione rossonera, in qualche modo servirà a chiarire se si possa parlare di crisi, o più semplicemente di un momento-no, passeggero e quindi destinato prima o poi a finire. Meglio il prima possibile, anche per evitare di indispettire ulteriormente un ambiente che pare non avere alcuna voglia di pazientare. Ecco perchè da oggi converrà pensare solo ed esclusivamente alla gara di lunedì sera, e ad un impegno che inevitabilmente finirà con il togliere il sonno.
Cudini, che anche ad Avellino ha avuto la conferma dell'inconsistenza di alcuni degli elementi che si ritrova in rosa (Tounkara su tutti) ha davanti 72 ore per rimuginare sul da farsi e per metabolizzare l'ultima sconfitta. Che se non ha fatto rumore accresce comunque le tensioni in un gruppo che ha perso le sue certezze e che ora procede a tentoni. Con la prima della classe, ovviamente, non può e non sarà l'ultima spiaggia per il tecnico marchigiano, che ha sempre l'alibi di essere partito in ritardo rispetto a tutti e di non avere a disposizione una rosa completa in ogni reparto. Ma adesso serve tirare fuori gli artigli e reagire.
Che poi il tecnico del Foggia sia sotto osservazione ci può stare, quel nono posto che dopo il derby col Brindisi era terzo grida vendetta, fisiologico che l’eclissi recente dei rossoneri ha finito con l’accendere i riflettori sulla guida tecnica. Anche se una domandina semplice semplice andrebbe rivolta a patron e ds: ma siamo poi proprio così sicuri che questa squadra, così com’è stata concepita in estate abbia davvero tutte le carte in regola per essere protagonista fino in fondo?
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