Tanto solido in difesa quanto evanescente in attacco. È la contraddizione di fondo che sta facendo da leitmotiv alla stagione double-face del Foggia. Con 11 gol all'attivo (al pari di Catania, Giugliano e Brindisi), quello rossonero è l'attacco più "stitico" del raggruppamento meridionale nelle prime 13 giornate di campionato: segnano col contagocce gli avanti a disposizione di Mirko Cudini, viaggiano ad una media di 0.84 gol a partita che la dice tutta sulle difficoltà del reparto avanzato di trovare con continuità la via della rete.
E meno male che la difesa tiene, viceversa la posizione in classifica dei rossoneri piangerebbe e sarebbe oltremodo deficitaria. Cudini le sta provando tutte per trovare una scappatoia che consenta alla sua squadra di mascherare quella che è una pecca endemica che si porta dietro dal mercato estivo, chissà forse anche per questo oltre che a ruotare gli effettivi il tecnico rossonero sta provando anche a cucire un abito diverso ad una formazione che ha il 3-5-2 nel suo dna, e che mostra qualche ritrosia di troppo ad adattarsi ad altri sistemi di gioco.
Lì davanti il tandem d'attacco più utilizzato sinora è quello composto dal tandem Tonin-Peralta, col primo che contro ogni previsione della vigilia viene considerato un titolarissimo, al punto da figurare puntualmente sempre in campo dal 1'. Tonin, come si ricorderà, la scorsa stagione lasciò il Foggia a gennaio perché trovava poco spazio chiuso com’era dagli altri compagni di reparto, ed andò così in prestito secco a Monterosi, dove però continuò a giocare ad intermittenza mettendo a segno fino alla fine soltanto due reti. Oggi, invece, l'attaccante scuola Milan è un inamovibile nello scacchiere di Cudini, e questo la dice lunga sul potenziale offensivo che si ritrova fra le mani il tecnico di Sant'Elpidio a Mare.
Tonin con 4 gol è il bomber scelto del Foggia, nessuno ha fatto meglio di lui, 2 reti le ha segnate Embalo, tutti gli altri sono ancora a secco o perché o giocano quasi mai (vedi Beretta, sempre perseguitato da infortuni o Tounkara che resta un oggetto misterioso, mentre Idrissou è ancora troppo acerbo per ritagliarsi uno spazio in pianta stabile), oppure perché non hanno confidenza con la porta, come nel caso di Peralta, che è adattato da seconda punta nel 3-5-2, ma che per caratteristiche sarebbe più funzionale al 4-3-3.
Ne deriva che il Foggia ha quasi sempre le polveri bagnate, ad oggi non mai ha segnato più di 2 gol nell'arco dei 90' (il 5-0 di Coppa Italia col Sorrento non fa testo perché ottenuto contro una squadra che allo Zaccheria si è presentata zeppa di ragazzini della Primavera 4): è successo quattro volte con Turris, Catania, Monopoli e Brindisi e, allora, come lunedì scorso a Castellammare, per strappare un risultato positivo il povero Cudini ha dovuto aggrapparsi alla saldezza di una difesa che, per quanto abbia perso per strada il suo corazziere Marzupio, riesce spesso e volentieri a mantenere immacolata la porta di Nobile.
I 7 clean-sheet finora realizzati stanno lì a dare ragione ad una difesa che è la terza migliore del girone con 10 gol al passivo, dietro a Juve Stabia (5) ed Avellino (7), e in coabitazione con il Catania.
Quella rossonera è la squadra che sinora ha totalizzato il maggior numero di 0-0 (4 con Virtus Francavilla, Avellino, Benevento e Juve Stabia), le altre gare in cui non è capitolata sono quelle con Giugliano (1-0), Catania (0-2) e Brindisi (2-0). Il Foggia targato Cudini per quanto sul piano squisitamente tattico abbia cambiato poco, è la netta antitesi di quello che lo ha appena preceduto: con Gallo prima e Delio Rossi poi i dauni hanno evidenziato una buona propensione al gol ed una certa fragilità difensiva, l’anno scorso alla fine furono 60 i gol realizzati a fronte dei 44 subiti che ne fecero una delle squadre più eclettiche di tutta la categoria.
Ma da allora diverse cose sono cambiate, la squadra in avanti non può più far leva su attaccanti come Ogunseye (11 centri all’attivo) che inizialmente fu assai criticato, ma che poi diede un contributo fondamentale in zona-gol. In più non può più far leva su centrocampisti gollari come Petermann (7 gol), Frigerio (5) e Bjarkason (2) che nel frattempo o hanno cambiato maglia oppure non rientrano più nei programmi. Inoltre non gode più nemmeno della spinta per linee esterne da un lato di Costa (3 centri) e dall’altro di Garattoni (8 reti, e quest’anno ancora fermo al palo), e che la passata stagione erano unanimemente considerati i due migliori quinti della categoria.
In compenso però la formazione di Cudini si è rinforzata in difesa, e questo nonostante le partenze dolorose di Kontek e di Di Pasquale, avendo nel frattempo trovato in Carillo, Marzupio (fino a quando non si è infortunato) e Salines interpreti eccellenti per la difesa a 3.
Foggia, insomma, non sarà pure più la fabbrica del gol come si era confermata nelle due precedenti gestioni dell’era Canonico, ma sa che per gli avversari non è mai semplice trovare gli spazi nelle maglie difensive per andare in gol. Gli ultimi 90’ del Menti di lunedì scorso sotto questo punto di vista sono stati esemplificativi ad evidenziare come la retroguardia rossonera si conceda pochissime distrazioni: Carillo è stato un baluardo insormontabile sia nell’uno contro uno che nel gioco aereo, Riccardi (che è stato preferito inizialmente a Salines) ha confermato di essere sulla strada del completo recupero sul piano della condizione fisica, mentre Di Noia che ha agito da braccetto di sinistra per la defezione di Rizzo ha mostrato uno spirito di adattamento inusuale in un ruolo nel quale si è ritrovato adattato per la seconda volta in stagione.
Ed anche quando in avvio di ripresa nella cerniera a tre di difesa, Cudini ha perso per strada sia Riccardi che Di Noia, i loro sostituti Salines e Rossi si sono calati a meraviglia nel clima infuocato del match, limitando al massimo le sortite offensive della Juve Stabia. Insomma sarà pure un Foggia che sotto il profilo estetico lascia a desiderare, ma che quando si mette sulla difensiva è davvero un osso duro per tutti.
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