Caserta da un decennio a questa parte è terra di conquista. E’ dal 25 marzo dell’89 che il Foggia al Pinto non va più in bianco, c’era Caramanno quel Sabato Santo in panchina in cui i rossoneri ammainavano per l’ultima volta bandiera bianca (2-1), nel giorno in cui Fratena ci rimetteva una gamba. Dovranno trascorrere 24 anni prima che le due formazioni incrocino nuovamente i loro destini: il 10 novembre ‘13 finisce 0-0, nelle file dei campani tanti volti conosciuti, dagli ex rossoneri Fumagalli, Pezzella, Agodirin e Mancino, per finire a Caturano, oggi al Potenza.
Quindi da quel momento solo vittorie Foggia: 1-2 il 29 novembre ‘12 (Iemmello e Cavallaro su rigore), ancora 1-2 la stagione successiva (doppietta di Iemmello), 1-3 nel ‘17 (doppietta di Mazzeo e Di Piazza) e infine 0-2 nel ‘20-21 (Rocca e Vitale), con Carillo sull’altra sponda al centro della difesa rossoblu.
Il match che però a distanza di 70 anni e passa qua e là torna a riecheggiare quando di mezzo c’è la Casertana è quello della stagione ‘51-52, del 16 dicembre per la precisione. Per una brutta storia mai completamente chiarita. Erano anni complicati per il sodalizio rossonero, che navigava fra alterne vicende fra la C e la IV Serie. Quell’anno a metà luglio la società di via Scillitani, dopo aver sondato la disponibilità dell'ex azzurro Giovanni Ferrari, ufficializza l'ingaggio del tecnico Tony Cargnelli, proveniente dal Bologna. Il suo era un ritorno sulla panchina del Foggia addirittura diciannove anni dopo quella prima, storica promozione in B dei rossoneri. Cargnelli avvicendava Vincenzo Marsico, passato alla Lallo Madami, prima di subentrare a Costantino alla guida del Bari a campionato in corso.
Sul fronte tecnico, invece, erano diversi i satanelli a fare gola ad altri club, primo fra tutti Silvestri. Il vice-capocannoniere del girone con 24 gol, passava all'Arsenaltaranto per una cifra che si aggirò attorno ai 3 milioni. Sul mercato il Foggia non si distinse particolarmente, solo nell'immediata vigilia del campionato l'organico sarà puntellato: dal Livorno arrivò l'ala Candiani, 33enne mancino dal tiro terrificante ed ex stella di prima grandezza di Ambrosiana Inter, Juventus e Milan, campione d'Italia nel '40 con i nerazzurri.
Un giocatore di provata esperienza il cui arrivo fu caldeggiato proprio da Cargnelli, che con l'attaccante originario di Busto Arsizio aveva vinto lo scudetto nella Milano di fede nerazzurra. Fin dalle prime battute si intuirà che l'organico è rabberciato soprattutto in attacco, dove la classe ancora cristallina di Candiani non bastava a risolvere tutti i problemi in zona-gol. Così in campionato il Foggia sarà praticamente anonimo.
La sconfitta casalinga nel derby con il Lecce rappresenterà molto di più di un semplice campanello d'allarme. Ed anche quando in dicembre si provvederà a colmare la lacuna del centravanti, prelevando dal Padova il ventenne Antonio Aiello la sostanza non cambierà. Il 9 dello stesso mese, infatti, arriverà il tonfo casalingo con il Colleferro, e sullo Zaccheria faranno capolino, impietosi, i fischi di un pubblico ormai spazientito. Quella stessa sera si riunirà il Consiglio Direttivo che, dopo una lunga seduta protrattasi fino a notte fonda, rassegnerà le dimissioni. Commissario straordinario sarà allora nominato Antonio Frezza, che in tutta fretta licenzierà Cargnelli assumendo alla conduzione tecnica della squadra Cesare Migliorini.
Il Foggia avrà una reazione d'orgoglio, la domenica successiva arriverà il successo di Caserta che sembra riportare il sereno, e invece sarà proprio quella gara che spalancherà la crisi in casa foggiana. Il match finirà sotto inchiesta per un tentativo di corruzione effettuato ai danni dei campani: inizialmente la società dauna sembrò estranea alla vicenda, il calciatore casertano Scarpellini rivelerà di essere stato avvicinato alla vigilia della partita dall'allenatore Brioschi che gli propose di addomesticare la gara. Il portiere campano sul momento fingerà di stare al gioco, ma successivamente denuncerà l'accaduto agli organi federali. Inevitabile scatta l'inchiesta.
Il 27 dicembre la Lega Nazionale sancirà la retrocessione del Foggia all'ultimo posto in classifica a 0 punti, verrà data partita vinta a tavolino alla Casertana (2-0) e comminata la squalifica a vita il tecnico Brioschi, tesserato per la Paganese. Nel Foggia scoppierà il caos, il 5 febbraio la Commissione d'Appello si riunirà a Roma per discutere il reclamo inoltrato dal club rossonero e il giorno seguente delibererà: “Considerato che dall'esame dei documenti e dalle risultanze dell'inchiesta appaiono inattendibili le argomentazioni del Foggia, che ne deve subire tutte le conseguenti sanzioni previste, per cui se ne respinge il reclamo”.
Veniva dunque confermato il primo verdetto, i rossoneri restarono ultimi in classifica. Il 13 febbraio sarà inoltrato un altro ricorso alla Caf nel quale verranno addotte nuove prove, ed il 5 marzo, ritenendo che i nuovi elementi potevano far nuova luce su tutta la vicenda, ogni decisione sarà rinviata alla Lega. In un clima di totale incertezza, il cammino della squadra in campionato non potrà che essere altalenante.
Migliorini farà ciò che può, ci sarà un momento nel girone di ritorno in cui i satanelli infileranno anche sette risultati utili consecutivi, ma i 14 punti di penalizzazione sono un macigno dal quale sarà impossibile divincolarsi. Il Foggia chiuderà così al terzultimo punto a 20 punti con un'unica amara consolazione: anche senza il grave handicap del -14 la stagione successiva avrebbe partecipato ugualmente alla IV Serie, per via della ristrutturazione dei campionati. Solo infatti piazzandosi nei primi quattro posti si sarebbe evitata l'onta di quella che, a tutti gli effetti, resta una retrocessione conseguita sul campo.
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