Foggia, son numeri da comprimaria: per ambire al salto di qualità servirà ricorrere al mercato di riparazione

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Più di 1/3 del campionato è alle spalle (per la precisione: 2/5). In 15 partite il Foggia ha messo insieme 21 punti, frutto di 5 vittorie e 6 pareggi. Ha battuto – nell’ordine – il Giugliano, il Catania, la Turris, il Brindisi e l’ACR Messina, tutte squadre di medio-bassa classifica.

Ha perso a Taranto, Crotone e Picerno così come con il Latina (allo Zaccheria, venerdì scorso), affrontando tutte formazioni che – attualmente – gli sono davanti in classifica. Tra i pareggi, spiccano quelli di Castellammare (in casa della capolista) e di Avellino, oltre a quello interno col Benevento: contro 3 “big” del campionato (dovendo considerare “grande” anche la sempre più sorprendente Juve Stabia, per meriti acquisiti sul campo).

Meno rilevante è stato quello di Monopoli e ancor meno quelli – ottenuti dinanzi ai propri tifosi – con V. Francavilla e Sorrento, considerati a tutti gli effetti mezzi passi falsi. Dopo l’ottava giornata, il Foggia era al secondo posto (sia pure in compagnia di Latina e Benevento). Faceva sognare.

Ora è scivolato indietro, a centro-classifica (e sembra guardare più alle spalle che davanti, dove la Juve Stabia è ormai lontana: 11 lunghezze). Nelle ultime 7 partite ha battuto solo l’ACR Messina e ha messo insieme appena 6 punti. Così c’è chi teme, addirittura, di poter vivere incubi (anche se la zona play out è – per il momento – a distanza di sicurezza).

La media della squadra di Cudini è di 1,4 punti/partita. Continuasse così, finirebbe il torneo con 53 punti. Nello scorso campionato sarebbero stati sufficienti per chiudere all’ottavo posto nel girone C. Come si vede, non c’è motivo – al momento – per allarmarsi eccessivamente. E neppure per essere delusi più di tanto. Entrare in zona play off (finendo il campionato fra le prime 10), è obiettivo largamente alla portata di Garattoni e compagni. Obiettivo che – per di più – appare a molti “dignitoso” (vero, Presidente?).

A meno che non si pensasse che l’organico messo dalla società a disposizione dell’allenatore potesse davvero competere per i primi posti (come ci si illudeva sino a poco tempo fa). E che, dunque, Cudini (che qualche errore, indubbiamente, l’ha commesso) e i suoi ragazzi stiano performando molto al di sotto del loro valore.

Ma basterebbe contare i gol segnati fin qui dagli attaccanti rossoneri per rendersi conto di quanto la rosa sia incompleta per poter ambire in alto (come pure – nel recente passato – ha saputo fare il club rossonero). In tutto sono 7: 4 realizzati da Tonin, 2 da Embalo e 1 da Peralta. Beretta e Tounkara non sono ancora entrati nel tabellino dei marcatori, al pari del giovane Idrissou. Quanto al baby Brancato, deve ancora fare il suo esordio. E per recitare da protagonista in campionato servono i goleador.

Ricordate il Foggia di De Zerbi? E quello di Stroppa? L’uno aveva in attacco Iemmello, l’altro Mazzeo: il primo realizzò 24 reti (‘15/16), il secondo 21 (‘16/17). Nella passata stagione – conclusasi con la delusione di Lecco – il Foggia riuscì a sopperire alla mancanza del bomber (Ogunseye, miglior realizzatore, non andò oltre le 11 segnature) grazie alla “cooperativa del gol” costruita da Gallo e perfezionata da Rossi: alla fine furono 18, i marcatori rossoneri.

Quest’anno sono andati a segno – finora – in 7. Sono decisamente pochi. I numeri non mentono mai, e nel caso specifico del Foggia restituiscono l'immagine di una formazione che, così com'è e senza i dovuti correttivi ed aggiustamenti, è destinata a recitare il ruolo di semplice comprimaria.

Il fatto che i rossoneri ad oggi delle squadre che la precedono in classifica abbiano battuto solo il Catania (che peraltro solo nell’ultimo weekend ha sopravanzato il Foggia), pareggiato con Avellino, Benevento e Juve Stabia e perso con Picerno, Latina, Crotone e Taranto, conferma che la qualità dell'organico che si ritrova fra le mani Cudini non è di primissimo livello, o comunque non adeguato per competere fino in fondo per un risultato significativo. Il tecnico marchigiano continua ad arrabattarsi e a fare di necessità virtù spesso (e volentieri) rivoltando la minestra e incorrendo negli inevitabili strali della critica che gli rimprovera i troppo frequenti cambi di modulo.

Ma è ovvio che la coperta è corta, e che per sperare di risalire qualche posizione in classifica si rende necessario ricorrere al mercato di riparazione. Per il momento però tutto tace, e non si comprende ancora quale sarà la strategia che il club metterà in campo nell’ormai imminente gennaio, Canonico non si sbilancia ed ogni discorso dunque andrà rivisto a tempo debito.

Anche se è chiaro che i tempi sono maturi per un primo orientamento di massima che avrà sicuramente già portato la dirigenza alla definizione della "lista della spesa". Servono rinforzi, e di qualità, senza però dimenticare che in rosa ci sono degli esuberi di cui il club dovrà tenere conto per alleggerire il budget.

Almeno 3-4 elementi attualmente in organico potrebbero cambiare aria (Cucchietti, Odjer, Vacca e Beretta?), anche se non sarà semplice trovar loro una nuova sistemazione.

C’è poi da definire la vicenda Frigerio che non si sa che piega prenderà, cioè se il giocatore concluderà in rossonero la stagione prima di volare verso altri lidi in scadenza di contratto, o se invece fin da gennaio troverà un acquirente. Il che consentirebbe al Foggia di monetizzare. In entrata servono con urgenza almeno tre pedine (un centravanti, un altro difensore centrale ed un esterno sinistro di fascia, anche se non guasterebbe pure un centrocampista dai piedi buoni.

L'esperienza della scorsa stagione insegna che, muovendosi con oculatezza (e per tempo) si possono acquisire quei puntelli necessari per svoltare. Bisognerebbe capire però cosa ne pensa la proprietà in proposito...

(Ha collaborato Massimo G. Marsico)

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