Si fosse giocata allo Zaccheria questa partita, sarebbe stato molto diverso. A Foggia Vincenzo Cangelosi, oggi timoniere della Casertana dei miracoli, è di casa, ha sposato una foggiana e i due figli sono nati nel capoluogo. Sfidare la squadra che prima gli ha regalato l'ebbrezza del debutto in C e che poi lo ha svezzato come allenatore, per giunta lì dove Zemanlandia ha mosso i primi passi, gli avrebbe procurato scariche di adrenalina allo stato puro. Al Pinto, invece, sarà più agevole attutire l'emozione della prima volta.
In ogni caso però il Foggia che lunedì sera proverà a sbarrare la strada alla sua squadra per Cangelosi non sarà un avversario come un altro. Questione di cuore. I rossoneri li ha già affrontati sull'altra sponda quando era il vice di Zeman alla Lazio prima e al Pescara poi. Ma adesso che siede sulla panchina della Casertana è tutta un’altra storia, non foss’altro perché la responsabilità della prima squadra adesso grava tutta sulle sue spalle. E pensare che a Foggia Cangelosi è andato ad un passo dall’inaugurare la sua carriera di allenatore, avvenne durante la presidenza Felleca, quando il club era ancora in bilico tra la Serie C e la Serie D.
Il club rossonero che in piena emergenza Covid-19 sperava nel ‘21 in un ripescaggio a spese del Bitonto inquisito, si stava guardando attorno per individuare a chi affidare la panchina per il dopo-Corda. E le attenzioni per qualche settimana si incentrarono sullo storico vice allenatore di Zdenek Zeman, che poteva tornare in Puglia dopo 9 anni e dopo i fasti di Zemanlandia tra fine anni '80 e inizi '90. Dopo aver seguito l'allenatore boemo in tutte le sue precedenti esperienze, poteva avviare la sua carriera di allenatore in prima a Foggia. Lì dove tutto era cominciato.
In quel preciso frangente parevano esserci tutte le condizioni per un epilogo che avrebbe avuto tanto un sapore romantico, ma quando Felleca seppe che l’allenatore palermitano era in cima alla lista dei preferiti di Raffaello Follieri, che aveva provato a soffiargli il Foggia dalle mani del sindaco subito dopo il fallimento, preferì puntare su altri nomi. E così Cangelosi si vide costretto a tornare in rossonero, ma ancora da secondo, quando tre stagioni fa Canonico non si sa come sarebbe riuscito a convincere Zeman a tornare sulla panchina rossonera per la quarta volta in carriera.
Ora però l’allievo sta facendo meglio del maestro. E alla tenera età di 60 anni, alla guida della Casertana dove è approdato in corsa e in Serie D la stagione scorsa, sta mostrando di aver appreso bene i trucchi del mestiere dal tecnico boemo, che viceversa a Pescara sta stentando. La vita calcistica di Cangelosi ha visto procedere parallele la carriera dell’ex portiere rossonero nei primi anni Ottanta, a quella del tecnico di Praga.
Legati da una incrollabile amicizia, ancor prima che da un solido rapporto professionale che va avanti da oltre trent’anni. Prima o poi però doveva succedere, Cangelosi dopo tanto tempo passato all’ombra di un personaggio così ingombrante ha scelto di mettersi in proprio. Perché prima o poi arriva il momento in cui senti di doverti mettere in discussione per capire quanto realmente vali. E se hai davvero la stoffa dell’allenatore.
Proprio così, non deve essere stato molto diverso il ragionamento del tecnico siciliano che qualche domanda se la sarà fatta, e che dal tenore delle risposte ha sentito il bisogno di mettersi alla prova. Abbracciando un progetto non proprio semplice come quello prospettatogli dalla Casertana, che un anno fa di questi tempi navigava nel mare tempestoso della D e che si ritrovava a distanza siderale dalla vetta. Si è aggrappato al “canonico” 4-3-3 Cangelosi, che ha avviato una incredibile rincorsa che ha portato la formazione campana fino ai playoff, passaggio obbligato la scorsa estate per essere ripescati in C. Il salto di categoria è stato indolore, la Casertana continua a stupire e l’attuale quarto posto in classifica, a soli cinque punti dalla vetta è la conferma della bontà del lavoro che sta svolgendo colui che un tempo era stato bollato come l’eterno secondo di Zeman.
Anche i binomi che apparentemente sembrano indissolubili sono prima o poi destinati a finire: tutto ebbe inizio dall’89 e dal miracolo Foggia, passando successivamente attraverso la Lazio e la Roma all’apice della parabola zemaniana, per arrivare alle parentesi meno fortunate di Avellino, Lecce e Stella Rossa, fino a Pescara e ad un nuovo exploit, seguito quindi dal ritorno alla Roma, prima di Cagliari, Lugano, ancora Pescara (andata e ritorno) e Foggia. Per l’ultimo strappo prima che le strade si separassero definitivamente.
Cangelosi infatti ha preso in mano le redini della sua carriera, ed ora sta vincendo la sua personale scommessa. Sulla panchina della Casertana, la squadra contro la quale, per una curiosa coincidenza, il 27 maggio dell’87, ormai 34 anni fa, bagnò il suo debutto ufficiale in C indossando la maglia del Foggia.
Sdengo non c’era più, aveva pagato con l’esonero l’accordo con il Parma per la stagione successiva, fu Roberto Balestri a regalargli l’esordio dal 1’, si giocava di mercoledì perché la domenica prima a Foggia si era registrato un evento senza precedenti: la visita del Papa. In quella che resta l’unica visita di un Pontefice nel capoluogo. Giovanni Paolo II, accompagnato da mons. De Giorgi e dall’allora sindaco Petrino, celebrò la Santa Messa all’aeroporto Gino Lisa mentre la sera, in uno Zaccheria affollatissimo, volle incontrare i giovani come avrebbe fatto tantissime altre volte durante tutto il suo pontificato.
Tre giorni più tardi il Foggia liquidava la pratica Casertana con il più classico dei punteggi: 2-0. E con Cangelosi in porta. Un’autorete di Feola dopo 7’ e il guizzo di Pidone all’85’ sarebbero valsi la vittoria, in quell’undici rossonero c’era anche Delio Rossi, che a giugno scorso è andato ad un passo dal regalare il sogno della B. Dall’altra parte un foggiano doc con la 10 sulle spalle, Tonino Genzano, che con la maglia della squadra della sua città non ha mai esordito.
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