Mai visto un derby più al buio di questo enigmatico Cerignola-Foggia. Che presenta più di un lato oscuro, e che per giunta arriva nel momento peggiore delle due formazioni: di là una squadra che spesso e volentieri litiga con la vittoria e che con Tisci in panchina fatica a trovare la sua reale dimensione; di qua invece ce n'è un'altra che, per scelta, ha appena rispedito a casa il suo allenatore, e che adesso si aggrappa ai suoi veterani per ritrovare la strada maestra. Stasera al Monterisi (ore 20.45) va in onda la sfida fra deluse, gialloblù e rossoneri sono appaiati in classifica in dodicesima posizione,
incapaci al momento di lottare per le posizioni di vertice, sembrano decisamente lontani i giorni in cui questa sfida oltre alla leadership provinciale in palio c'erano il prestigio e la supremazia di Capitanata.
Viaggiano a fari spenti Cerignola e Foggia, che sono solo la copia sgualcita delle formazioni che appena una stagione fa erano applaudite protagoniste in campionato. Ma se nel centro ofantino non si dispera, perché il progetto tecnico è saldo e comunque proiettato nel futuro, da queste parti si annaspa e si teme che la crisi di risultati in cui si è infilato il Foggia sia propedeutico all'inizio della fine. Già, perché alle oggettive difficoltà di una squadra che palesa evidenti limiti, si aggiunge anche una situazione societaria ingarbugliata che non lascia spazio all’ottimismo.
A Cerignola attendono la rivincita da otto mesi, precisamente da quella notte da incubo del 22 maggio scorso che mandò in frantumi il sogno dell'undici di Pazienza. Quel giorno le due squadre si lasciarono coi lucciconi agli occhi nel tripudio di uno Zaccheria che non credeva ai propri occhi: l'eliminazione dalle semifinali playoff stava per compiersi contro ogni previsione, al minuto 78 i rossoneri erano avanti di un gol con Schenetti, insufficiente però per blindare il passaggio del turno.
Niente e nessuno pareva in grado di ribaltare il 4-1 del match di andata, e invece in soli 3’ si sarebbe compiuto il prodigio, prima Frigerio al 93’ e poi Kontek all'ultimo respiro al 96’ avrebbero dato corpo alla rimonta e mandato all'inferno l'Audace.
Vendetta, tremenda vendetta reclama allora stasera il Cerignola, che freme dalla voglia di riservare lo stesso trattamento agli odiati cugini, ma che sa di dover fare molta attenzione, perché il Foggia è ferito, è reduce da una settimana di passione, e farà l'impossibile per tornare a casa con un risultato positivo.
Tisci in primis sa di giocarsi molto in questi 90' che possono diventare il crocevia di stagione per gli ofantini: vincere significherebbe dar forza ad una squadra che finora colpevolmente ha lasciato troppi punti per strada, non può essere questa la dimensione di un organico che rispetto ad un anno fa ha fatto un ulteriore salto di qualità nell’ottica di migliorare il piazzamento della passata stagione e di consacrarsi fra le big del girone. Ecco perché perdere stasera vorrebbe dire infilarsi in una preoccupante crisi che potrebbe portare anche a clamorosi risvolti.
Il Foggia, che il suo ribaltone lo ha già fatto ma che non ha ancora scelto il successore di Cudini, ha dal suo canto l'obbligo di rialzarsi nell'immediato, sette punti nelle ultime 9 la dicono tutta sull’involuzione di un gruppo che strada facendo ha perso le sue certezze. Ma sono anche il chiaro sintomo degli errori commessi a monte, quando si è lasciato troppo spazio all’improvvisazione. E che d'amble' non si possono cancellare con un colpo di spugna, optando per l’esonero di un allenatore che non deve considerarsi come l’unico responsabile di quella che rischia di trasformarsi in una stagione fallimentare.
No, l'allontanamento di Cudini non può essere il rimedio di tutti i mali, il Foggia che per la seconda volta in un anno si presenta ad una gara che per ovvie ragioni campanilistiche non può considerarsi come le altre in autogestione e senza una guida tecnica rappresentativa, è il segnale di una preoccupante involuzione che un club come quello rossonero non può assolutamente permettersi.
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